MedFilm Festival alza il sipario con la Palestina

Al via a Roma 'It must be heaven', Menzione Speciale a Cannes

08 novembre, 17:58

Una scena del film 'Il paradiso probabilmente' di Elia Suleiman Una scena del film 'Il paradiso probabilmente' di Elia Suleiman

(di Valentina Maresca)

ROMA - Alza il sipario venerdì sera alle 20.00 nella città di Roma la 25esima edizione del MedFilm Festival, che per l'occasione ha scelto l'ultimo film del regista palestinese Elia Suleiman, 'Il paradiso probabilmente' (It must be heaven), vincitore della Menzione Speciale al Festival di Cannes. Il lungometraggio sarà proiettato al Cinema Savoy.

Interpretato dallo stesso Suleiman, tratta attraverso lo straniamento del suo sguardo il tema dell'identità e di quale luogo si possa davvero intendere come propria casa. La storia parla di un uomo che lascia la Palestina alla ricerca di una patria alternativa, ma il suo paese di origine continua a perseguitarlo come se fosse un'ombra. Da Parigi a New York, infatti, ci sono sempre episodi che riportano il protagonista alla propria terra d'origine, in una saga comica che esplora i temi di nazionalità e appartenenza con una cifra stilistica che si muove tra Buster Keaton e Jacques Tati.

"In questo film cerco di mostrare il mondo come se fosse un microcosmo della Palestina", ha detto Suleiman. "L'opera mette in luce situazioni quotidiane di persone che vivono un clima di tensione geopolitica globale, con la violenza che è uguale ovunque. Ci sono controlli in ogni città del mondo, tanto negli aeroporti quanto nei negozi, sirene della polizia, allarmi dei dispositivi di sicurezza". Di contro, nell'opera che è priva di dialoghi, Suleiman ha sottolineato "la poesia del silenzio, che è il cuore del linguaggio cinematografico" per rendere al meglio l'atmosfera cercata.

Prima della proiezione del film sarà conferito da Amnesty International il Premio Koinè alla Comunità di sant'Egidio e alla Federazione delle Chiese Evangeliche, che da anni organizzano insieme i corridoi umanitari per il trasferimento dei profughi dalle zone di guerre in Italia in modo sicuro.

Spazio anche al Premio Speciale per meriti artistici ad Antonio Capuano, regista napoletano. "Io sono molto autocritico, non so perché mi verrà dato questo premio, non lo capisco. Tuttavia non voglio risultare sgradevole o snob, sono solo imbarazzato perché il mondo delle premiazioni non mi appartiene", ha detto Capuano ad ANSAmed, ribadendo il proprio legame con il Mediterraneo.

"Vado al mare anche in inverno, mi fa bene allo spirito e alla salute", ha commentato il regista. "Non riesco a stare lontano da Napoli, come si fa con una donna di cui si è perdutamente innamorati, anche se è una poco di buono. Sono succube della mia napoletanità con cui gioco, in un rapporto che oscilla tra la dipendenza e lo scherzo". Capuano è impegnato nelle riprese di un film ambientato tra Napoli e Milano con "attori molto bravi ma non famosi, perché i cosiddetti importanti sono impraticabili. Negli Stati Uniti anche gli interpreti più grandi si lasciano catturare dalla storia, invece da noi bisogna combattere con gli agenti, la produzione. Fino a quando se ne può fare a meno, meglio i bravi non noti, sono meno faticosi", ha concluso Capuano.

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