Tunisia: legislative ridisegnano politica, Ennhadha in testa

Partita la corsa alle alleanze, Parlamento frazionato

10 ottobre, 16:18

Elezioni legislative in Tunisia Elezioni legislative in Tunisia

(di Paolo Paluzzi)

TUNISI - I risultati preliminari ufficiali delle elezioni legislative in Tunisia confermano i dati degli exit poll e vedono l'affermazione su tutti del partito islamico Ennhadha che ottiene 52 seggi su 217, seguito da Qalb Tounes, la formazione del magnate Nabil Karoui, con 38 seggi, dal social-democratico Ettayar (Corrente democratica) di Mohamed Abbou con 22 seggi, e la coalizione islamista Al Karama, guidata dall'avvocato populista islamico Seifeddine Makhlouf con 21 seggi. Seguono poi il Partito Desturiano Libero (Pdl) della pasionaria Abir Moussi con 17 seggi, il Movimento del Popolo con 16 seggi, Tahya Tounes con 14, Machrou3 Tounes con 4 seggi mentre i restanti 33 seggi sono andati a una grande quantità di liste minori indipendenti.

Si è trattato di un test importante per la giovane democrazia tunisina che domenica 13 ottobre dovrà anche decidere il proprio presidente, con la scelta tra il giurista conservatore indipendente Kais Saied e il magnate populista Nabil Karoui, liberato dai giudici proprio ieri, dopo 7 settimane di carcere con l'accusa di riciclaggio ed evasione fiscale. Il Parlamento che esce fuori da questo voto è un mosaico composto da tanti piccoli tasselli di diversi colori che non sarà facile ricomporre per giungere a una maggioranza stabile e ridisegna completamente il paesaggio politico tunisino dei prossimi cinque anni. Dopo lo tsunami del primo turno delle presidenziali del 15 settembre, con un voto che ha premiato due candidati antisistema, la consultazione di domenica scorsa conferma dunque la tendenza al voto-sanzione nei confronti dei partiti tradizionali, incapaci di dare risposte reali ai problemi della gente.

La bassa affluenza alle urne, fermatasi al 41,3% (mentre nel 2014 era stata del 69%), inoltre dimostra la disaffezione dei cittadini, soprattutto dei più giovani nei confronti della politica e con solo il 14,5% di donne capolista. Fa eccezione solo l'islamico Ennhadha poiché, secondo Anouar Maarouf, attuale ministro delle Telecomunicazioni, è stato l'unico a saper conservare la sua doppia natura di partito rivoluzionario e di governo. E da Ennhadha dovrà uscire il nome del premier da proporre al presidente della Repubblica per la formazione del nuovo governo. Per avere la maggioranza occorrono però 109 deputati e la logica dei piccoli numeri non aiuta. Per questo è già partita la corsa alla ricerca di nuove alleanze che possano garantire un minimo di stabilità. Il leader di Ennhadha, Rached Ghannouchi, ha annunciato che "il partito governerà da solo o in coalizione con le forze della rivoluzione", mentre il partito Qalb Tounes di Karoui ha dichiarato che "il partito rimane aperto a tutte le forze, i partiti democratici e le figure nazionali che vogliono salvare il Paese e che sono consapevoli della gravità della situazione economica e sociale". Lo stesso Karoui del resto aveva dichiarato di non volere allearsi con Ennhadha che ritiene responsabile, insieme al premier Youssef Chahed, della sua incarcerazione. Mohamed Abbou di Corrente Democratica ha annunciato l'intenzione di non allearsi con Ennhadha a meno che non gli vengano concessi tre ministeri. La lady di ferro, nostalgica del vecchio regime, Abir Moussi, ha detto invece che si potrà alleare con tutti meno che con gli islamici di Ennhadha. Con un'eccessiva frammentazione e un Parlamento con molti deputati indipendenti che non conoscono le regole della politica, la strada per la formazione di una maggioranza stabile in aula appare al momento piuttosto difficile.

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