Strage Kos: operazione Lisia ritrova oggetti ufficiali uccisi

Individuata una delle fosse comuni del massacro 1943

14 luglio, 14:10

Alcuni degli oggetti ritrovati nella fossa comune di Kos, dove nel 1943 furono uccisi dai tedeschi 103 ufficiali italiani Alcuni degli oggetti ritrovati nella fossa comune di Kos, dove nel 1943 furono uccisi dai tedeschi 103 ufficiali italiani

(ANSAmed) - ROMA, 14 LUG - L'operazione Lisia, tesa al ritrovamento dei resti ancora mancanti dei 37 ufficiali italiani del 10° Regina, dei 103 fucilati a Kos (Grecia) nell' ottobre del 1943 dai tedeschi, si è svolta durante la prima settimana di luglio ed ha portato al ritrovamento di numerosi oggetti appartenuti ai militari italiani, nonché munizioni tedesche utilizzate nella strage. Almeno una delle fosse comuni citate nelle testimonianze di Padre Michelangelo Bacheca, parroco di Coo (questo il nome durante il governo italiano dell'isola) all'epoca dei tragici fatti, è stata individuata. Tuttavia - spiega un comunicato della spedizione - la grande quantità di acqua salmastra affiorante alla base degli scavi di oltre un metro di profondità deve aver macerato nel tempo le spoglie dei militari che in quelle fosse furono gettate. Gli operatori volontari, Sergio, Mauro, Alfio e Francesco, giunti dall'Italia con le loro sofisticate apparecchiature, hanno portato alla luce, dopo 73 anni, elementi appartenuti agli ufficiali. Sono stati rinvenuti oggetti personali (protesi dentaria in oro con annessa radice, penna stilografica, un paio di occhiali, medaglietta in oro con iscrizione sul retro, medagliette in argento e altre in alluminio), di vestiario (stellette metalliche di vario tipo, bottoni per giubbe da ufficiali, elementi metallici di cinghiette da zainetto) e munizionamento tedesco (bossoli per pistola, di fucile e di mitragliatrici). Dalla fossa sono anche emersi frammenti di ossa, che dovranno essere identificati.

Secondo Pietro Giovanni Liuzzi, colonnello in pensione che ha organizzato la spedizione e che da danni si batte perché venga pienamente riconosciuto il sacrificio degli ufficiali italiani, nonché data sepoltura ai resti quelli che non furono mai ritrovati, quanto ritrovato permette di affermare che: - in quel luogo specifico si eseguirono le fucilazioni; - le dichiarazioni di padre Bacheca circa la difficoltà di operare per la presenza di acqua è stata confermata; - la possibilità che le abbondanti piogge nell'aprile del '44 abbiano cancellato le tracce di tre avvallamenti è stata accertata.

A seguito del ritrovamento degli oggetti il Sindaco di Kos ha assicurato che la ricerca continuerà nel tempo, in special modo nella zona in cui non è stato possibile accedervi perché sommersa dall'acqua e coperta da fitta vegetazione.

Gli oggetti ritrovati saranno esposti in una teca nel Museo di Storia della II guerra mondiale in allestimento a Kos. I reperti organici sono stati inviati per l'esame istologico e la definizione del loro DNA presso l'Università di Trieste. Questi ultimi saranno posti in un'urna nel Cimitero cattolico a Kos che, insieme alla Lapide Monumentale e la Campana della Memoria, darà significato di sacralità a quella parte di terra rimasta ancora italiana. "L'operazione Lisia - dice Liuzzi- pur tra le difficoltà contingenti dell'amica Grecia che si sono riverberate per l'offerta dei mezzi movimento terra sull'andamento dei lavori, è riuscita ed ha fornito i suoi frutti. I contributi in denaro dei sostenitori italiani a cui va la mia illimitata stima, ha consentito l'adempimento dei lavori ricorrendo anche all'utilizzo di una ruspa di un privato che ha comportato un aggravio di spesa. Il mio personale, sincero ringraziamento va a coloro che hanno materialmente partecipato, italiani e greci, che con loro ho condiviso momenti di grande tensione emotiva al ritrovamento di ogni piccola "reliquia". (ANSAmed).

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