Spagna: Psoe verso notte lunghi coltelli dopo elezioni domenica

Sanchez tenta fuga in avanti, ma sondaggi lo danno per perdente

23 settembre, 10:31

Il segretario del Psoe Pedro Sanchez a sostegno della candidata Idoia Menda per la città basca di San Sebastian Il segretario del Psoe Pedro Sanchez a sostegno della candidata Idoia Menda per la città basca di San Sebastian

(ANSAmed) - MADRID - Tutto dipenderà dai risultati, ma le elezioni basche e galiziane di questa domenica potrebbero innescare più tsunami nella politica spagnola, in primo luogo nel partito socialista, al potere in alternanza con il Pp dalla fine del franchismo, ma oggi minacciato dall'emergenza di Podemos.

Se come prevedono i sondaggi - che però si sono platealmente sbagliati alle ultime politiche - il Psoe registrerà un nuovo tonfo molti analisti scommettono su una rivolta interna contro il segretario Pedro Sanchez pilotata dalla presidente dell'Andalusia Susana Diaz. Le indagini prevedono un Psoe dimezzato nel Paese Basco, superato nelle due regioni da Podemos e dai suoi alleati locali.

In Galizia danno la vittoria con maggioranza assoluta al Pp del premier uscente Mariano Rajoy, di cui Sanchez ha bloccato ad ogni costo finora l'investitura alla guida di un nuovo governo avvicinando il paese a nuove elezioni a Natale, le terza in un anno. La notte dei lunghi coltelli socialista potrebbe scattare il 1 ottobre, quando si riunirà il Consiglio Federale Psoe.

Lunedi', all'indomani delle elezioni Sanchez, ha deciso di riunire solo la commissione permanente del partito, di cui fanno parte suoi fedeli. Questo dopo che alcuni giornali nei giorni scorsi hanno previsto un tentativo di golpe immediato contro di lui in un esecutivo riunito al completo lunedi in caso di sconfitta. "Sanchez si prepara allo scontro", e in Galizia e Paese Basco il "Psoe lotta per evitare il disastro annunciato dai sondaggi", scrive El Pais. "Cerca di impedire un golpe dopo le elezioni" conferma Publico.

Sotto la guida di "El Guapo" il Psoe ha già incassato i suoi peggiori risultati storici alle politiche di dicembre e giugno.

Una ipotetica uscita di scena di Sanchez potrebbe sbloccare l'infinita crisi politica della Spagna, senza nuovo governo da 10 mesi, agevolando la formazione di un esecutivo di minoranza di Rajoy, condizionato dall'opposizione.

Ma se i sondagagi si saranno ancora una volta sbagliati e se domenica il tracollo annunciato dei socialisti non ci sarà, il quadro a Madrid potrebbe comunque cambiare. Sanchez si presenterà in posizione di maggiore forza davanti ai baroni al Consiglio Federale e proporrà di nuovo di tentare di formare - dopo il tentativo fallito in febbraio - un "governo del cambio" con Podemos, forse con il via libera esterno degli indipendentisti.

Sfidando cosi apertamente la rivale Susana Diaz, capo della potente federazione andalusa, che nei giorni scorsi lo ha avvertito che con gli 85 deputati su 350 del Psoe - contro i 170 che appoggiano Rajoy, Podemos ne ha 71 - "non si governa" e si va all'opposizione.

Le mosse del segretario Psoe hanno innescato una pioggia di critiche dal centrodestra. Rajoy lo ha accusato di essere "anti-patriota" di bloccare il paese per salvare la sua poltrona nel Psoe. Una critica condivisa da Albert Rivera, presidente di Ciudadanos, che oggi ha di nuovo escluso di appoggiare un ipotetico governo Psoe appoggiato da Podemos.

Se la Spagna non avrà un nuovo governo eletto entro il 31 ottobre si tornerà a votare il 25 dicembre. Prima però può ancora succedere di tutto. 

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