Egitto: stampa, un 'ribaltone' tra islamisti su prestiti Fmi

Prima elezione Morsi viatico per inferno, ora una necessita'

28 agosto, 17:57

(ANSAmed) - ROMA, 28 AGO - Quello che per un islamista all'opposizione è un viatico per «l'inferno», per un islamista al potere sembra invece essere uno strumento necessario.

Mentre il Fondo Monetario Internazionale (Fmi) sta valutando se concedere all'Egitto gli aiuti per quasi 5 miliardi di dollari richiesti la scorsa settimana, la stampa locale parla di 'ribaltone' compiuto dagli islamisti nel loro atteggiamento nei confronti dei prestiti internazionali. Condannati infatti fino a poco tempo fa in quanto giudicati contrari alla sharia (la legge islamica), ora, al contrario, tali prestiti vengono auspicati.

A fare da spartiacque, l'elezione di Mohammed Morsi, leader dei Fratelli Musulmani, alla guida del Paese. "I politici islamisti sembrano aver fatto un rapido voltafaccia rispetto alla prospettiva di ricevere un prestito multi-miliardario dal Fmi», scrive oggi il quotidiano al Ahram, in un articolo dal titolo eloquente: «Dall'inferno al paradiso».

Prima che un islamista venisse eletto presidente, «alcuni di loro definivano il prestito internazionale 'haram', proibito; altri sostenevano semplicemente che se ne potesse fare a meno». Il precedente governo guidato da Kamal El Ganzouri aveva richiesto aiuti per 3,2 miliardi di dollari, ma l'accordo non era mai stato finalizzato proprio a causa del disaccordo del Parlamento, dominato dai Fratelli Musulmani. Lo scorso maggio, 200 milioni di dollari concessi all'Egitto dalla Banca mondiale avevano suscitato l'anatema di parte dei parlamentari islamisti, i quali avevano dichiarato all'agenzia di stampa nazionale Mena: «Questi soldi ci porteranno all'inferno». Una condanna dettata dal fatto che la finanza islamica (basata sulla sharia) proibisce di maturare interessi sui soldi prestati. Anche Sayed Askar, uno dei dirigenti dei Fratelli Musulmani, aveva affermato che il prestito avrebbe dovuto essere rifiutato in base ai precetti religiosi. Questo coro di voci critiche non si è tuttavia levato la scorsa settimana, quando il presidente Morsi ha chiesto a Christine Lagarde, direttore del Fmi, 4.8 miliardi di dollari di aiuti. Al contrario, molti nomi di spicco tra i politici islamisti si sono affrettati a giustificare la richiesta, affermando, sempre secondo il sito di al Ahram, che «in caso di necessità, la sharia concede ciò che è altrimenti proibito».

Il capo del partito salafita Nour, nominato di recente membro del team presidenziale, ha dichiarato che eventuali critiche sul prestito da parte di uno qualsiasi dei membri del suo partito «rappresenta solo un'opinione personale», che «non rispecchia la posizione del partito». (ANSAmed).

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