Hassan Abouyoub, personalita' molto conosciuta nel suo Paese e a livello internazionale, umanista e uomo impegnato nel dialogo tra civilta', parla anche dei rapporti tra Marocco e Italia, rimasti finora ad un livello deludente, ma esprime la sua fiducia nel loro rilancio, grazie al nuovo impegno mostrato dal governo Monti. I grandi cambiamenti sociali della cosiddetta 'primavera araba' da un lato, e la crisi economica e il calo demografico che stanno rimettendo in discussione tanti meccanismi europei, vanno visti non con paura ma come ''una straordinaria opportunita' di costruire un nuovo modello di relazioni nel Mediterraneo'', spiega l'ambasciatore. Prima della crisi e delle rivolte, infatti, vi era in Europa ''una debolissima consapevolezza'' dell'interdipendenza delle due sponde. Ormai, invece, è ovvio che ''anche in Europa non si puo' prescindere da cio' che succede nel lato sud del Mediterraneo''. Sulla strada di di questo riavvicinamento, osserva pero' l'ambasciatore Abouyoub, continua a pesare come un macigno ''l'incapacita' europea di intervenire nel conflitto israelo-palestinese''. Un'incapacita' storica, dettata anche da divisioni interne, che ''pero' ha finora paralizzato i rapporti con il mondo arabo''. Anche le relazioni tra Italia e Marocco si inseriscono in un quadro deludente. ''Se affermassi che sono un bell'esempio di cooperazione, mentirei'', spiega Abouyoub, che, schernendosi, si definisce ''un ambasciatore ma non un diplomatico''. ''Pero' - aggiunge - un'aria nuova e' arrivata con il governo Monti che ha deciso di dare una priorita' ovvia al Mediterraneo e in questa prospettiva si puo' avviare un nuovo partenariato tra Italia e Marocco''. Le relazioni hanno avuto finora debolezze di fondo, tra cui la mancanza di ''una linea editoriale''. ''Sono rimaste sul modello degli anni sessanta, senza nessun meccanismo di concertazione tra imprese italiane e imprese marocchine, tra societa' civile italiana e societa' civile marocchina, tra universita' ed enti culturali''.
Guardando invece al futuro, ''il Marocco puo' costituire per l'Italia un interlocutore strategico verso l'area del Maghreb e del Mediterraneo''. Da parte sua l'Italia, ''per la sua posizione geografica, la sua struttura economica e sociale, la sua cultura ed anche la sua mentalita', appare come il Paese europeo piu' adatto a comprendere le dinamiche del sud del Mediterraneo''. ''Per tali ragioni, Italia e Marocco potrebbero costituire una vera leadership nella costruzione di un nuovo modello di rapporti tra Ue e sponda meridionale''. Negli scenari positivi delineati dall'ambasciatore marocchino, rimane tuttavia una macchia, un punto nero: quello dell'''ignoranza brutale'' che esiste in Italia e in Europa sulle societa' del mondo mediterraneo e arabo. ''Parole come Islam, Sharia vengono brandite sul mercato mediatico per incutere timori, generare pregiudizi, senza tenere conto della realta' e delle differenze tra un Paese e un altro''. Sul Marocco vi e' poi un ''silenzio siderale'' nel sistema informativo italiano. Cosi' pochi sanno di un processo democratico che viene da lontano (e' del 1962 il divieto di partito unico) e che procede con coraggio, specie dopo la riforma costituzionale introdotta da re Mohammed VI, in cui sono state eliminate prerogative storiche della Casa reale. ''Il presidente del consiglio marocchino, indicato dalla maggioranza eletta a suffragio generale, ha piu' poteri - riferisce l'ambasciatore - del primo ministro italiano Mario Monti. Ma cio' non e' conosciuto. In Marocco possono votare anche gli stranieri, se vi e' la reciprocita' con i loro Paesi. Ma anche questo non e' risaputo.
Ha una carta costituzionale che offre grande spazio agli organismi non governativi e riconosce tra le sue radici culturali anche il berbero e l'ebraismo, oltre l'arabo''. Il Marocco esiste come Stato centrale da 1400 anni ed e' stato il primo Paese a riconoscere l'indipendenza degli Stati Uniti d'America, ricorda ancora il diplomatico. Oggi e' chiamato ad affrontare una sfida comune a tanti altri paesi avanzati: ''superare la partitocrazia e reinventare una democrazia dal basso, piu' condivisa, basata sulla ''res publica', il bene comune''. (ANSAmed).

