Violenza e traumi,arriva etnopsicologia per donne migranti

A Napoli progetto di assistenza che parte da diverse culture

03 aprile, 10:09

(ANSAmed) - NAPOLI, 3 APR - "Le donne migranti sono il cuore della discriminazione di genere, ci narrano di maltrattamenti eterogenei, ci sono le donne dell'est impegnate a lavorare come badanti senza libertà di uscite e poi c'è o sfruttamento sessuale delle donne nigeriane, anche quelle accolte nei Cas che però vengono costrette di giorno a prostituirsi". E' un quadro durissimo quello dipinto da Tania Castellaccio, responsabile dell'area accoglienza donne della cooperativa Dedalus che mette in campo a Napoli un servizio di etnopsicologia per assistere le donne immigrate tenendo conto della formazione culturale del loro luogo di origine. Il progetto di chiama Masarat, è finanziato dal dipartimento delle pari opportunità della Presidenza del Consigio dei Ministri attraverso un bando vinto a Napoli da Dedalus e dall'associazione Frantz Fanon che cureranno dal punto d vista psicologico le donne straniere in difficoltà, vittime di soprusi, violenze, discriminazioni e sfruttamento. Le terapie psicologiche si svolgeranno al Palazzetto Urban, messo a disposizione dal Comune di Napoli ogni venerdì prenotando all'indirizzo centromasarat@coopdedalus.org. "Le donne immigrate - spiega Castellaccio - spesso non conoscono i servizi di contrasto a disposizione e a volte subiscono senza poter denunciare. Donne nigeriane sempre più giovani si trovano al centro di sfruttamento sessuale anche se incluse nei sistemi di accoglienza garantiti dallo Stato. Molte ci raccontano di violenze subite nel paese di origine, nel viaggio, in particolare in Libia, e anche durante la permanenza nei Cas e nei Cara quasi in una collusione tra l'accoglienza dello Stato e un sistema criminale di sfruttamento sessuale. Le ragazze dormono nei centri di accoglienza e al mattino vanno nelle connection house dove vengono sfruttate sessualmente, fanno i soldi per i criminali che le hanno portate qui e tornano a dormire nei cas, per questo l'accoglienza rischia di colludere con lo sfruttamento". Il Comune di Napoli ha confermato il suo impegno per i migranti dando la sede al progetto Masarat: "Per le donne immigrate - spiega l'assessore con delega con delega all'immigrazione e alle politiche di integrazione sociale dei migranti - serve un approccio dedicato e una presa in carico mirata. Con la collaborazione dell'associazione Fanon abbattiamo la distanza linguistica e usiamo lo stesso metro culturale per consentire alle donne di aprirsi e superare il disagio in cui si trovano". E se in Italia dilaga la polemica per la discrimininazione e la violenza sulle donne italiane, Marmorale ricorda che le donne immigrate "sono un passo dietro delle donne italiane, in termini salariali, di contratti, di possibilità occupazionale, di sfruttamento. Sono vittime della loro condizione e di essere migranti e soggette a percorsi difficilissimi di regolarizzazione e anche di riuscire sempre più difficilmente svincolarsi dal lavoro di cura a cui sembrano essere destinate e poter accedere alla vasta gamma di professioni offerte dal mercato". L'assistenza alle donne migranti arriverà anche grazie all'esperienza dell'Associazione Fanon, di Torino: "Abbiamo cominciato nel 1996 - spiega Roberto Beneduce, antropologo dell'Università di Torino e membro del centro Fanon - occupandoci di accogliere immigrati, rifiugiati, richiedenti asilo e vittime di tratta. Il nostro progetto terapeutico è fondato sull'etnopsicologia, pone attenzione alle molteplici appartenenze culturali e religiose dei pazienti, adattando gli strumenti terapeutici, senza dimenticare come certe vicende fanno a pezzi corpi e menti, quindi con grande attenzione ai traumi, la cultura e l'infanzia". Il metodo usato da Fanon si basa di "un gruppo di lavoro - spiega Beneduce - composto da antropologi clinici, psichiatri con esperienza in antropologia, psicologi che hanno fatto dottorati in antropologia. Persone che hanno due o tre competenze. Diamo anche attenzione alle sorgenti di sofferenza e violenza anche quelle istituzionali, ad esempio l'indifferenza dei servizi pubblici". Il progetto è partito da una settimana e, spiega Simona Marino, consigliera del sindaco di Napoli per le pari opportunità, "ha già in cura 9 donne, in maggioranza provenienti da paesi subsahariani ma contiamo di aprirlo a più donne possibili". (ANSAmed).

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