Mostre: Roma,il mondo interiore negli scatti di Eugen Bavcar

Fino al 25/3 al Museo in Trastevere foto artista non vedente

19 gennaio, 10:40

(di Cristiana Missori) (ANSAmed) - ROMA, 19 GEN - "L'uomo con il martello, diceva un celebre inglese, vede chiodi ovunque. Io non sono che un artista che cerca di vedere ovunque delle immagini, anche se queste gli sono proibite". In questo aforisma dello scrittore, poeta e conferenziere sloveno Eugen Bavcar si trova la chiave di lettura per comprendere la sua fotografia, realizzata malgrado gli manchi la vista. Mettendo piede nelle sale del Museo di Roma in Trastevere, dove ieri sera è stata inaugurata la sua personale 'Il buio e' uno spazio', il visitatore dovrebbe entrare scevro da qualsiasi sovrastruttura o preconcetto. I 45 scatti esposti non possono essere infatti giudicati sotto il profilo tecnico, ma devono essere considerati espressioni concettuali. Nato in Slovenia nel 1946, all'eta di 12 anni Bavcar perde completamente la vista. Cio' non gli impedisce di laurearsi in filosofia alla Sorbona di Parigi, dove tutt'ora vive facendo la spola con la Slovenia, e di diventare uno degli esponenti di punta della cultura europea. Inutile chiedergli come fotografa.

Lui stesso, troppe volte, è costretto a rispondere con un'altra domanda: "Piuttosto perche' fotografo?". Egli stesso si definisce un artista concettuale. "Le mie fotografie - afferma - esistono in uno spazio particolare: nelle mie gallerie interiori che visito spesso grazie all'aiuto del mio terzo occhio". Le immagini che restituisce rappresentano il suo mondo interiore che egli riesce a tirare fuori grazie alla fantasia e all'aiuto di alcune persone che gli sono vicine. In particolare la nipote - sua musa in diversi scatti - e la sorella, che, prive di sovrastrutture, lo guidano nel suo lavoro. Sovrapponendo una serie di negativi, Bavcar realizza delle immagini surreali che fanno proprio della luce, la vera protagonista delle sue opere.

Volgari fotomontaggi si potrebbe pensare. E invece non è cosi'.

Ognuna di esse rimarca una volta di più quanto guardare e vedere siano due concetti estremamente diversi. "Le opere - racconta entusiasta la curatrice della mostra, Enrica Vigano' - prendono forma dai suoi ricordi e dalle suggestioni evocate dal mondo circostante". Le sue fotografie hanno il profumo della Slovenia ed esprimono il ricordo di spazi, luci e forme della sua infanzia. Tra le serie di scatti in mostra - realizzati tra gli anni'80 e il 2010 - i piu' sorprendenti, sottolinea la Vigano', ''sono 'Carezza di luce' e 'Vista fertile'''. Autoritratti, nudi, giochi di luce, tutti rigorosamente in bianco e nero. Foto inedite sono invece quelle a colori. "Queste fotografie - scrive Bavcar - esistono per voi, che a vostra volta me le descrivete: in tal modo esse possono esistere per me". La mostra, che da oggi apre al pubblico, chiudera' i battenti il 25 marzo prossimo. (ANSAmed).

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