Migranti: Cas vs Sprar, 'accoglienza diffusa aiuta sviluppo'

Confronto a Med Downtown.'Ue pensi diritto asilo oltre Ginevra'

04 maggio, 18:35

(ANSAmed) - PRATO, 4 MAG - Sistema di accoglienza diffusa gestita dai Comuni nei progetti Sprar (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) contro il rischio di concentrazioni in grandi numeri nei Centri di accoglienza straordinaria Cas, gestiti da enti profit e non profit su appalti delle Prefetture, e dove i migranti rischiano di restare anche anni, in attesa che la loro posizione venga definita. Sono i due modelli che oggi si sono raffrontati, con quello dei Cas in realtà già sul banco degli imputati, a Mediterraneo Downtown, il festival promosso da Cospe onlus, Comune di Prato e Regione Toscana in corso fino al 6 maggio. E proprio del modello Toscano ha parlato l'assessore regionale Vittorio Bugli, illustrando le scelte compiute per i circa 10 mila richiedenti asilo e protezione ospitati sì nei Cas, ma con la precisa scelta, ha sottolineato, di "privilegiare il modello dell'accoglienza diffusa, con una massimo di una dozzina di persone per ogni struttura abitativa". Circa 2000 persone vengono invece ospitate tramite i progetti Sprar, dove 240 Comuni toscani su 270 si fanno parte attiva di progetti di accoglienza e integrazione coinvolgendo il volontariato e la società civile. Progetti poi confluiti in un libro bianco - ha detto Bugli - approvato l'anno scorso, "che cerca di affrontare i vari nodi dell'accoglienza per giungere anche a proposte normative per un fenomeno ormai strutturale, e soprattutto riguarda i diritti delle persone. Per noi - ha aggiunto - il sistema deve essere quello pubblico, sul modello degli Sprar", anche per altri nodi come la tratta, la salute mentale dei migranti, l'apprendimento linguistico ed i vari percorsi formativi.

Un modello che per altri comuni può diventare anche una occasione di sviluppo e di rinascita di fronte a spopolamento, invecchiamento degli abitanti e desertificazione economica. Come nel caso di Castelpoto nel beneventano, dove sono ospitate famiglie di una ventina di persone, fra cui molti bambini: un esempio di integrazione 'bidirezionale', come ha detto il sindaco Vito Fusco, con cui si è riusciti a superare alcune resistenze locali iniziali. "Togliamo alle prefetture la gestione del problema - ha esortato don Armado Zappolini, presidente Coordinamento nazionale comunità di accoglienza -. Non è un problema di sicurezza, di ordine pubblico, ma di inclusione. Quante energie giovani altrimenti sprecate, quanti soldi buttati via". Ma su un totale di 181mila sbarchi nel 2016 e 119mila nel 2017, ad oggi solo 30 mila migranti sono accolti negli Sprar, perché solo pochi comuni scelgono questa strada, mentre gli altri finiscono nei Cas, ha sottolineato Angelo Moretti della Caritas di Benevento: "la straordinarietà dell'accoglienza è diventata la norma", ma questa tendenza può essere invertita, ha aggiunto, se è vero che in quella stessa provincia campana "in pochi mesi siamo passati da 4 a 30 Sprar". Una strada obbligata anche per Vittorio Cogliati Dezza di Legambiente, organizzazione che dal 2016 si occupa anche di migranti perché, ha spiegato, è una questione di 'innovazione sociale'. "O intrecciamo l'accoglienza con lo sviluppo locale o non ne usciamo - ha sottolineato - e lo sviluppo non passa solo dalle aree metropolitano. Abbiamo bisogno di giovani e di punti di vista diversi, i migranti sono capaci di inventarsi progetti di lavoro che aiutano lo sviluppo locale".

Ma per Cogliati Dezza l'Europa deve ripensare anche il concetto di diritto di asilo, aggiornandolo rispetto a quello delle Convenzioni di Ginevra che risalgono ormai ad oltre mezzo secolo fa. "I richiedenti asilo per la maggior parte se lo vedranno rifiutato perché non rientrano in quei criteri - ha affermato - la maggior parte di loro giungono infatti dall'Africa sub-sahariana, fuggono da desertificazione, cambiamenti climatici, carestie, violenze interetniche". Il problema dunque non si riduce alla riforma del regolamento di Dublino.

"La Ue - ha concluso - deve avere la capacità di pensare ad un diritto di asilo adeguato alla contemporaneità, alla strutturalità del fenomeno migratorio e ai cambiamenti della geopolica mondiale". C'è insomma a suo avviso il bisogno di un nuovo concetto di "diritto di asilo europeo". (ANSAmed).

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