Clima: da Venezia, studiosi indicano i rischi per il Med

Giupponi e Lionello, ma ci sono modi per affrontare cambiamenti

12 febbraio, 17:40

Acqua alta a Venezia Acqua alta a Venezia

VENEZIA - Il Mediterraneo è uno stato di "salute precaria", a causa di cambiamenti climatici, inquinamento, risorse eccessivamente sfruttate: ma ci sono modi per temperare e adattarsi ai cambiamenti. E' questo il messaggio che uscirà dall'incontro in corso alla Venice International University, che ospita fino a domani alla sua sede dell'isola di San Servolo i dieci ricercatori del comitato editoriale di MedECC - Mediterranean Experts on Climate and Environmental Changes.

Il vertice produrrà infatti la versione finale del First Mediterranean Assessment Report (Mar1), il primo rapporto che mette a fuoco i rischi associati ai cambiamenti climatici e ambientali nei paesi del Mediterraneo. Secondo Piero Lionello, docente di oceanografia e fisica dell'atmosfera presso l'Università del Salento, il documento mette insieme tutti i fattori che determinano lo stato del Mediterraneo "i cambiamenti climatici, lo sfruttamento eccessivo di risorse terrestri e marine, l'inquinamento, la presenza crescete di specie invasive: abbiamo calcolato l'impatto e forniremo delle opzioni per adattarci e limitarne gli effetti".

Per il preside della Venice International University Carlo Giupponi, docente di Economia Ambientale a Ca' Foscari "è la prima volta che uno studio del genere è dedicato specificamente al Mediterraneo, uno degli hotspot del cambiamento climatico, ma che resta un'area ancora poco studiata. Finora si poteva leggere il capitolo sul Mediterraneo solo nei rapporti sull'Europa". Il Mar1 è stato messo a punto da 85 studiosi di 20 paesi del mondo, e in analogia a quanto accade per i rapporti dell'IPCC (Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico) i suoi contenuti passeranno poi all'esame dei governi, perché li possano recepire e successivamente implementare nelle rispettive politiche di mitigazione e adattamento al 'climate change'.

"Lo stato di salute del Mediterraneo è precario - osservano i due studiosi - la temperatura è salita di 1,4 gradi dall'inizio del XX secolo. Questo fa diminuire le precipitazioni e quindi la disponibilità di acqua, una prospettiva negativa per, ad esempio, i conflitti già in corso per l'acqua. Ma bisogna dare anche un messaggio: esistono delle risposte per mitigare e adattarci ai cambiamenti climatici. Grazie a sistemi di irrigazione ad alta efficacia si potrebbe risparmiare il 35% dell'acqua usata per le colture. Una quantità enorme, se si pensa che il 70% dell'acqua viene usata in agricoltura".

Il riferimento istituzionale del MedECC sono i paesi membri dell'Unione per il Mediterraneo, organizzazione intergovernativa che raggruppa i paesi dell'Unione Europea e 15 del Nord Africa, Medio Oriente ed Europa sud-orientale. Ma il programma è sostenuto da numerose istituzioni nazionali e locali, sia pubbliche che private, che si occupano delle problematiche legate al cambiamento climatico. Tra queste, oltre a l'Unione per il Mediterraneo, ci sono il Plan Bleu, la Swedish International Development Cooperation Agency, l'Università di Aix-Marseille, il Principato di Monaco.

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