700.000 donne perdono lavoro per Covid in mondo arabo

Conferenza Ufm Women4Mediterranean, virus aumenta diseguaglianze

17 novembre, 11:11

(ANSAmed) - NAPOLI, 17 NOV - "L'impatto della pandemia del Covid-19 è stato molto forte e negativo sulle donne nel Mediterraneo. La diseguaglianza era una condizione preesistente e gli effetti di questa nuova difficoltà si sentiranno per anni". E' con questo presupposto illustrato dal segretario generale Nasser Kamel che l'Unione per il Mediterraneo (Ufm) lancia la conferenza online Women4Mediterranean (Donne per il Mediterraneo) per analizzare la diseguaglianza di genere nei Paesi dell'area e per approfondire gli effetti della pandemia sulle donne.

La conferenza durerà fino a venerdì e vedrà decine di tavoli tematici con circa mille partecipanti da tutta l'area del Mediterraneo per tracciare una rotta, una relazione su cui basare l'impegno di persuadere i governi e i privati e mettere in campo azioni per migliorare l'eguaglianza di genere.

"Le donne -. ha spiegato Kamel illustrando la conferenza - stanno perdendo il lavoro più velocemente degli uomini, nel Mediterraneo lavorano nei servizi e nell'ospitalità e sappiamo che nei Paesi arabi circa 700.000 donne stanno perdendo o perderanno il lavoro a causa della pandemia con una percentuale di disoccupazione giovanile femminile del 43%. Eppure molti studi ci dicono che il lavoro femminile ad alti livelli porterebbe a un raddoppio del pil di molti Paesi. In più approfondiremo il persistere delle diseguaglianze sul salario e nell'occupazione dei posti di decisione, guardando a politiche che portino un cambiamento in questa situazione".

Molto importante anche il lavoro su una maggiore presenza femminile nei posti di comando: nella sanità, ad esempio il 70% della forza lavoro è costituita da donne che però ricoprono solo il 30 dei ruoli decisionali. Kamel ha ricordato che l'Ufm ha lanciato un sistema di monitoraggio sulla diseguaglianza di genere con venti indicatori, sei dei quali saranno lanciati nelle prossime settimane con un questionario dettagliato che i governi dei Paesi dovranno inviare all'Ufm per una prima valutazione, che proseguirà poi fino all'ingresso di tutti i venti indicatori scelti. Tra i diversi progetti in campo anche quello di collaborazione con l'Organizzazione Mondiale della Sanità per far emergere la violenza subita dalle donne: "Un fenomeno - spiega Kamel - che riguarda tutti i Paesi dell'area, non solo quelli della sponda sud. Il progetto durerà due anni e ci porterà a delle indicazioni da dare ai governi per arginare un fenomeno che nella pandemia e nel lockdown è anche aumentato".

(ANSAmed).

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