Pellegrino Artusi - come ricorda il catalogo della mostra - nacque a Forlimpopoli, nel cuore della Romagna, il 4 agosto 1820, unico maschio dei 13 figli di Agostino e Teresa Giunchi.
Gli Artusi sono farmacisti e il giovane Pellegrino, avviato a seguire le orme del padre, compie studi discontinui, con interessi prevalentemente letterari. Nel 1851, dopo l'irruzione a Forlimpopoli della banda del "Passatore", il brigante Stefano Pelloni, la famiglia Artusi si trasferisce a Firenze. Nella sua casa in piazza d'Azeglio 25, Pellegrino coltiva le sue passioni, da cui nascono (prima della "Scienza in cucina e l'Arte di mangiar bene") una biografia di Ugo Foscolo e un commento alle lettere di Giuseppe Giusti. In quella casa vivrà fino al 30 marzo 1911, giorno della sua morte. Pellegrino Artusi, liberale moderato e patriota convinto, progetta il suo ricettario come contributo alla costruzione di una cultura nazionale, incidendo nel profondo della quotidianità degli italiani. Il suo sguardo si muove in un orizzonte ampio, che supera il particolarismo cittadino o regionale dell'editoria gastronomica ottocentesca. Se l'asse principale della Scienza in cucina è ancorato alla Toscana e all'Emilia-Romagna, l'essenza della cucina nazionale viene recuperata attingendo, per conoscenza diretta o tramite il contributo del suo pubblico, alle tante e diverse cucine locali italiane. La realizzazione del progetto è incompleta e discontinua, ma lucida e chiara è la volontà con cui Artusi vuole dar conto della ricchezza gastronomica del Paese appena unito. Da questo punto di vista, la coincidenza fra il centenario artusiano e il 150.mo anniversario dell'unità d'Italia appare estremamente suggestiva.
(ANSAmed).

