Libia: Msf, 3000 migranti bloccati in zone a rischio

Cibo e medicine per 2 settimane, sbarcarli in porti sicuri

18 aprile, 14:45

(ANSAmed) - ROMA, 18 APR - Migliaia di famiglie libiche in fuga, oltre 3.000 rifugiati e migranti bloccati nei centri di detenzione vicini al conflitto, che ricevono cibo e servizi base in modo saltuario e rischiano da un momento all'altro di trovarsi nel fuoco incrociato, strutture sanitarie con capacità limitata e scorte di forniture mediche per meno di due settimane. E' il quadro tracciato da Medici senza frontiere sulla situazione in Libia. "Msf chiede misure concrete per proteggere i civili e le infrastrutture civili, compreso il personale medico, evitando attacchi indiscriminati nelle aree popolate, e chiede l'immediata evacuazione dal paese degli oltre 3.000 rifugiati e migranti intrappolati nei centri di detenzione vicini ai combattimenti - spiega la nota - I combattimenti stanno aggravando le condizioni psicologiche delle persone nei centri di detenzione". Msf chiede che "gli Stati membri dell'Ue trovino un accordo per sbarcare le persone in porti sicuri, mettendo fine alle azioni punitive per ostacolare le organizzazioni umanitarie impegnate in mare".

(ANSA) - ROMA, 18 APR - Msf spiega che "nel centro di detenzione di Sabaa, oltre alle consultazioni mediche, le équipe di Msf hanno distribuito forniture di cibo per 5 giorni. Negli ultimi giorni, quasi 200 persone sono state trasferite dal centro di Ain Zara, che si trova a poco più di un chilometro dai combattimenti, a quello di Sabaa, a 6,5 chilometri dalla linea del fronte. Coi nuovi arrivati, la popolazione di quest'ultimo è arrivata a circa 540 persone, aggravando le già precarie condizioni generali. Con gli ulteriori 150 rifugiati trasferiti presso il Centro di raccolta e partenza dell'Unhcr la scorsa settimana, il centro di Ain Zara oggi dovrebbe essere vuoto.

Sebbene il numero di persone all'interno dei centri possa variare di giorno in giorno, al momento ci sono 135 persone in quello di Anjila, a 5,5 chilometri dal fronte, mentre pochi giorni fa c'erano 910 persone nel centro di Abu Salim, a 6,5 km dai combattimenti, che è considerato il più a rischio di essere coinvolto dal conflitto nei prossimi giorni". I team medici di Msf stanno anche fornendo kit per l'igiene in diversi rifugi per le famiglie libiche sfollate e hanno donato kit per feriti di guerra a due ospedali, uno a Tripoli e uno a sud della città. Altrove nel paese, Msf è particolarmente preoccupata per un gruppo di oltre 80 pazienti trasferiti due mesi fa in un centro di detenzione a Sirte, molti dei quali in gravi condizioni, perché non è più possibile fornire loro visite e cure mediche. "A causa del conflitto, infatti, tutti i trasferimenti medici gestiti da Msf dai centri di Khoms, Zliten, Misurata, Beni Walid e Sirte verso gli ospedali di Tripoli non sono più possibili". Msf ricorda che "una delle poche disperate opzioni, per libici e non, di fuggire dai combattimenti resta il Mediterraneo: "Non siamo in grado di verificare se le partenze in mare siano aumentate dall'inizio dei combattimenti. In assenza di qualsiasi meccanismo di ricerca e soccorso nel Mediterraneo centrale, la vita delle persone è a rischio tanto in mare quanto a Tripoli. La capacità di ricerca e soccorso in mare deve essere urgentemente implementata, e tutte le persone soccorse devono essere portate in un porto sicuro, come previsto dal diritto internazionale. Perché sia davvero possibile, gli stati membri dell'Ue devono trovare immediatamente un accordo su soluzioni per sbarcare le persone in porti sicuri, mettendo fine alle azioni punitive per ostacolare le organizzazioni umanitarie impegnate in mare. L'attuale ondata di combattimenti - la terza negli ultimi sette mesi - non fa che confermare gli irrazionali tentativi dei governi europei e di quello italiano per far sembrare la Libia un porto sicuro".

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