Migranti:Consiglio Europa,Italia e Malta inadempienti in Med

Con delega a Libia e ritardi soccorso messe a rischio vite umane

26 marzo, 15:29

(ANSAmed) - ROMA, 26 MAR - "Gli Stati Ue devono urgentemente cambiare le loro politiche migratorie nel Mediterraneo perché quelle attuali mettono in pericolo la vita e il rispetto dei diritti umani dei rifugiati e dei migranti". E' quanto ha ribadito oggi un portavoce del Commissario per i diritti umani del Consiglio d'Europa Dunja Mijatovic, che nell'ambito della Conferenza internazionale sul salvataggio delle vite nel Mediterraneo promossa da Asgi, in collaborazione con il Jesuit Refugee Service (Jrs) di Malta e Aditus, e con il patrocinio della Fondation Assistance Internationale (Fai), ha rilanciato le conclusioni di un rapporto sui Migranti con particolare riferimento al Mediterraneo e al ruolo degli Stati membri Italia e Malta.

"Molte azioni degli Stati membri - ha denunciato il sostituto di Mijatovic, impossibilitata ad essere presente - sembrano avere lo scopo implicito od esplicito di lasciare il campo libero alla guardia costiera libica perché intercetti le imbarcazioni di migranti". Il riferimento è agli accordi firmati da Italia e Malta con la Libia, all'operazione Irini e alle azioni contro le Ong. L'incontro ha fornito una panoramica sulle recenti prassi di 'non intervento' e di respingimenti in mare poste in essere in particolare dalle autorità italiane e maltesi sottolineando, afferma Asgi, la loro "(il)legittimità". "Le politiche dei Paesi europei - ha detto il portavoce della commissaria Mijatovic - stanno mettendo a rischio i diritti umani. Non solo si è continuata la politica dei respingimenti ma questa è diventata parte dell'approccio di riposta nel Mediterraneo: alcune situazioni che erano eccezionali sono divenute ordinarie, i Paesi stanno cercando di eludere i loro obblighi in termini di diritti umani e la loro capacità navale è stata sostituita dalla sorveglianza aerea. I ritardi negli sbarchi - ha continuato illustrando il Rapporto - hanno costretto le persone a rimanere per periodi prolungati su imbarcazioni delle Ong, i cambiamenti apportati dalle autorità italiane sono stati ben accetti tuttavia non è stato possibile osservare una collaborazione con i Paesi terzi. Si punta piuttosto sempre di più sulla esternalizzazione e in questo senso è preoccupante il rapporto con la guardia costiera libica poiché sappiamo che sono innumerevoli gli abusi in Libia. Gli stati europei hanno così delegato le loro possibilità di salvataggio".

"Un altro aspetto che preoccupa la Commissione - ha proseguito il portavoce - è che non bisogna rimpatriare le persone in Paesi dove sono in vigore torture e abusi. Inoltre, il Covid-19 ha imposto un ulteriore livello di complessità. Le autorità maltesi e italiane hanno salvato tante vite nelle operazioni quasi quotidiane e ciò è fondamentale ma gli Stati costieri non possono essere lasciati soli, la solidarietà deve essere incentivata, significa avere in mare più navi da salvataggio. Con Mare Nostrum l'Italia ha dimostrato che si possono salvare vite, l'Europa dovrebbe muoversi in questa direzione e in quella di agevolare le vie legali e sicure di accesso". "Bisogna anche smettere - ha aggiunto - di delegittimare il lavoro delle Ong: la mancanza di coordinazione con le Ong non fa altro che deteriorare l'intero salvataggio.

C'è bisogno di un maggiore coordinamento, i governi hanno spesso abdicato alle loro responsabilità e creato le condizioni per cui la gente poi affoga in mare".(ANSAmed).

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