Coronavirus: Libano, 200 casi in affollata prigione a Beirut

Per le autorità, 'la situazione è sotto controllo'

18 settembre, 12:14

BEIRUT - Più di 200 nuovi casi di coronavirus si sono registrati nell'affollata prigione libanese di Rumie, vicino Beirut, dove le condizioni igienico-sanitarie sono considerate insufficienti a garantire l'incolumità degli oltre 4mila detenuti e delle guardie carcerarie.
E' la denuncia del presidente dell'Ordine libanese dei medici, Sharaf Abu Sharaf, secondo cui sono più di 200 le persone risultare positive al Covid. Non si precisa quante di queste persone sono detenuti e quanti guardie carcerarie.
Nei giorni scorsi una rivolta di alcune ore era scoppiata nel famigerato Braccio B della prigione di Rumie proprio dopo che si era sparsa la notizia di decine di nuovi casi di coronavirus. Le autorità affermano che la situazione è sotto controllo e che le persone risultate positive sono state trasferite in un edificio adibito a luogo per la quarantena. Dal canto loro i detenuti, che pubblicano sui social network video amatoriali e appelli, affermano di esser stati lasciati "da soli" e di rischiare di "morire" in carcere.
"Qui non c'è distanziamento né protezioni", affermano le voci che giungono dal carcere che ospita un numero di detenuti tre volte maggiore la sua capacità. Abu Sharaf assicura che l'amministrazione penitenziaria "ha preso tutte le precauzioni necessarie" ma che "il problema è la mancanza di cooperazione dei detenuti con i servizi sanitari e il non rispetto delle norme sanitarie eccezionali".

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