Gentiloni a Washington, stabilità Mediterraneo caposaldo globale

No a divisioni Libia. Assad non è uomo futuro ma serve la politica

20 aprile, 18:39

WASHINGTON - "La sicurezza nel Mediterraneo come caposaldo della stabilità globale è il tema del mio intervento". Lo ha detto il premier Paolo Gentiloni al think tank Center for strategic & international studies (Csis) di Washington. "L'Italia - ha proseguito - è impegnata ad affrontare le sfide delle crisi recenti, che dalla nostra prospettiva corrispondono a una serie di priorità: gestire in maniera efficace i flussi migratori, stabilizzare le aree di crisi in Medio Oriente e Africa, sradicare il Daesh. Per affrontare questi temi, è fondamentale riaffermare il legame transatlantico".

La Libia, ha detto ancora Gentiloni al think tank di Washington, "rimane in cima alle nostre priorità. Paese in cui più chiari sono gli errori della nostra visione passata". "La partnership Italia-Usa non solo è un'opportunità ma un dovere - ha aggiunto -. Adesso e' il momento per Usa e Italia di lavorare insieme per stabilizzare la situazione in Libia".

In Libia, ha continuato il premier, serve un "confronto tra attori globali e poi tra i sunniti, ma non penso che la divisione della Libia in due diverse parti, una più vicina all'Egitto e l'altra più islamica sia una buona idea, perché potrebbe portare più destabilizzazione e intervento esterno.

Dobbiamo coinvolgere tutti gli attori esterni, anche quelli come Haftar che non supportano il governo, ma non dobbiamo far passare l'idea che la divisione sia una buona idea".

"La nostra posizione - ha aggiunto rispondendo ad una domanda - e' che l'azione di Italia e Usa e' assolutamente cruciale perche' possiamo esercitare leadership, possiamo rafforzare il dialogo e il processo di stabilizzazione, possiamo evitare di trasformare la Libia in un nuovo teatro per la competizione di poteri esterni, sia regionali sia globali".

Quanto alla Siria, il presidente Bashar al Assad "non può essere l'uomo del futuro - ha affermato Gentiloni -. C'è una soluzione militare a Raqqa ma non a Damasco, perché a Damasco deve essere trovata una soluzione politica", coinvolgendo Assad ma anche le opposizioni, sotto l'egida dell'Onu.

L'attacco Usa contro una base aerea siriana voluta dal presidente Donald Trump e' stata "una risposta motivata all'uso di armi chimiche - ha detto ancora Gentiloni -, un messaggio chiaro a Bashar al Assad e credo che fosse la cosa giusta da fare. Ma questo non vuol dire dal nostro punto di vista che si immagini una soluzione militare della crisi siariana".

Dopo l'esito del referendum costituzionale in Turchia, ha infine detto il primo ministro, "guardando in una prospettiva europea mi auguro che vi sia una reazione inclusiva, che non lasci fuori meta' del Paese". 

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