Sahrawi, 'ascoltiamoli, altrimenti lo faranno estremisti'

E' appello parlamentari italiani dopo visita a campi profughi

10 dicembre, 16:20

(ANSAmed) ROMA, 10 DIC - "Da decenni il popolo sahrawi porta avanti pacificamente le proprie istanze: o li ascoltiamo, o li consegniamo agli estremisti". Suona con forza il campanello d'allarme il senatore Stefano Vaccari (Pd), presidente dell'intergruppo parlamentare di solidarietà col popolo sahrawi, che stamattina, presso la Sala Nassiriya del Senato, ha presentato il resoconto della missione della delegazione interparlamentare nei campi profughi del deserto algerino. La data di oggi non è casuale: ricorre infatti la Giornata mondiale dei diritti umani. "Da quarant'anni - ha ricordato Vaccari -, i sahrawi aspettano di tornare in quella che considerano la loro terra, il Sahara Occidentale, da cui sono fuggiti negli anni Settanta per scampare all'avanzata marocchina. Da allora, sono un popolo in esilio".

Oltre 170mila persone vivono in campi profughi nel deserto algerino: baracche di sabbia, qualche vecchia tenda e niente altro, se non gli aiuti umanitari, che però, ha sottolineato il senatore, "vanno diminuendo". Per tenere i sahrawi fuori dal Sahara Occidentale, spiegano, il Marocco ha costruito un muro lungo 2.700 chilometri, alto 3 metri e imbottito con 5 milioni di mine anti-uomo. I sahrawi lo chiamano il 'muro della vergogna'. La delegazione parlamentare italiana non ha potuto avvicinarsi: questa barriera di separazione può essere osservata e ripresa solo da lontano. Oltre il muro, i sahrawi hanno costituito la Repubblica democratica araba dei sahrawi, solo in parte riconosciuta a livello internazionale, che governa sui territori liberati in passato dal Polisario, il fronte di liberazione popolare sahrawi. "Da 25 anni il mio popolo ha scelto di abbandonare la lotta armata e perseguire le proprie istanze di autodeterminazione seguendo la via politica", ha detto Omar Mih, rappresentante del Polisario in Italia. "Ma l'atteggiamento intransigente del Marocco, che rifiuta all'accesso persino agli inviati delle Nazioni Unite, sta spingendo la regione verso la guerra". Il timore evocato da più voci è che i giovani sahrawi - spesso con un alto livello di scolarizzazione, grazie a precise politiche del governo - possano abbandonare l'opzione diplomatica, finora infruttuosa, finendo per essere reclutati da Isis o altre formazioni estremiste. "Ormai siamo giunti al punto di non ritorno", ha dichiarato Vaccari. "Per questo chiediamo anche al governo italiano e alle istituzioni europee un impegno più determinato di prima al fine di contribuire alla riapertura delle trattative tra sahrawi e governo marocchino". (ANSAmed).

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