Migranti: padre Zerai, i flussi non si fermano con muri e chiusure

Investire sviluppo i milioni spesi per meccanismi difesa

20 aprile, 20:20

ROMA - "I flussi non si fermeranno, per cui la risposta non è repressione, muri, chiusure e fili spinati. Quello che l'Europa non vuole capire è che bisogna andare alla radice del problema: laddove ci sono conflitti, ingiustizie, violazioni di diritti è necessario risanare". A parlare, al Sir, è padre Mussie Zerai, presidente dell'agenzia Habeshia.

Padre Zerai è anche tra i promotori di "Alarm Phone", una sorta di centralino telefonico, con sede in Germania, che lo aiuta a gestire tutte le telefonate che arrivano dalle imbarcazioni sul Mediterraneo, grazie ad una trentina di volontari che parlano le diverse lingue dei migranti. I volontari, sparsi in diversi Paesi europei, smistano le richieste di aiuto alle guardie costiere italiane e maltese, raccolgono informazioni e fanno lavoro di 'advocacy', sensibilizzazione e denuncia.

L'ultimo dossier documenta il "blocco dei migranti" voluto dall'Europa in alcuni Paesi africani, che causa serie violazioni ai diritti umani. "La polizia continua a fare retate in questi Paesi o sulle principali rotte di passaggio dei migranti, che poi finiscono nei centri di detenzione in Algeria e Sudan - spiega padre Zerai -. In Sudan le retate vengono eseguite dai cosiddetti 'diavoli a cavallo', i Janjaweed, pagati per arrestare i migranti. Li prendono e se pagano li lasciano andare, altrimenti li consegnano ai poliziotti sudanesi che li portano nei centri di detenzione. Ma anche i poliziotti chiedono soldi ai migranti per lasciarli andare, altrimenti li portano davanti ad un tribunale che li condanna al rimpatrio forzato". "Invece di spendere milioni e miliardi in meccanismi di difesa - rimarca il sacerdote eritreo - spendiamoli per creare contesti di vita dignitosa, sicurezza nei Paesi di origine o nei Paesi vicini che già accolgono centinaia di migliaia di rifugiati". (ANSAmed).

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