Transdairy: progetto Ue per migliorare filiera del latte nel Med

Coinvolte Italia, Libano, Grecia, Tunisia

21 ottobre, 17:37

TUNISI - Migliorare le catene del valore del latte in tutto il Mediterraneo attraverso la creazione di living lab transfrontalieri e di start-up specializzate. Questo l'obiettivo del progetto TRANSDAIRY ("TRANSborder Key Enabling Technologies and Living Labs for the DAIRY value chain"), finanziato dall'Unione europea nell'ambito del programma ENI CBC Med, che verrà lanciato il prossimo 23 ottobre in videoconferenza.

Il progetto, della durata di 30 mesi, con un budget totale di 3,8 milioni di euro, di cui il 90% a carico dell'Ue, creerà Living Labs per la filiera del latte, nelle aree delle biotecnologie e delle Tic. I Living Labs, destinati principalmente a giovani e donne, sosterranno la creazione di nuove aziende e attività economiche attraverso l'adozione di tecnologie emergenti applicate alla filiera del latte dal livello dell'azienda fino alla consegna ai consumatori. Il progetto fornirà supporto finanziario per la creazione di start-up, registrazione di brevetti, pubblicazioni, corsi di formazione e workshop in un totale di 8 living lab distribuiti nell'area del Mediterraneo (Italia, Libano, Grecia e Tunisia).

Transdairy, coordinato dall'Università della Campania "Luigi Vanvitelli", si propone di potenziare il trasferimento tecnologico tra ricerca, industria e Pmi nei settori delle Key Enabling Technologies applicate alla filiera del latte, attraverso la creazione di Living Labs, l'incremento delle capacità istituzionali e lo sviluppo della market intelligence per la sostenibilità e il consolidamento degli spin-off.

Il progetto si inserisce in un particolare contesto che ha visto un'estate rovente di proteste in Tunisia da parte degli allevatori tunisini. Proteste culminate con la concessione da parte del Ministero dell'Agricoltura di un aumento del prezzo del latte. "Certamente, la strada per risolvere i problemi di questo settore, perlomeno in Tunisia, è quella di aumentare le produzioni, in quantità e qualità. Questo per dare maggiore reddito agli agricoltori. Il progetto intende proprio contribuire in questo. Molti attori italiani della cooperazione (sia non-profit che privati) sono impegnati in azioni di cooperazione per migliorare le condizioni dell'allevamento in Tunisia, con azioni sia co-finanziate dalla Cooperazione Italiana, sia, come in questo caso, da azioni finanziate dalla Unione europea", ha spiegato all'ANSA Giuliano Ragnoni, responsabile e impegnato in vari programmi di cooperazione in Tunisia.

La partnership include istituti di ricerca, organizzazioni governative e Pmi tra cui, oltre all'Università della Campania "Luigi Vanvitelli", il Consiglio Nazionale delle Ricerche-Istituto di Scienze dell'Alimentazione, Kontor 46; per la Grecia l'Università di Agraria di Atene e l'Istituto di comunicazione e sistemi informatici; per la Tunisia l'Agenzia per la promozione degli investimenti agricoli, l'Agenzia per la promozione dell'industria e dell'innovazione e la Scuola superiore per ingegneri di Medjez El Bab; per il Libano l'Istituto di ricerca industriale, Berytech Foundation.

Per gli associati si segnalano per l'Italia, La Romana Farine e Master & Co srl, per la Tunisia, l'Institut Supérieur de Biotechnologie de Sidi Thabet (Isbst), l'Université de la Manouba, l'Office de l'Elevage et des Paturages (Oep), l'Institut Supérieur des Technologies de l'Information et de la Communication - Université de Carthage (Istic), per il Libano l'Università americana di Beirut e Agribator.

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