Israele: Einar, sacerdote pagano, 'lo Stato ci riconosca'

Nella Comunità Asatrù 'nessun contatto con chi semina odio'

10 febbraio, 10:31

(di Aldo Baquis) 

TEL AVIV - "Il posto ideale per il nostro santuario lo abbiamo già scelto. Si tratta di una zona boscosa, nelle alture del Golan. Là, immersi nella natura, potremmo celebrare i nostri riti ed elevare offerte agli Dei". Così Einar - ebreo israeliano - unico sacerdote della comunità Asatrù nel paese, immagina un futuro in cui il paganesimo del Nord di Europa sia finalmente riconosciuto come religione legittima nello Stato ebraico ed i suoi membri non più costretti a vivervi ai margini. Essere pagani in Israele non è cosa facile: verso quanti credono nella mitologia nordica c'è una immediata incomprensione in una società il cui Dna si basa su un monoteismo senza compromessi. Ad accrescere i sospetti verso il paganesimo del Nord c'è la diffusa convinzione, in Israele, che esso abbia attinenza all'ideologia nazista. Proprio per spezzare ogni malinteso Einar ha accettato di essere il protagonista di un documentario realizzato dal fotografo italiano Dario Sanchez, da 5 anni in Israele. "Fra noi ed i gruppi neonazisti non c'è alcun contatto - ha spiegato Einar all'ANSA - Loro hanno usurpato simboli nostri per fini loro". Al contrario delle ideologie che diffondono odio, gli Asatrù predicano onestà, tolleranza, rispetto dell'ambiente.

"La svastica poi sottolinea - è un simbolo di forza ed ha origini antichissime. Fu peraltro riprodotta anche in un mosaico di una vecchia sinagoga". Quella di Ein Gedi, sul Mar Morto, a pochi passi da Masada. Cuoco di professione, Einar (il cui nome ebraico è Eliad) si è avvicinato alla mitologia nordica da adolescente, in seguito a vicissitudini familiari. Da allora ha progressivamente approfondito le proprie conoscenze e ha esteso i legami con quanti in Israele praticano il paganesimo. "La comunità Asatrù qua conta mille adepti. I pagani in Israele - stima - sono complessivamente 20 mila". Non potendo disporre di un luogo fisso di incontro, mantengono i contatti con messaggi telefonici e periodicamente si radunano in posti immersi nella natura. Là sacrificano agli Dei animali diversi (vacche, polli, pecore, capre) per poi cibarsi della carne. "Gli Dei - racconta - mi infondono un senso di benessere che prima non avevo mai conosciuto". I pagani di Israele sperano che la Knesset riconosca in futuro come legittima la loro religione, seguendo l'esempio dei Paesi scandinavi. Fino ad allora, i membri della comunità continueranno a celebrare i propri riti in privato.

Fotografo documentarista impegnato sul tema delle identità, Sanchez afferma di aver prodotto il documentario - che per la prima volta ha portato a conoscenza degli israeliani la realtà dei culti pagani - "non per giudicare, quanto per stimolare domande su temi universali". E' stato in definitiva, spiega, "un veicolo di riflessione sul percorso complesso e soggettivo della costruzione di una identità e sulla possibilità di affrontarlo liberamente, andando oltre i confini delle usuali convenzioni".

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