Algeria: Bouteflika,spiragli di fronte alla crisi dei cortei

Analista, presidente si candida ma annuncia che sua era è finita

05 marzo, 15:57

(ANSAmed) - IL CAIRO, 5 MAR - Le proteste in Algeria contro la quinta candidatura di Abdelaziz Bouteflika hanno prodotto alcune ammissioni da parte dello stesso presidente uscente e confermato una circostanza: il Paese maghrebino cambia solo quando c'è una crisi. Le due notazioni sono contenute in un'analisi pubblicata dal sito del think tank "European council on foreign relations" (Ecfr).

Il quadro sono le manifestazioni di piazza iniziate il 22 febbraio, ripetutesi due giorni dopo e poi il primo e 3 marzo contro l'annunciata ricandidatura di Bouteflika alle presidenziali del 18 aprile nonostante l'82enne capo di Stato in carica dal 1999 sia infermo e parli a stento a causa di un ictus che lo colpì nel 2013. Nella lettera "attribuita a Bouteflika" e pubblicata domenica, sintetizza l'autore dell'analisi, Andrew Lebovich, si "riconosce che le richieste dei contestatori sono valide", che "l'esclusione sociale ed economica (inclusa quella legata alla corruzione) é un grande problema in particolare per i giovani" e che l'attuale sistema algerino (noto come "le pouvoir", "il potere") "non può rispondere adeguatamente a queste sfide". Il preannuncio di ulteriori elezioni presidenziali dopo la tenuta di una conferenza nazionale indetta per delineare riforme politiche, istituzionali, sociali ed economiche vuol dire "che il tempo di Bouteflika come presidente finirà presto", desume l'analista.

In questo ambito Lebovich ricorda che l'ex-banchiere centrale Abderrahmane Hadj Nacer, nel suo libro "La Martingale Algérienne", nota che l'Algeria si impegnata in vere riforme politiche, sociali ed economiche solo in tempi di crisi. E "tale crisi é ora visibile a tutti", aggiunge l'analista.

"Molti giovani algerini si sentono soffocati da costrizioni sociali, carenza di opportunità economiche e una classe politica che non corrisponde ai loro bisogni", scrive Lebovich.

"Le proteste non hanno un chiaro organizzatore", "l'opposizione resta gravemente frammentata" e "non c'é un chiaro successore di Bouteflika", ricorda l'analisi notando però come sia palese che "i manifestanti non vogliono cedere" e che "gli algerini non possono essere scoraggiati dagli appelli del governo alla stabilità e da riferimenti alla brutale guerra civile algerina degli anni Novanta o al conflitto in Siria".

Le manifestazioni peraltro hanno già prodotto dimissioni fra componenti del Fronte di liberazione nazionale, il partito di governo, e del "Forum des Chefs d'Entreprise", un'organizzazione imprenditoriale guidata da uno stretto alleato del presidente, segnala Lebovich.

Nell'analisi fra l'altro si sostiene che il richiamo alla primavera araba del 2011 "é riduttiva e non tiene conto di fattori specificamente algerini" come il fatto che "la struttura di potere dell'Algeria si estende al di fuori il cerchio interno della leadership" e che "rimane importante" il "fervore rivoluzionario e l'attivismo pro-democrazia" che portò alla creazione di un sistema multipartitico nel 1988. (ANSAmed).

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