Musulmani celebrano Festa del Sacrificio tra crisi e coronavirus

Più di 300 milioni musulmani in festa da Marocco ad Afghanistan

31 luglio, 17:38

Preghiera per la Festa del Sacrificio sulla spianata della moschea di Santa Sofia a Istanbul Preghiera per la Festa del Sacrificio sulla spianata della moschea di Santa Sofia a Istanbul

BEIRUT - Più di 300 milioni di musulmani tra Nord Africa, Medio Oriente e Asia Centrale festeggiano da oggi e per i prossimi tre giorni la festa del Sacrificio (Id al Adha o Eid al Qurban), la principale ricorrenza del calendario islamico che ricorda l'offerta di Abramo di sacrificare suo figlio. Come il pellegrinaggio alla Mecca, in Arabia Saudita, in corso da giorni e che si svolge in forma estremamente ridotta a causa delle misure anti-Covid, anche la Id al Adha viene celebrata in sordina in quasi tutte le capitali del mondo arabo-islamico, molte delle quali attraversate da agitazioni popolari a causa della grave crisi economica, accentuata dalla crisi del coronavirus.

A Istanbul si è svolta stamani la prima preghiera comunitaria in un giorno di festa nella moschea di Santa Sofia. Mentre in Afghanistan inizia oggi la tregua di tre giorni, corrispondente alla festa, tra governo di Kabul e Talebani. Cinquecento talebani sono stati rimessi in libertà dal governo centrale proprio in occasione della Adha. A Mecca, i pellegrini impegnati nello hajj - uno dei pilastri dell'islam che ogni fedele deve compiere almeno una volta nella vita - si sono esibiti oggi nella rituale lapidazione degli idoli e delle steli raffigurante il diavolo (Shaytan, Satana). In Iraq, che si appresta a ricordare il 30mo anniversario dello scoppio della guerra del Golfo, la festa è segnata dalle proteste popolari anti-governative e la repressione poliziesca, e dai rinnovati attacchi con razzi da parte di miliziani filo-iraniani contro interessi statunitensi nel Paese.

Nella martoriata regione siriana di Idlib, contesa tra governo e insorti, rispettivamente sostenuti da Russia e Turchia, le autorità locali hanno intensificato le misure anti-Covid, appellandosi alla popolazione di evitare assembramenti e riunioni di famiglia. E nel vicino Libano da oggi e fino a lunedì sera il Paese è formalmente di nuovo in una chiusura totale a causa di una impennata di casi positivi. Ma la profonda crisi economica, preesistente al coronavirus, spinge comunque molte persone a tenere aperti i propri commerci.

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