L'addio a Ben Alì, per 23 anni padrone della Tunisia

Morto a 83 anni in Arabia Saudita, deposto da Primavera araba

20 settembre, 12:06

(di Patrizio Nissirio)

L'ex presidente tunisino Zine El Abidine Ben Alì è morto a 83 anni in esilio, in una clinica in Arabia Saudita, dove con ogni probabilità verrà sepolto. La sua uscita di scena arriva in una fase cruciale per la Tunisia in piena campagna elettorale per il secondo turno delle presidenziali. Lottava da tempo contro un cancro alla prostata.

Fino alla rivoluzione che lo costrinse a fuggire all'estero nel 2011, Ben Alì, secondo presidente dopo l'indipendenza, è stato il padrone assoluto della Tunisia, interlocutore rispettato di tutte le cancellerie occidentali e nordafricane, nonostante il suo pugno di ferro contro ogni dissenso e la corruzione di cui beneficiava la sua cerchia familiare, in primis la moglie Leila Trabelsi. Classe 1936, militare di carriera con grande esperienza internazionale (fu anche addetto militare, quindi ambasciatore a Varsavia), Ben Alì partecipa da giovane alla resistenza contro il dominio coloniale francese, finendo anche in prigione. Negli anni Sessanta fonda il Dipartimento della Sicurezza militare dirigendolo per 10 anni. La svolta politica negli anni '80: diventa ministro dell'Interno il 28 aprile 1986 e poi Primo Ministro, nell'ottobre 1987. E proprio contro Habib Bourguiba, che lo aveva nominato premier, Ben Alì dà vita ad un 'colpo di stato medico' (convince i medici a dichiarare il presidente incapace di intendere e di volere). Il 7 novembre 1987 diventa presidente, proseguendo la politica filo-occidentale di Bourguiba, combattendo l'integralismo islamico e per questo diventando il beniamino di Europa ed Usa.

Il suo partito, il Raggruppamento Costituzionale Democratico (ex Partito socialista desturiano), domina nel frattempo la scena politica nazionale e Ben Alì vince le elezioni del 1994 e del 1999 la con una percentuale bulgara di oltre il 99 per cento. Il controllo totale e assoluto del Paese viene formalizzato nel 2002 grazie all'imposizione di una riforma costituzionale che di fatto abolisce ogni limite alla sua rielezione. E nel voto del 2004 viene rieletto con oltre il 94% dei consensi. Nel 2009, ottiene il quinto mandato con una percentuale dell'89 per cento.

L'inizio della sua fine arriva il 17 dicembre 2010, quando Mohamed Bouazizi, un giovane fruttivendolo senza licenza, si dà fuoco per protesta contro il sequestro del suo banchetto.

Iniziano imponenti proteste di massa di giovani che chiedono lavoro e denunciano il carovita, ma chiedono anche libertà: proteste che si estenderanno presto a gran parte del mondo arabo, nella cosiddetta 'Primavera araba'. Oltre cento persone, tra civili e poliziotti, moriranno negli scontri. Ben Alì annuncia il suo ritiro dalla politica e si rifugia a gennaio 2011 nella sua villa di Abha in Arabia Saudita. Nel giugno dello stesso anno, iniziano numerosi processi a lui e al suo clan che riveleranno gli abusi e la corruzione di cui si erano macchiati, accumulando immense ricchezze. Lui stesso viene condannato a diversi ergastoli per la morte di manifestanti. Il suo ultimo messaggio ai tunisini è del 15 maggio scorso.

Pubblicato sulla pagina Facebook del suo avvocato e destinato a smentire le notizie sul suo stato di salute, suona come un testamento. "Da quando ho lasciato il mio amato paese, ho solo desiderato sicurezza, stabilità e sviluppo per il mio popolo...

questo fa parte del mio impegno nazionale e della mia responsabilità di statista". "Sono pronto con tutto il cuore a fare del mio meglio per questo Paese che ho servito sinceramente per 50 anni. Ringrazio tutti i tunisini che mi hanno mandato messaggi di amore e rispetto, assicurandoli che tornerò nel mio Paese".

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