Kosovo: elezioni Serbia, continua a salire tensione a Nord

Spari a Mitrovica. Arrestati 2 serbi.Pristina minaccia uso forza

23 aprile, 15:16

(ANSAmed) - PRISTINA/BELGRADO, 23 APR - Continua a salire la tensione nel nord del Kosovo in vista delle elezioni del 6 maggio in Serbia. Nella tarda serata di ieri sconosciuti hanno sparato colpi d'arma da fuoco contro la sede di una associazione serbo-slovena nel settore nord (abitato da serbi) di Kosovska Mitrovica, provocando danni materiali ma nessun danno alle persone. L'incidente si e' prodotto non lontano dal ponte principale sul fiume Ibar, che divide in due la citta' del nord del Kosovo, un settore settentrionale abitato da serbi e uno meridionale con popolazione albanese. Nelle scorse settimane sempre a Kosovska Mitrovica un albanese era rimasto ucciso davanti alla sua abitazione per l'esplosione di un ordigno.

Nelle ultime ore intanto altri due serbi sono stati arrestati dalla polizia kosovara, con l'accusa di fare propaganda elettorale a favore del voto anche in Kosovo il prossimo 6 maggio, quando in Serbia sono in programma insieme elezioni presidenziali, legislative e municipali. Attivita' questa definita anti-costituzionale dalle autorita' di Pristina, che si oppongono con forza a ogni tentativo di Belgrado - che non riconosce l'indipendenza del Kosovo - di organizzare il voto anche in quella che viene ritenuta ancora una provincia meridionale della Serbia.

Per il progressivo aumento della tensione interetnica nel nord, la Kfor (Forza Nato in Kosovo) ha annunciato nel fine settimana un rafforzamento delle proprie truppe, con l'arrivo entro il primo maggio di altri 550 soldati tedeschi e 130 austriaci. In tale complessa situazione, il ministro responsabile delle forze di sicurezza del Kosovo, Agim Ceku, non ha escluso l'uso della forza per risolvere la crisi nel nord del Kosovo, anche se il ricorso ad essa, ha osservato, sarebbe l'ultima ratio. Cosa questa che ha indotto Goran Bogdanovic, il ministro serbo responsabile per le questioni del Kosovo, ad accusare Pristina di avere un piano per mettere in atto azioni di forza come quelle che portarono ai violenti scontri del 17 marzo 2004. In quell'occasione negli incidenti interetnici piu' gravi dall'arrivo delle truppe Nato in Kosovo nel 1999, 19 civili rimasero uccisi, altre mille persone rimasero ferite e 800 case furono distrutte, 35 chiese e monasteri serbi danneggiati e migliaia di serbi furono costretti a lasciare le loro case.

Alla base di tutti i problemi, ha detto Bogdanovic, vi e' l'idea mai messa da parte da Pristina di usare mezzi violenti per integrare il nord del Kosovo (a maggioranza di popolazione serba) nel resto delle istituzioni del paese. (ANSAmed).

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