Storico accordo Israele-Emirati, 'svolta per pace'

Usa mediano, stop annessioni.Netanyahu esulta. No di Abu Mazen

14 agosto, 11:07

(di Massimo Lomonaco) (ANSAmed) - TEL AVIV, 14 AGO - 'Storico'. Donald Trump ha definito così "l'accordo di pace" tra Israele e Emirati Arabi annunciandolo su twitter cogliendo tutti di sorpresa, compreso lo stesso premier Benyamin Netanyhu che ha lasciato a metà una riunione di gabinetto sul coronavirus. Un accordo che sarà firmato nelle prossime settimane alla Casa Bianca - come lo furono anche i due precedenti accordi di pace di Israele con l'Egitto (1979) e la Giordania (1994). E che ha come contropartita l'impegno da parte dello Stato ebraico di sospendere l'annunciata controversa annessione di parti della Cisgiordania, compresa la Valle del Giordano.

L'accordo toglie dal tavolo, almeno per ora, un macigno su ogni possibile ripresa dei colloqui di pace con i palestinesi.

Ma Hamas e la Jihad islamica da Gaza hanno già gridato al "tradimento", mentre l'Autorità nazionale palestinese del presidente Abu Mazen ha già respinto "con forza" l'intesa e ha chiesto "una immediata" riunione di emergenza della Lega Araba e dell'Organizzazione per la Cooperazione Islamica. "Questo passo - sostiene Abu Mazen - mina l'iniziativa per la pace araba, le decisioni dei vertici arabi e islamici, la legittimità internazionale e l'aggressione contro il popolo palestinese".

Contraria la Turchia: Gli Emirati stanno cercando di presentare questa intesa come una sorta di sacrificio per la Palestina, ma al contrario stanno tradendo la causa palestinese per servire i loro interessi particolari", dice il ministero degli Esteri di Ankara, mentre l'Iran definisce l'intesa "stupidità strategica da parte di Abu Dhabi e Tel Aviv che senza dubbio rafforzerà l'asse della resistenza nella regione".

L'Italia l'con favore, e la Farnesina scrive che l'accordo "costituisce uno sviluppo positivo, che ci auguriamo possa favorire la ripresa dei negoziati diretti tra israeliani e palestinesi nella prospettiva di una soluzione a due Stati giusta, sostenibile e duratura".

"Enorme svolta oggi! Storico accordo di pace - ha scritto il capo della Casa Bianca - tra due nostri grandi amici, Israele e Emirati Arabi". E "momento storico per un accordo di pace pieno e formale" è la frase con cui Netanyahu esulta raccontando in tv agli israeliani l'intesa.

Netanyahu ha subito rivendicato il suo "privilegio di firmare il terzo accordo di pace con un paese arabo". Ora è la volta degli Emirati ed anche se per ora si tratta di "una road map" diplomatica, come sostenuto dal principe ereditario Mohammed Bin Zayad, avrebbe in ogni caso un alto valore simbolico. Non sono pochi a sottolineare come avvio della svolta l'intervista che l'ambasciatore di Abu Dhabi negli Usa Yousef Al-Otaiba dette lo scorso giugno al giornale israeliano Yediot Ahronot in cui invitava Israele a sospendere l'annessione pena la rottura dei contatti sempre più frequenti tra i due paesi. Nel documento dell'intesa si sostiene esplicitamente che "la storica svolta diplomatica farà avanzare la pace in Medio Oriente" e annuncia che le delegazioni dei due Paesi "si incontreranno nelle prossime settimane per firmare accordi bilaterali" su numerose iniziative. L'obiettivo dichiarato nel testo dell'accordo è quello di "allargare i legami con altri Paesi nel mondo arabo e musulmano". "Usa, Israele ed Emirati sono fiduciosi - continua il documento - che altre svolte diplomatiche con altre nazioni siano possibili e lavoreranno insieme per raggiungere questo risultato". Infine, Israele ed Emirati "si uniranno agli Usa nel lancio di un'Agenda strategica per il Medio Oriente per allargare la cooperazione diplomatica, commerciale e di sicurezza". Un obiettivo che sembra aggirare il controverso - e contrastato con tutte le forze da Abu Mazen - piano di pace di Trump che dava invece il via libera alle annessioni di territorio palestinese da parte di Israele. Se la politica è in primo piano negli annunci, è l'economia che nel dettaglio del documento prende forma. Non caso Netanyahu ha sottolineato nel suo intervento che Israele ed Emirati Arabi sono i due paesi più "innovativi" della regione e che entrambi "hanno trasformato il deserto". Grazie all'intesa le due nazioni nelle prossime settimane firmeranno "accordi bilaterali su investimenti, turismo, voli diretti, sicurezza, tecnologia, energia, assistenza sanitaria, cultura, ambiente" e soprattutto - come evidenziato dal premier israeliano - "ambasciate reciproche".

(ANSAmed).

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