Egitto verso il caos, road map gia' inceppata

Dopo bagno di sangue, salafiti si ritirano da negoziati politici

08 luglio, 20:16

(di Lorenzo Trombetta) (ANSAmed) - IL CAIRO - A meno di 48 ore dall'inizio del mese islamico di Ramadan, l'Egitto appare sempre piu' affacciato sul baratro istituzionale e di sicurezza. L'uccisione stamani al Cairo in scontri con l'esercito di decine di sostenitori del deposto presidente Mohammed Morsi, esponente della Fratellanza musulmana, e la conseguente decisione del partito salafita Nur di ritirarsi dalle consultazioni per la creazione di un governo di coalizione nazionale, fanno salire di ora in ora i timori che le forze armate non siano in grado di tenere lontano dal caos il Paese. Il bagno di sangue odierno sposta infatti ancor di piu' la contesa dai tavoli istituzionali e partitici alle strade del Cairo e delle altre principali citta' del Paese. Secondo immagini trasmesse dai principali media nazionali, nelle piazze in fermento le armi da fuoco stanno pericolosamente affiancando le pietre, gli oggetti di metallo, i coltelli e le bombe incendiarie - tutte armi usate nelle guerriglie urbane in corso in Egitto dalla rivolta anti-Mubarak del 2011. Il Paese, dove la costituzione e' stata sospesa, e' formalmente diretto da un presidente ad interim Adli Mansur, ex presidente della suprema corte costituzionale ma la cui autorita' e' tutt'altro che indiscussa. Dopo la deposizione di Morsi seguita alle inedite e oceaniche manifestazioni di piazza anti-Fratellanza di fine giugno, le forze armate, ancora unico attore in grado di evitare che l'Egitto scivoli nel caos generalizzato, aveva nei giorni scorsi incaricato il giudice Mansour di traghettare il Paese verso la normalizzazione istituzionale. Secondo gli auspici dell'esercito e del Fronte nazionale di salvezza (Fns, l'eterogenea piattaforma delle opposizioni laiciste, progressiste e nasseriane unite dall'ostilita' al progetto della Fratellanza musulmana), il governo dovrebbe esser composto da rappresentanti di tutte le forze politiche. La Fratellanza dal canto suo accusa i militari di aver compiuto un golpe sull'onda delle proteste di piazza. Il movimento islamico, che rispetto alle altre sigle politiche conta su una base radicata in quasi tutto il territorio egiziano, chiede a gran voce la liberazione di Morsi, prigioniero delle forze armate, e il ripristino della sua legittimita' come capo dello Stato eletto nelle elezioni legislative del giugno 2012. In questo quadro e' arrivata oggi la notizia delle dimissioni del premier uscente Hisham Qandil, uomo di Morsi, che era pero' rimasto almeno formalmente a capo dell'esecutivo per evitare di creare un altro pericoloso vuoto istituzionale. La creazione dell'esecutivo di coalizione nazionale era lo snodo cruciale nella cosiddetta Road Map, indicata dai generali mercoledi' scorso. Secondo alcuni osservatori, con la decisione odierna da parte del partito Nur - il secondo partito piu' importante nell'Egitto post-Mubarak - di ritirarsi dai negoziati politici si complica ulteriormente la matassa. Le forze armate e i partiti laicisti e progressisti intendevano includere nel governo i salafiti per creare una formazione che, seppur senza i Fratelli, avesse al suo interno una forte componente islamica. Il partito Nur si e' gia' opposto alla nomina a premier di due esponenti laicisti: l'ex direttore dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea) Muhammad al Baradei e l'economista Ziad Baad ad Din. (ANSAmed).

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