Rivolte arabe, e' crisi economica a spegnerne le speranze

Servono nuovi modelli cooperazione, convegno Osce alla Farnesina

28 maggio, 19:21

(di Luciana Borsatti) (ANSAmed) - ROMA, 28 - E' la crisi finanziaria internazionale la cappa che rischia ora di spegnere le speranze delle rivolte e delle rivoluzioni arabe. E' una delle tesi emerse con piu' forza dalla conferenza Internazionale dell'Ocse (Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa) e il nuovo contesto per la cooperazione nel Mediterraneo svoltosi oggi alla Farnesina, su iniziativa deli istituti di studi strategici Ipalmo e Iai.

L'allarme e' giunto dalla Tunisia - con Chekib Nouira, presidente di un think-tank di imprenditori arabi, che ha sottolineato come sia proprio la disoccupazione il terreno piu' fertile per le violenze del nuovo estremismo salafita - e anche dal Marocco, per voce dell'ambasciatore a Roma Hassan Abouyoub. Tra Nord e su del Mediterraneo servono decine di milioni di posti di lavoro - ha detto il rappresentante del Regno parlando ad un'uditorio di diplomatici e analisti dell'area - e solo i costi per le infrastrutture necessarie a far fronte all'enorme fenomeno dell'urbanizzione verso le citta' costiere ammontano a 200 milioni di euro.

Ma se la principale preoccupazione dell'Occidente resta l'affermazione dell'Islam politico dopo le rivolte arabe, ''non dobbiamo averne paura - ha detto Abouyoub - fintantoche' viene rispettata l'alternanza''. E non e' affatto detto che questo superi la prova di governare le difficili transizioni in corso. Sposa il pessimismo anche l'analista israeliano Tommy Steiner, secondo il quale ''la primavera araba non poteva giungere in un periodo peggiore per Stati Uniti ed Europa'', dove la crisi ''non offre risorse sufficienti per lo sviluppo della regione''. Mentre il suo collega francese Jean-Francois Daguzan ha posto l'accento sul ''vuoto diplomatico'' apertosi con il venir meno dalla scena internazionale del nuovo Egitto, vuoto cui ora cercano di dare risposta Qatar e Arabia Saudita.

In tutto questo la diplomazia europea si interroga su come costruire su nuove basi un rapporto con il Nordafrica ed il Medio Oriente, creando un'iniziativa - ha sottolineato il presidente dell'Ipalmo Gianni De Michelis, ''non bilaterale ma multilaterale'' con un'area che quest'ultimo anno e mezzo ha radicalmente mutato creandovi pero' anche anche situazioni diverse l'una dall'altra che spingono alla frammentazione - come ha notato il consigliere dello Iai Roberto Aliboni, e ai rapporti bilaterali. Ma sul piatto di questo cooperazione, ha aggiunto De Michelis, va messa proprio l'economia, e la possibilita' della partecipazione ''ad uno spazio economico europeo''.

Mentre l'Unione per il Mediterraneo continua a soffrire della mancata soluzone del conflitto israelo-palestinese - sebbene la cooperazione sul piano settoriale abbia mostrato di funzionare, ha rilevato Christian Berger della Ue - l'inviato speciale del ministro degli Esteri per il Mediterraneo e le primavere arabe, Maurizio Massari, ha ipotizzato due diversi modelli possibili per una multilaterale integrazione euro-mediterranea. Uno che affianchi alla politica di vicinato della Ue un coinvolgimento ulteriore dei Paesi della sponda sud su un piano paritario, ma con condizioni quali il rispetto dei diritti umani; l'altro che crei una rete tra Ue, Nato e organizzazioni come l'Osce da una parte, e organismi come Lega Araba, Consiglio di Cooperazione del Golfo e Unione del Maghreb, in fase di rilancio, dall'altra.

''Avvertiamo l'esigenza di rafforzare le relazioni tra le due sponde del Mediterraneo sulla base di rapporti autentici, paritari e di lunga durata'', ha detto il ministro degli Esteri Giulio Terzi aprendo la conferenza. L'Osce, ha spiegato Terzi, ''può contribuire a mettere in pratica questo approccio di lunga durata'' con la sua expertise nello ''sviluppo del capitale umano, sostegno al ciclo elettorale, controllo democratico delle forze armate e di polizia, attività di capacity building nel settore giudiziario, alla tutela delle minoranze religiose, al coinvolgimento della società civile nelle scelte politiche'' e sulla tratta di esseri umani, il cui tema - ha annunciato - sarà al centro di una conferenza in autunno a Roma. Con l'obiettivo appunto di ''costruire una casa comune euro-mediterranea''.

Nella quale, ha aggiunto, dalla sponda sud viene ''una grande domanda di Italia, vista come interlocutore privilegiato e credibile. (ANSAmed).

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