Cinema:attivista saharawi Haidar raccontata in doc a Palermo

Storia di resistenza civile raccontata da Giancarlo Bocchi

08 luglio, 17:19

(ANSAmed) - NAPOLI, 8 LUG - Sei donne in lotta in altrettanti Paesi in guerra, tra cui anche Aminatou Haidar, la più famosa attivista per i diritti umani del popolo saharawi. E' questo il programma di documentari di Giancarlo Bocchi che vengono proiettati in questi giorni a Palermo, nell'ambito del Festival 'Sole Luna Doc'. Il documentario sull'attivista sahrawi tratteggia la vita della figlia di un dignitario indipendentista del Sahara occidentale, morto in un incidente d'auto dai contorni mai chiariti e che l'ha portata ad una lotta del tutto diversa da quella condotta in armi il Fronte Polisario nella porzione liberata del Sahara. Nel territorio ancora occupato si svolge infatti una Intifada pacifica, fatta di manifestazioni di protesta e resistenza civile: arrestata nel 1987, Aminatou è stata inghiottita fino al 1991 dalla "prigione nera" di al-Ayoune, dove è stata sottoposta a indicibili torture e violenze. Dopo il rilascio, non ha rinunciato alla lotta per la libertà del suo popolo, come avrebbe voluto il marito, e ha organizzato il movimento delle madri e delle figlie dei carcerati. Torturata ancora, è stata condannata a sette mesi di prigione, ma da quel momento è assurta a simbolo della resistenza pacifica saharawi contro l'occupazione militare marocchina. Tornata in libertà, ha ripreso la lotta, anche a prezzo della rottura definitiva con il marito. Bocchi, che ha dedicato la rassegna al capitano della Sea Watch Carola Rackete, nel suo ciclo "Freedom Women", racconta la vita e le battaglie di sei donne ogni giorno in trincea per difendere la libertà delle persone in sei zone di quattro continenti, tra le più pericolose al mondo: Afghanistan, Birmania, Colombia, Cecenia, Kurdistan, Sahara Occidentale. Le altre protagoniste sono la cecena Lidia Yusupova; Malalai Joya, costretta a vivere sotto scorta a Kabul, in Afganistan per le sue denunce sulla violazione dei diritti nei confronti di donne e bambini; Aida Quilque che difende la comunità indigena del Cauca, in Colombia, dalla ferocia di trafficanti di droga, dei paramilitari e delle multinazionali; Zoya Phan, in prima linea contro la dittatura militare in Birmania; Tamara che in Iraq combatte con coraggio con le sue compagne curde contro i miliziani dell'Isis e contro gli stati totalitari della regione.

"Dal 1994 - racconta il documentarista - ho deciso di raccontare soprattutto storie in zone di guerra, na scelta maturata dopo l'esperienza vissuta a Sarajevo assediata. Da allora sono stato in vari luoghi del mondo attraversati da conflitti e guerre e mi sono accorto che ovunque a battersi per i diritti degli oppressi sono soprattutto le donne. Volevo realizzare un progetto che tenesse insieme storie che maturano in angoli opposti del pianeta e che raccontano la lotta e il coraggio delle donne per la costruzione della democrazia e per raggiungere la libertà".

(ANSAmed).

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