Egitto: parlamento approva passaggio isole ad Arabia Saudita

Sì a stragrande maggioranza, per ora senza proteste

15 giugno, 09:25

(di Rodolfo Calò) (ANSAmed) - IL CAIRO, 15 GIU - Il parlamento del Cairo ha detto sì all'accordo dell'anno scorso con cui il presidente egiziano Abdel Fattah Al Sisi aveva in pratica ceduto all'Arabia saudita, grande argentiere e sponsor del suo governo, due isole sul Mar Rosso. L'approvazione a stragrande maggioranza da parte dell'assemblea zeppa di sostenitori del presidente era scontato e ora l'unico motivo di vero interesse è la reazione del paese che rispetto ad un anno fa, quando ci furono notevoli proteste, è sotto legge d'emergenza anti-terrorismo islamico e con una pressione quasi asfissiante sui media d'opposizione o indipendenti.

Nel torpore creato dal digiuno del Ramadan, nelle prime ore dopo il voto non si sono imposte sui media segnalazioni di disordini o arresti oltre agli otto eseguiti ieri per una protesta non autorizzata alla sede del sindacato dei giornalisti anche se la situazione potrebbe cambiare dopo l'iftar, la cena che rompe il digiuno islamico. Meno di cento deputati su quasi 600 hanno fatto mettere agli atti la loro opposizione e ora si attende solo la scontata ratifica da parte di Sisi.

L'accordo di una nuova demarcazione delle frontiere tra l'Arabia saudita e l'Egitto firmato l'8 aprile 2016 aveva sancito il passaggio a Riyad di Tiran e Sanafir, due isolotti disabitati posti all'imboccatura del golfo di Aqaba: strategici ai tempi dei conflitti con Israele, nel 1950 erano stati affidati alle forze armate del Cairo che ora li ha restituiti con un impegno saudita a farne piloni di un mega ponte che unisca le due sponde del Mar Rosso e a svilupparne le attrattive per i gitanti. Buone intenzioni che però sono annegate nelle proteste dell'opposizione egiziana che ha fatto leva sull'orgoglio nazionalistico per sostenere che si tratta di un cedimento all'Arabia saudita e ai suoi petroldollari che aiutano Sisi nel comune intento di tenere fuori gioco la Fratellanza musulmana.

Gli appelli contro l'intesa, nella primavera dell'anno scorso, ebbero gioco facile a creare quelle che vengono definite come la più massicce manifestazioni di protesta mai inscenate da quando Sisi (dal 2014) è al potere). Nelle tre settimane che seguirono all'annuncio dell'accordo, secondo avvocati impegnati nella difesa dei diritti umani, furono arrestate quasi 1.300 persone.

Allora però non erano però in vigore i rafforzati poteri concessi a polizia e magistratura dallo stato di emergenza instaurato per tre mesi ad aprile subito dopo gli attentati kamikaze dell'Isis contro due chiese copte, quindi cristiane, a Tanta ed Alessandria. Seguire l'andamento di proteste in Egitto si è fatto più difficile a causa di una stretta in corso sul panorama dei media attraverso la creazione di organismi di controllo, cambio ai vertici di testate statali, oscuramento di decine di siti di informazione senza spiegazioni ufficiali se non vaghe e informali accuse di favoreggiamento del terrorismo.

Una situazione che hanno contribuito a creare sia la minaccia dell'Isis sia la tendenza dichiaratamente eversiva della Fratellanza musulmana messa al bando dopo la rivolta nazional-militare che, sotto la guida proprio di Sisi, nel 2013 portò alla deposizione del presidente islamista Mohamed Morsi.

(ANSAmed).

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