Arabia Saudita: 'attivisti diritti umani ancora nel mirino'

Amnesty e Human Rights Watch,anno si apre con arresti e condanne

11 gennaio, 17:47

(ANSAmed) - ROMA, 11 GEN - E' cominciato con una nuova ondata repressiva contro alcuni attivisti per i diritti umani il nuovo anno in Arabia Saudita. Lo denunciano Amnesty International e Human Rights Watch (Hrw), che segnalano arresti e condanne contro figure pacificamente impegnate nella società civile. Fra gli ultimi arresti quelli di due avvocati per i diritti umani, Essam Koshak, 45 anni, e Ahmed al-Musheikhis (46), nell'ambito di una campagna - denuncia Hrw - contro attivisti, riformisti, giornalisti e scrittori. Segnalato anche il caso di Jamal Khashoggi, giornalista cui è stato vietato di pubblicare. Ahmed al-Musheikhis in particolare, scrive Amnesty, è noto per il suo lavoro in aiuto di quanti vengono incarcerati nella Provincia orientale, dove vive la minoranza sciita del Paese. Il fratello Yussuf era stato condannato a morte in gennaio per aver partecipato ad alcune proteste, e la sentenza potrebbe venire eseguita in qualunque momento. Amnesty cita anche il caso di Abdulaziz al-Shubaily, co-fondatore della Saudi Civil and Political Rights Association (già disciolta dalle autorità), comparso ieri davanti alla Corte speciale che giudica i casi di terrorismo e condannato a 8 anni di carcere. Fra le accuse quella di aver "comunicato con organizzazioni straniere", fra cui la stessa Amnesty. Ricercato da quest'ultima anche Issa al-Nukheifi, arrestato per alcuni tweet e ora in carcere alla Mecca. Aveva già scontato tre anni di carcere dal 2013 al 2016.

"Chiunque osi parlare in difesa dei diritti umani in Arabia Saudita è oggi a rischio", sottolinea Lynn Maalouf di Amnesty, che si appella agli alleati internazionali di Riad affinchè condannino questa "dilagante repressione". Secondo Hrw, le autorità sottopongono queste figure ad iniqui processi che conducono a condanne sulla base di vaghe accuse.

Tali arresti, sottolinea Sarah Leah Whitson, dimostrano che l'Arabia Saudita "non ha alcuna intenzione di permettere ai suoi cittadini migliori di esprimere opinioni riformiste o di far muovere il Paese verso la tolleranza ed il progresso". Se l'inizio del 2017 - il primo regolato dal calendario gregoriano, dopo l'adozione decisa da Riad nell'ottobre scorso - è stato funesto per gli attivisti dei diritti umani, il 2016 era cominciato in modo ancora più drammatico, con l'esecuzione di massa, il 2 gennaio, di una cinquantina di imputati accusati di terrorismo. Fra questi anche un piccolo gruppo di sciiti e in particolare lo sheikh Nimr al Nimr, la cui esecuzione aprì un nuovo fronte di crisi nei rapporti già tesi tra Riad e Teheran.

(ANSAmed).

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