Braccio di ferro su Catalogna, Rajoy pronto a usare forza

Possibili misure coercitive per impedire referendum indipendenza

03 febbraio, 21:08

PIndependentisti catalani protestano a Barcellona, nel novembre 2016. contro i procedimento giudiziari a carico dei loro leader. PIndependentisti catalani protestano a Barcellona, nel novembre 2016. contro i procedimento giudiziari a carico dei loro leader.

(di Francesco Cerri) - MADRID - Fra Barcellona e Madrid è ormai una "spirale di tensione", come ha scritto El Periodico, nella corsa verso la secessione della Catalogna e il referendum sull'indipendenza promesso per settembre dal presidente catalano Carles Puigdemont.

Diversi dirigenti secessionisti ora non escludono di tenere la consultazione prima di settembre, forse già in maggio o giugno, per rispondere ai processi penali per 'disobbedienza' avviati dalla giustizia spagnola contro l'ex-presidente Artur Mas e l'attuale presidente del parlamento catalano Carme Forcadell.

Ed è di nuovo muro contro muro fra le due capitali.

Puigdemont ha assicurato che il referendum "si farà", nonostante le 'minacce' di Madrid. Il premier spagnolo Mariano Rajoy lo ha dichiarato incostituzionale, e garantisce invece che "non si farà". Citando fonti vicine a Rajoy, la stampa spagnola scrive che il premier di Madrid è pronto a usare le maniere forti per impedire referendum e secessione, annuncia "misure coercitive". Il premier "è disposto a impedire il referendum con la forza", ha scritto El Mundo. La stampa conservatrice approva.

Abc in un editoriale ha chiesto che si usi tutto il peso della legge "per fermare la sedizione".

Il governo di Madrid afferma di volere tentare ancora di superare la crisi con il dialogo. Ma consiglieri di Rajoy avvertono che è pronto un 'piano B' per fermare il referendum. Madrid, usando l'articolo 155 della Costituzione, potrebbe assumere il controllo della polizia regionale catalana, i Mossos d'Esquadra, e impedire l'accesso ai seggi elettorali, recintandoli. O perfino, nel caso più estremo, con un voto a maggioranza assoluta del senato di Madrid - controllato dal Pp di Rajoy - sospendere l'autonomia della Catalogna e prenderne il controllo al posto delle istituzioni regionali.

La Moncloa fa sapere che preferirebbe evitarlo. Nessuno sa quali potrebbero essere le conseguenze. Ma i due giocatori della delicatissima e incerta partita catalana continuano ad andare avanti come se l'altro non esistesse.

Il secessionista Puigdemont, che ha la maggioranza assoluta nel parlamento catalano, ripete che il referendum si farà nonostante il veto di Madrid. Ha previsto di far scattare in luglio la base informatica del futuro fisco indipendente. Per aggirare i veti della Corte costituzionale spagnola, i partiti secessionisti mettono a punto in forma segreta le tre leggi della 'disconnessione', che porteranno in parlamento solo all'ultimo minuto per non scatenare le sanzioni di Madrid.

E se Mas e Forcadell saranno condannati, ha avvertito il vicepresidente catalano Oriol Junqueras, la resa dei conti del referendum potrebbe essere anticipata di 2 o 3 mesi. Puigdemont potrebbe poi abbinarlo con le elezioni regionali anticipate, mettendo in difficoltà Madrid. Rajoy difficilmente potrebbe chiudere i seggi manu militari per un voto 'legale'.

Diversi analisti annunciano uno "scontro di treni" lanciati a tutta velocità. Era previsto un autunno bollente in Catalogna. Ma ora primavera e estate potrebbero già essere incandescenti. 

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