Liquid Violence,arte attivista denuncia confine Mediterraneo

Installazione di Forensic Oceanography al festival Short Theatre

08 settembre, 16:03

(ANSAmed) - ROMA, 08 SET - (di Stefano Intreccialagli) (ANSAmed) - ROMA, 8 SET - Una installazione artistica "attivista", che fornendo dati scientifici in inchieste e azioni legali, materiali video-fotografici, mappe digitali, vuole gettare una nuova luce su cosa accade sulle rotte migratorie del Mediterraneo, e stimolare uno sguardo critico sul fenomeno della "militarizzazione" e sulle tragedie del Mare Nostrum. È questo l'obiettivo di Liquid Violence, video installazione che dall'8 al 12 settembre sarà visitabile al Mattatoio di Roma, nell'ambito della 15ma edizione del festival internazionale di creazione contemporanea Short Theatre. L'installazione è realizzata da Forensic Oceanography, progetto di ricerca artistica con sede alla Goldsmiths University of London, che unisce aspetti dell'arte con le analisi scientifiche e giuridiche per portare avanti ricerche sul fenomeno del 'confine Mediterraneo'.

"Si chiama Liquid Violence perché le acque del Mediterraneo sono state trasformate in un mezzo letale, e con questi lavori, cerchiamo di dimostrare che alla base delle morti in mare ci sono delle decisioni politiche ben precise", racconta ad ANSAmed Lorenzo Pezzani, ricercatore e codirettore di Forensic Oceanography. L'installazione è costituita principalmente da quattro video che raccontano quattro casi di naufragio diversi nel Mediterraneo. Oltre ai video, si può visitare una sala archivio con interviste sulle quali si basano le indagini, e una timeline che narra le vicende del Mediterraneo negli ultimi dieci anni.

"Sono quattro indagini, a cavallo tra la ricerca accademica, il giornalismo investigativo e le arti visive, che sono state condotte dal 2011 fino all'anno scorso", spiega il ricercatore.

"Tracciano la storia di ciò che è accaduto nel Mediterraneo negli ultimi 10 anni, iniziando con le Primavere Arabe e quel momento di rottura delle frontiere, in cui le persone si sono riappropriate del diritto alla mobilità, fino ad arrivare ai giorni nostri, che marcano la chiusura ideale di un ciclo, con attraversamenti tornati ad essere estremamente difficili, sbarchi sempre più difficoltosi, respingimenti e tanti morti in mare".

Secondo il ricercatore, le indagini "tracciano un percorso, e vanno ognuna a indagare una violenza di confine diversa, per capire quali sono le condizioni strutturali, politiche, sociali, che hanno portato alla morte di migliaia di persone nel Mediterraneo", gettando una luce su questi eventi.

Parlando dell'aspetto proprio dell'arte performativa, l'installazione vuole poi far riflettere sull'evoluzione "estetica" del confine Mediterraneo. "Il nostro lavoro pone in particolare l'accento sul cambiamento che c'è stato con l'arrivo delle ong in mare. Nei nostri primi lavori del 2012 e 2013, abbiamo dovuto spesso affidarci a immagini satellitari, sistemi di tracciamento remoto delle navi e dati che spesso sono parte della stessa sorveglianza delle migrazioni", sottolinea Pezzani.

"Con l'arrivo delle ong, questo cambia radicalmente, e i nostri lavori ne risentono, perché le organizzazioni hanno permesso di gettare uno sguardo e svelare in maniera più precisa e puntuale quello che stava succedendo nel Mediterraneo, come nel caso dei respingimenti e dei naufragi".

Riflettendo su quanto sta accadendo oggi nel Mediterraneo, "dal 2017 in poi stiamo assistendo a un processo di violenta chiusura" e "c'è stato un crollo degli arrivi in Italia". Adesso "i numeri sono assolutamente ridicoli e soprattutto mascherano quello che è il vero problema, cioè le migliaia di persone che sono bloccate in Libia e che vengono respinte quotidianamente nel Paese africano, dove vivono in condizioni assolutamente inaccettabili. Se c'è un'emergenza, è certamente quella, non le poche decine di persone giunte sulle coste italiane nelle ultime settimane". I lavori di Forensic Oceanography "nascono perché non possiamo sopportare che migliaia di persone muoiano ai confini marittimi dell'Europa e che questo sia accettato e giustificato". (ANSA).

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