Islam: è seconda religione d'Italia, ma senza rappresentanza

Elzir (Ucoii), da musulmani 4-5% Pil ma resta aperto nodo Intesa

11 febbraio, 17:53

(ANSAmed) - ROMA, 11 FEB - L'Islam è la seconda religione d'Italia ma ancora le manca ha una rappresentanza nazionale riconosciuta. E il dialogo con lo Stato italiano langue. E' quanto è stato sottolineato con forza in un convegno sui Musulmani in Italia, svoltosi all'università Niccolò Cusano di Roma.

"Dati Istat ci dicono che oggi i musulmani d'Italia sono circa 1.700.000 - afferma Izzedin Elzir, imam di Firenze e presidente dell'Ucoii, l'Unione delle comunità e organizzazioni islamiche in Italia -, le moschee sono oltre 700. L'apporto dei musulmani determina il 4-5% del Pil nazionale, oltre a rappresentare un contributo fondamentale in termini demografici, culturali (creiamo dibattito), religiosi e sociali. In altre parole - continua Elzir -, l'Islam costituisce un valore aggiunto per l'Italia. Eppure, malgrado la Costituzione garantisca la libertà di religione, l'assenza di una legge conseguente fa sì che la comunità musulmana di fatto non sia riconosciuta dallo Stato italiano, con il quale non c'è un'Intesa".

Il riferimento è al sistema delle Intese che regola i rapporti tra le istituzioni italiane e le religioni diverse dal cattolicesimo (con cui, invece, il rapporto è definito nel Concordato). Con altre religioni minoritarie, per esempio l'ebraismo o il buddismo, l'Intesa è stata definita da tempo.

Non con i musulmani, però. "Il problema della mancanza di rappresentanza è un fatto sostanziale, non formale", fa notare Agostino Cilardo, esperto di diritto islamico dell'Orientale di Napoli. "Quando si stipula un'Intesa, la controparte è un'organizzazione unitaria. Ma chi può parlare a nome dei musulmani in Italia? Fino a che non si darà una risposta a questo interrogativo, non ci potrà essere alcuna intesa". Oltre a pesare come un handicap nel rapporto con lo Stato italiano, la mancanza di istituzioni riconosciute e condivise all'interno della comunità islamica contiene in nuce anche un altro rischio: quello che qualsiasi autoproclamato 'imam' possa improvvisare una moschea in un'abitazione privata e propagandare un Islam radicale. Un'eventualità contro cui l'Ucoii e i rappresentanti di un Islam che chiede e vuole essere integrato combattono con "corsi di aggiornamento aperti a tutti gli imam, non solo a chi aderisce all'Unione. Inoltre - aggiunge Elzir - cerchiamo di diffondere la cultura dell'integrazione: noi siamo e ci sentiamo italiani di fede musulmana. Collaboriamo con gli enti locali (comuni e regioni) e con le forze dell'ordine: la sicurezza dell'Italia significa anche la sicurezza della comunità islamica". (ANSAmed)
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