Lui stesso, troppe volte, è costretto a rispondere con un'altra domanda: "Piuttosto perche' fotografo?". Egli stesso si definisce un artista concettuale. "Le mie fotografie - afferma - esistono in uno spazio particolare: nelle mie gallerie interiori che visito spesso grazie all'aiuto del mio terzo occhio". Le immagini che restituisce rappresentano il suo mondo interiore che egli riesce a tirare fuori grazie alla fantasia e all'aiuto di alcune persone che gli sono vicine. In particolare la nipote - sua musa in diversi scatti - e la sorella, che, prive di sovrastrutture, lo guidano nel suo lavoro. Sovrapponendo una serie di negativi, Bavcar realizza delle immagini surreali che fanno proprio della luce, la vera protagonista delle sue opere.
Volgari fotomontaggi si potrebbe pensare. E invece non è cosi'.
Ognuna di esse rimarca una volta di più quanto guardare e vedere siano due concetti estremamente diversi. "Le opere - racconta entusiasta la curatrice della mostra, Enrica Vigano' - prendono forma dai suoi ricordi e dalle suggestioni evocate dal mondo circostante". Le sue fotografie hanno il profumo della Slovenia ed esprimono il ricordo di spazi, luci e forme della sua infanzia. Tra le serie di scatti in mostra - realizzati tra gli anni'80 e il 2010 - i piu' sorprendenti, sottolinea la Vigano', ''sono 'Carezza di luce' e 'Vista fertile'''. Autoritratti, nudi, giochi di luce, tutti rigorosamente in bianco e nero. Foto inedite sono invece quelle a colori. "Queste fotografie - scrive Bavcar - esistono per voi, che a vostra volta me le descrivete: in tal modo esse possono esistere per me". La mostra, che da oggi apre al pubblico, chiudera' i battenti il 25 marzo prossimo. (ANSAmed).

