Suez -15% container per covid, calo in tutto il Mediterraneo

Studio Srm, previsioni di crescita su Africa e Medio oriente

02 ottobre, 15:42

(ANSAmed) - NAPOLI, 02 OTT - Il Mediterraneo rappresenta ancora una via privilegiata di transito per i traffici containerizzati concentrando il 27% dei circa 500 servizi di linea mondiali via nave ma il covid-19 ha avuto un forte impatto anche su questo settore, come dimostra il forte calo del Canale di Suez che ha visto passare il 15% in meno di navi container, bilanciato però dai transiti di navi di altri settori come il petrolio (+11%).Questo il quadro sul bacino dle Mediterraneo tratteggiato da Srm, l'istituto di studi del gruppo Intesa San Paolo presentato a Napoli nel corso della Naples Shipping Week. Lo studio "Italian maritime economy" guarda a tutto il bacino e tra gli effetti della pandemia cita anche l'elevato numero di 'blank sailing', rotte cancellate per mancanza di carico, che a fine maggio ha raggiunto i 2,7 milioni di TEU, pari all'11,6% della capacità totale di stiva. SRM stima 7 milioni di TEU persi a livello globale per il 2020. Allungando le previsioni al 2024 la movimentazione container dei porti a livello mondiale dovrebbe però crescere a un tasso medio annuo del 3,5% fino ad arrivare a 951 milioni di TEU entro il 2024 con forti crescita nell'area del Mediterraneo visto che la previsione sull'Africa è del +3,3%, e quella sul Medio Oriente del +4,5%. Tornando allo snodo fondamentale di Suez, il rapporto spiega che la diminuzione del traffico è dovuta a due fattori attribuibili al Covid-19: il calo dei carichi movimentati dalle navi e il calo del prezzo del petrolio che ha indotto numerose portacontainer a passare per il Capo africano di Buona Speranza risparmiando i costi del pedaggio, allungando il percorso di circa 3mila miglia nautiche. Sono infatti 52 (il 5,1% del totale) le megaship che hanno preferito quest'ultima rotta nel periodo marzo-giugno 2020 e l''Autorità del Canale di Suez ha reagito introducendo uno sconto del 17% per le container ship in direzione sud, e dal 50% al 75% per la rotta US East Coast- South Asia e South East Asia, per cercare di limitare le scelte dei vettori di evitare il transito per risparmiare sui costi del pedaggio.

Tra i porti, si sottolinea nel rapporto come il Pireo, eletto dalla strategia BRI come porto di riferimento nel Mediterraneo, ha raggiunto nel 2019 i 5,7 milioni di TEU grazie a Cosco, diventando il primo porto dell'Area MED per i container, a seguire gli spagnoli Valencia ed Algeciras con 5,4 e 5,1 milioni. Gli italiani Genova e Gioia Tauro al 8° e 9° posto con 2,6 e 2,5 milioni. Per la portualità italiana, il Rapporto conferma un trend di traffico stabile negli ultimi 5 anni in Italia intorno alle 480/490 milioni di tonnellate movimentate nell'anno, in evidenza la netta prevalenza delle rinfuse liquide che coprono il 37% del totale, segue il segmento container con una quota pari al 23%, mentre il Ro-Ro si attesta al 22% e le rinfuse solide al 12%, chiudono le merci varie con circa il 5%.

In Italia nel primo semestre 2020 l'import-export via mare ha subito l'impatto del Covid-19 registrando un calo in valore del 21% e un calo in tonnellate dell'11% circa. L'Italia resta però leader nello Short Sea Shipping nel Mediterraneo con 246 mln di tonnellate di merci trasportate che corrispondono a una quota di mercato del 39%. (ANSAmed).

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