Donne saudite al volante non mollano, ora è '31 novembre'

Manal al Sharif, giorno che non esiste per diritto senza tempo

25 ottobre, 21:16

L'attivista saudita Manal Al Sharif (archivio) L'attivista saudita Manal Al Sharif (archivio)

(di Luciana Borsatti) (ANSAmed) - ROMA- Il 26 ototbre come fra una settimana, ieri come il 31 novembre. Una data quest'ultima che non esiste, e che proprio per questo permette di affermare che il diritto delle donne saudite a prendere in mano il volante non ha limiti di tempo, e' per sempre. Si conclude cosi' il braccio di ferro tra il governo saudita, fermo nel far rispettare il divieto delle donne a guidare che nessuna legge formalmente sancisce, e il movimento nato sul web che invitava tutte le donne con patente presa all'estero a mettersi domani al volante. A spiegare la svolta, in un'intervista con ANSAmed, e' Manal Al Sharif, giovane pioniera del movimento Women2drive, che per essersi mostrata su internet mentre guidava subì nove giorni di carcere nel 2011. ''Il 26 ottobre era un giorno come un altro, aveva un valore simbolico, ma era scelto a caso - spiega su Skype, mentre addenta un panino che rivela quanto la sua giornata sia stata frenetica, tra telefonate, messaggi su twitter e contatti con le altre donne del movimento. ''Poi si e' scoperto che era il giorno del compleanno di Hillary Clinton'', e questo poteva prestare il fianco alle critiche. ''E cosi' abbiamo deciso per il 31 novembre, un giorno che non esiste, e soprattutto che non è il compleanno di nessuno''.... Manal sorride scanzonata, e continua.

''Finalmente siamo riuscite a mettere il governo all'angolo.

Finora era una controparte inafferrabile, che si nascondeva dietro all'affermazione che il divieto (formalizzato da una dichiarazione ministeriale del 1990 a seguito di una 'fatwa' in tal senso, ndr) era una norma voluta dalla societa'. E oggi abbiamo letto sui giornali che invece, per il ministero dell'interno, il divieto esiste davvero, sebbene senza alcun fondamento. La guida delle donne distrugge la pace sociale, dicono''. Oggi, sulle pagine del quotidiano panarabo Al Hayat, il ministero dell'Interno ammoniva che le norme che vietano il dissenso politico online sarebbero state applicate anche a chi sostiene sul web il diritto alla guida. E già si sapeva che chi non avesse rispettato il divieto rischiava l'accusa di mettere in atto una manifestazione politica. Ma quelli che alcune donne decideranno di fare domani, o un altro giorno qualunque, saranno solo atti individuali. ''E non credo che nessuna di loro sarà arrestata - afferma Manal - perche' ormai c'e' troppa attenzione dei media internazionali''.

Insomma, per Amal quella incassaata oggi dalle donne saudite e' una vera vittoria. Anche se la guerra non e' ancora vinta.

''C'e' una divisione nel Paese tra il re e il suo gruppo da una partel, piu' aperti al cambiamento, e il ministero dell'interno dall'altra ''. E chi non vuole cambiare, osserva, sa che se vince il movimento per le donne alla guida, ''il piu' forte nel Paese", sarà come se si aprisse la prima fessura nella diga. D'altra parte, osserva, ''dal 2004 vige il divieto di avere cellulari con telecamera, e tutti ne hanno almeno due. E dagli anni Novanta sono vietate le parabole satellitari, che tutti hanno''. Insomma, la società cambia molto piu' velocemente di quanto le autorità governative e religiose vorrebbero. ''Loro hanno piu' paura di quanta ne dovremmo avere noi'', dice ancora la givoane attivista, che lavora a Dubai ma torna regolarmente nel suo Paese. E conferma che si', molte come lei hanno ricevuto telefonate da funzionari che tentavano di dissuaderle dal proposito di guidare domani. A sostegno delle donne si e' schierata Amnesty International. "Le autorità saudite usano l'alibi per cui l'intera società è favorevole al divieto di guida - ha detto Said Boumedouha, direttore ad interim del Programma Medio Oriente e Africa del Nord di Amnesty - e sostengono che la legge non le discrimina. Allo stesso tempo, continuano a minacciare e intimidire le attiviste". Le quali "ricevono minacce telefoniche e online, vengono arrestate, si vedono vietare i viaggi all'estero, sono costrette a sottoscrivere documenti in cui dichiarano che non guideranno e sono screditate dai media". Le donne che guidano possono avere ripercussioni alle ovaie e all'apparato riproduttivo, aveva sostenuto un mese fa lo sceicco saudita Salah al Luhaydan. E nei giorni scorsi circa 150 religiosi conservatori avevano manifestato davanti al palazzo reale contro la possibilitaà di una revoca del divieto.

Ma se anche questa dovesse infine giungere da una monarchia disposta a mostrarsi aperta al cambiamento - faceva oggi notare sul sito di TV5Monde Safa Ben Saad, docente all'università di Tolosa ed esperta di diritti umani nel Medio Oriente - per la monarchia un terreno piu' facile e mediaticamnte redditizio da percorrere, di quello ben piu' ampio dei diritti umani nel Paese. (ANSAmed).

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