Tunisia: presidenziali, tanti candidati, pochi programmi

Fine polarizzazione islamisti-progressisti favorisce populismi

05 settembre, 15:50

(di Paolo Paluzzi) (ANSAmed) - TUNISI, 5 SET - E' entrata nel vivo in Tunisia la campagna elettorale per le elezioni presidenziali del prossimo 15 settembre. In attesa degli inediti confronti in diretta tv all'americana, i candidati hanno iniziato a battere il Paese in lungo e in largo e ad affollare i vari salotti televisivi e radiofonici sotto l'occhio attento dell'Alta autorità indipendente per le comunicazioni audiovisuali (Haica). Scopo principale dei 26 candidati - di cui uno dei favoriti, il magnate Nabil Karoui, è in carcere dal 23 agosto con l'accusa di riciclaggio e evasione fiscale -, conquistare il 30% circa di elettori ancora indecisi, secondo i sondaggi, e convincere i più giovani a recarsi alle urne, mentre si prevede già un alto tasso di astensionismo.

Difficile per l'elettore medio tunisino fare la sua scelta tra i 26 candidati mentre si hanno a disposizione poche informazioni sui loro vari programmi. Anche se nel 2014 i candidati erano 27, queste nuove elezioni si presentano diverse e più complesse per almeno tre ragioni fondamentali. La prima è la comparsa sulla scena politica di almeno due movimenti populisti, capitanati dal magnate Nabil Karoui e dalla "pasionaria" Abir Moussi, che in maniera diversa approfittano della difficile situazione politica ed economica per costruire il loro discorso politico. Moussi interpreta al meglio lo spirito del "si stava meglio prima" con il suo rifiuto della rivoluzione del 2011, mentre Karoui, grazie anche all'operato della sua associazione caritativa 'Khalil Tounes' si rivolge direttamente alla pancia degli elettori dicendo di voler "sradicare la povertà". Seconda differenza fondamentale con le elezioni del 2014 è il fatto che in corsa per la massima carica dello Stato vi è anche, fatto inedito nella storia politica della Tunisia, il premier Youssef Chahed, per il partito Tahya Tounes, facile preda per gli avversari che lo accusano di essere la causa dei problemi economici del Paese e di aver utilizzato la macchina dello Stato per farsi pubblicità. Terza differenza, i campi ideologici non sono più così marcati come nella precedente tornata elettorale, quando da un lato c'era il campo islamista-rivoluzionario, rappresentato da Moncef Marzouki e dall'altro il polo modernista di Béji Caïd Essebsi. Allora il rischio era quello di un'eccessiva polarizzazione della vita politica, ora, al contrario, ogni famiglia politica è rappresentata almeno da tre candidati, senza contare gli indipendenti. Gli islamisti hanno la scelta tra Abdelfattah Mourou, Hammadi Jebali e Hatem Boulabiar, tutti di Ennahdha o fuoriusciti da esso. La sinistra presenta anch'essa almeno tre candidati, Hamma Hammami, Abid Briki e Mongi Rahoui. Ma l'elettore può rimanere smarrito di fronte a una tale offerta di scelta. I due campi islamista e progressista-modernista sembrano essersi avvicinati negli ultimi anni, dicono gli esperti, e non c'è più il rischio di una polarizzazione eccessiva. Quello che manca è piuttosto una riflessione seria su cosa voglia dire essere islamista o progressista in Tunisia nel 2019. Solo la risposta a questa domanda potrebbe portare ad abbozzare una definizione di una reale identità politica, basata su programmi redatti in conformità alle proprie convinzioni. Ma come in altri Paesi, il rischio è che l'intera scena venga dominata dai populisti e dai candidati che riescano a comunicare al meglio al più grande numero di persone con argomenti facilmente comprensibili e con "frasi ad effetto".(ANSAmed).

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