Emirati:al via a giugno oleodotto per evitare stretto Hormuz

70% greggio viaggera' via terra da Abu Dhabi a Fujairah

28 maggio, 16:59

Una petroliera nello stretto di Hormuz Una petroliera nello stretto di Hormuz

(di Alessandra Antonelli) (ANSAmed) - DUBAI, 28 MAG - Come da calendario, l'oleodotto che consentira' il trasporto di gran parte del greggio degli Emirati Arabi Uniti (Eau) verso l'oceano senza passare per lo stretto di Hormuz, all'imboccatura del Golfo Arabico, sara' operativo entro giugno.

La conferma giunge dallo sceicco di Fujairah, Hamad bin Mohammad Al Sharqi, in un'intervista riportata dal quotidiano emiratino Gulf News in cui inoltre minimizza il pericolo guerra con l'Iran nel caso Teheran, come gia' ripetutamente minacciato, blocchi lo stretto di Hormuz in risposta ad ulteriori inasprimenti delle sanzioni nei suoi confronti a causa delle sue ambizioni nucleari.

"E una nuvola passeggera che passera'," ha affermato l'emiro.

Circa il 40% del greggio mondiale - e quasi l'intera produzione regionale - viaggia attraverso le petroliere che dai singoli terminal di Arabia Saudita, Kuwait, Bahrein, Qatar, Eau e Iraq prendono il largo verso le destinazioni finali, soprattutto in direzione dei mercati asiatici, attraversando la strategica imboccatura, poco piu' di 30 km di acque tra le coste dell'Iran e dell'Oman.

La conduttura, 380 km che corrono tra Habshan, nella regione di Abu Dhabi fino a Fujhairah - unico emirato dei sette che compongono gli Eau - che si affaccia sul Mar Arabico, avra' una capicita' iniziale 1,5 milioni di barili al giorno, ha dichiarato lo sceicco Hamad.

Potenzialita' che eventualmente raggiungera' gli 1,8 milioni bpd pari a circa il 70% della produzione complessiva degli Emirati Arabi.

L'alternativa emiratina non e' l'unica. La prima economia tra le monarchie del Golfo, l'Arabia Saudita, ha gia' uno sbocco verso il Mar Rosso. La East-West Pipeline, che corre da Abqaiq, a sud di Dahran a Yanbu, sulle coste del Mar Rosso ha una capacita' di trasporto di 4,8 milioni di bpd, circa la meta' della produzione petrolifera del regno. In caso di crisi puo' essere potenziata per garantire un flusso maggiore.

Nonostante il tono tranquillizzante dello sceicco Hamad, l'emirato di Fujhairah e' protagonista di una serie di investimenti per esponenziarne il carattere energetico: gia' importante centro per il deposito ed il rifornimento del greggio, secondo solo a Singapore raddoppiera' entro dieci anni il numero di cisterne e depositi lungo le sue coste.

Ha inoltre in progetto un nuovo terminal per le esportazioni di Gpl mentre sono gia' state inaugurate una zona industriale-petrolifera e, in linea con la politica di messa in sicurezza delle rotte e delle strutture petrolifere, e' stata inaugurata una nuova base della marina militare.

(ANSAmed).

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