Siria: giallo su Dall'Oglio, la Farnesina smentisce contatti

Notizia su quotidiano libanese. Perse tracce un anno fa

11 giugno, 09:34

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(di Lorenzo Trombetta) (ANSA) - BEIRUT, 11 GIU - Padre Paolo è vivo. Sappiamo dove si trova. Sappiamo che una "delegazione italiana" lo ha incontrato: così uno dei megafoni in Libano dell'asse siro-iraniano ha contribuito oggi al supplizio di voci che, in modo sempre più insistente e contrastante, si accavallano da mesi sulla sorte del gesuita italiano scomparso nel nord della Siria quasi un anno fa. L'origine della presunta notizia è il quotidiano libanese al Akhbar, portavoce delle istanze del movimento sciita filo-iraniano Hezbollah, che dice di combattere i qaedisti in Siria a fianco delle truppe del regime del presidente Bashar al Assad. Quest'ultimo, dopo esser stato "rieletto" nei giorni scorsi, si propone ora con maggior forza di prima come il più affidabile protettore dei cristiani in Medio Oriente e come il miglior pompiere dell'incendio qaedista che investe ormai un'ampia zona dalla Mesopotamia all'Oronte. Il giornale di Beirut, senza citare alcuna fonte, afferma che un mese fa "una delegazione italiana ha incontrato" il religioso alla presenza dei suoi rapitori e ha avuto con lui un colloquio di circa due ore. Alla Farnesina e all'intelligence italiana un tale incontro non risulta. La famiglia di Dall'Oglio e la Curia generalizia dei gesuiti affermano di non poter né confermare né smentire perché non hanno alcuna novità sulla vicenda del prete romano. Da più parti si afferma che dal 29 luglio 2013 Dall'Oglio sia nelle mani di miliziani qaedisti che controllano la regione settentrionale di Raqqa. Da allora, diverse voci si sono rincorse sulla sua morte o sulle sue buone condizioni di salute. Secondo al Akhbar, l'incontro tra la "delegazione italiana" e il gesuita romano è avvenuto nella regione settentrionale di Raqqa al confine con la Turchia, nei pressi del valico frontaliero di Tal Abyad. Proprio a Raqqa, controllato da milizie qaediste, Padre Paolo si era recato, poco prima di scomparire, per tentare una delicata mediazione con lo Stato islamico dell'Iraq e del Levante (Isis) per la liberazione di alcuni attivisti siriani. Fonti qualificate dei servizi di sicurezza italiane fanno notare che al Akhbar "non è attendibile" e affermano che in ogni caso proseguono le attività per riportare a casa il religioso. Eppure ad al Akhbar sembrano avere contatti privilegiati con i qaedisti dell'Isis: nei giorni scorsi lo stesso giornale libanese aveva affermato che due vescovi ortodossi siriani Yohanna Ibrahim e Bulos Yazigi, scomparsi nel nord-ovest della Siria nell'aprile 2013, si trovano proprio a Tal Abyad nelle mani degli stessi qaedisti che tengono prigioniero Dall'Oglio. Un dettaglio non marginale visto che nella ricostruzione di al Akhbar tornano, non a caso, i nomi dei due alti prelati ortodossi. Il giornale di Hezbollah afferma - come a suggerire una possibile soluzione - che la "delegazione italiana" ha discusso con i rapitori varie opzioni, tra cui quella di inserire nell'accordo anche la liberazione dei vescovi siriani.(ANSAmed).

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