Odile Sankarà,Paesi Africa lavorino su povertà intellettuale

A evento Amref figlia cameriera Eduardo, lui difendeva mia madre

18 dicembre, 14:06

(ANSAmed) Napoli, 1 dic - "Chi sfrutta l'Africa in Africa è lo stesso che sfrutta gi africani qui in Europa. Ma non accuso solo gli Stati occidentali. I nostri Paesi devono creare un territorio fertile. Non ci può bastare, nel continente africano costruire solo beni materiali bisogna lavorare sulla povertà intellettuale, sulla costruzione delle capacità". Lo ha detto Odile Sankarà, artista africana e sorella del leader burkinabè Thomas Sankarà, rivolgendosi agli esponenti dell'associazionismo e della società civile a Napoli nel corso dell'incontro pubblico "L'arte dell'integrazione" organizzata da Amref a Napoli per la Giornata internazionale dei migranti, nella Fondazione Eduardo De Filippo. L'iniziativa fa parte del progetto "Voci di confine", ed è organizzata in collaborazione con Le Reseau, Maestri di Strada Onlus e Fondazione Eduardo De Filippo.

L'evento è stato pensato per dare voce alle periferie, agli angoli del mondo, ai territori, come quello di Napoli, e alle frontiere dell'educazione e della cultura. "Nella Giornata dei migranti - spiega Roberta Rughetti, Direttrice Programmi di Amref Health Africa in Italia - ci sembra ancora più urgente e necessario discutere di come rovesciare gli stereotipi su questo fenomeno. Voci di confine si è posto come obiettivo proprio la narrazione dei migranti a partire dalle esperienze dirette, dai numeri e dalle storie delle persone. Napoli, da sempre crocevia di culture, è il luogo ideale in cui tornare a parlare di un tessuto sociale accogliente e aperto: le migrazioni come risorsa e occasione di dialogo".

E tra i racconti è emerso quello di Mehret Tewolde, donna eritrea che ha vissuto per anni con Eduardo De Filippo, presso cui lavorava sua madre: "Sono quello che sono grazie a mia madre - ha raccontato - ma grazie anche ad Eduardo De Filippo. La sua casa dove mia madre, Eritrea come me, ha lavorato per anni è stato il mio primo rifugio, la mia prima casa. Eduardo è stato per me un maestro di vita. Tanti gli aneddoti che hanno fatto crescere in me la dignità e l'amore per me stessa. C'era chi veniva a casa di Eduardo ed esordiva, vedendo mia madre, "ti sei messo in caso una nera". Lui oltre a sgridarlo pretendeva che chiedesse scusa, non tanto a lui ma a noi. Un'altra volta, quando le guardie impedirono a me e mia madre di recitare con lui, di ritorno a casa, mi chiese scusa. "Scusa per il mio popolo" disse. Non ho parlato di questa storia per pudore, poi grazie ad Amref e a Voci di Confine ho deciso che era il momento. Sono tempi difficili per il diverso, di lotte sui temi dei migranti. Non potevo più stare in silenzio".

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