CULTURA: A ROMA LA CUCINA UNISCE ISRAELIANI ED EGIZIANI

DA BA’GHETTO, IL KOSHER APPREZZATO DA EBREI E MUSULMANI

16 settembre, 09:34

(di Cristiana Missori) (ANSAmed) - ROMA, 16 SET - La convivenza passa forse dalla cucina, ancora prima che dalla tavola. Anche tra i fornelli e' possibile lavorare in armonia, preparando falafel, hummus, cous cous, bamia, carciofi alla giudia e cervella fritte. A Roma sono tanti i ristoranti che offrono piatti mediorientali o specialita' giudaico romanesche, ma non sono poi cosi' numerosi quelli in cui proprietari israeliani assumono con serenita' inservienti egiziani, soprattutto quando il pensiero corre verso l'altra sponda del Mediterraneo, li' dove anche negli ultimi giorni la tensione e' tornata a salire tra i due Paesi. Nel cuore del vecchio ghetto ebraico, il ristorante Ba''Ghetto sembra, quindi, quasi un'oasi di pace. Victor e Mina, due dei cinque camerieri che servono in sala, sono due giovani copti, assunti da poco piu' di due mesi e molto felici di lavorare per i quattro fratelli Dabush: Ilan, Avi, Eran e Amit. Di madre egiziana e padre di origini libiche, proprietari di altri due ristoranti nella Capitale, i Dabush seguono un principio semplice. "Non e' importante se chi viene a chiedere lavoro e' di nazionalita' tunisina, marocchina o egiziana.

L'importante e' che sia bravo", spiega Ilan. Mina, ventiduenne, racconta quasi emozionato di quanto sia contento di essere riuscito ad essere assunto dai fratelli Dabush. ''Qui mi trovo davvero bene e francamente tutte quelle diffidenze che potrebbero derivare dalle tensioni internazionali proprio non le sento'', dice il giovane. Apprezzato da politici, giornalisti e attori, ma anche da rabbini e alti prelati, Ba''Ghetto e' frequentato anche da clienti musulmani. "I nostri piatti rispettano in tutto le regole della kasherut" (ossia l'insieme delle norme alimentari ebraiche che regolano la preparazione del cibo, ndr) - rimarca Ilan - ma la soddisfazione forse piu' grande, e' quando a sedersi qua sono clienti musulmani che ci chiedono se la nostra cucina e' davvero kasher'' (dunque halal, lecita anche secondo i precetti dell'Islam, ndr). La tavola puo' quindi unire, ma non e' detto che si riescano a superare le divisioni, perche' la politica riesce ad infilarsi anche tra le pentole. "A tavola - chiosa il proprietario - siamo tutti amici, salvo poi purtroppo alzarsi e tornare alle proprie idee". Questo fine settimana il ghetto di Roma si prepara a festeggiare la notte della Cabbala', con cui si inaugura la quarta edizione del Festival della Cultura ebraica. "Anche noi - conclude Ilan - aderiamo all'iniziativa, prolungando di circa tre ore l'apertura della nostra cucina".

Dal 17 al 21 settembre prossimi, la manifestazione proporra' una serie di eventi culturali - musica, teatro, degustazioni, incontri letterari - che si snoderanno nelle piazze, nelle strade e nei vicoli del ghetto in una no-stop dalle 20.30 alle 02.30 di notte. L'obiettivo e' quello di avvicinare e fare conoscere la Roma ebraica e la cultura ebraica al piu' ampio pubblico. (ANSAmed).

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