Le sue affermazioni giungono mentre la Striscia di Gaza è turbata dal suicidio del ventenne disoccupato Mohamed Abu Nada, immolatosi col fuoco di fronte all'ospedale cittadino al-Shifa.
Il padre ha riferito che la famiglia viveva in condizioni di gravi indigenza, con un bilancio mensile inferiore all' equivalente di 180 euro.
Fonti di Gaza spiegano che la 'bonanza' lungo la linea di demarcazione fra Gaza ed Egitto è iniziata nel 2005, con il ritiro israeliano dalla pista militare di frontiera, il cosiddetto 'Asse Filadelfi'. Le terre immediatamente vicine al confine non appartenevano a nessuno: bastava piantare una tenda, portare un generatore e iniziare a scavare un tunnel profondo fra 25 e 40 metri per cominciare ad entrare nel business del contrabbando. Il blocco israeliano seguito al colpo di mano di Hamas (2007) avrebbe dato ulteriore impulso all'industria. In pochi anni si sarebbe passati da 200 a 1200 tunnel. Hamas, aggiungono le fonti, non ha compreso subito il potenziale economico dell'ingresso clandestino a Gaza non solo di armi, ma anche di materiali di costruzioni, bevande, cibi, sigarette, medicinali. In seguito però ha imposto un controllo molto stretto. "Quei tunnel sono sfruttati da Hamas, che ne ricava finanziamenti massicci su cui si basa il suo governo a Gaza", ha affermato Abu Mazen. E da qui hanno mosso i primi passi, a suo parere, anche "i nuovi 800 milionari". Per mettere fine a questo fenomeno che reputa negativo, Abu Mazen consiglia adesso all'Egitto di ripristinare il transito delle merci alla luce del sole attraverso il valico di Rafah, fra il Sinai e Gaza, sulla base delle intese internazionali originali: vale a dire, restituendo all'Anp il controllo del confine. La probabilità che Hamas accetti la proposta in questi termini appare però al momento molto remota.(ANSAmed).










