Siria: Erdogan ora minaccia di rivolgersi alla Nato

Mosca preoccupata per scenario libico, strage di bimbi ad Hama

26 aprile, 20:39

(di Rodolfo Calo') (ANSAmed) - ANKARA, 16 APR - Per cercare di sbloccare l'impasse siriana, dove nemmeno il dispiegamento dei primi osservatori dell'Onu e della Lega araba riesce a impedire che continui la mattanza di civili, il premier turco Recep Tayyip Erdogan e' tornato a invocare un coinvolgimento dell'Alleanza atlantica. Una mossa che ha subito fatto drizzare preoccupate antenne a Mosca, la prima alleata del presidente Bashar Al Assad.

Come gia' due settimane fa, e senza il pretesto clamoroso dei sei feriti in un campo per profughi siriani in Turchia, Erdogan ha usato ieri il megafono pan-arabo di Al Jazira per far arrivare chiaro il suo messaggio a Damasco: ''La Siria deve sapere che in caso di nuove violazioni della frontiera'', Ankara compira' ''i passi necessari quale paese Nato'', ha detto il premier citando l'articolo 5 del Trattato atlantico, quello che - ha ricordato - ''considera un attacco ad un paese membro come se fosse portato all'intera Alleanza''. Erdogan, come sottolineano oggi i media turchi, ha ribadito di sperare che ''non si arrivi a questo punto''. Ma la dichiarazione fa il paio con l'indiscrezione fornita una settimana fa dal segretario di Stato americano Hillary Clinton: la Turchia sta pensando di attivare ''l'articolo 4'' quello che fa scattare le ''consultazioni'' a Bruxelles.

Un dettaglio che fa capire come qualcosa inizi a muoversi nella pur lenta macchina della Nato appesantita dai veti nazionali. Sembrano averlo ben capito a Mosca, dove un portavoce del ministero degli Esteri ha definito ''naturale'' registrare ''con preoccupazione queste dichiarazioni'' di Erdogan che, e' l'implicito ragionamento, aprono per la Siria uno scenario libico. E palesemente viene formulata l'accusa che i ribelli ''sono passati ad una tattica di terrorismo regionale su larga scala''.

Del resto, nonostante la missione degli osservatori che la Lega Araba vorrebbe far affluire piu' in fretta, in Siria si continua a morire. Tra ieri e oggi sono stati piu' di 70 i siriani, tra cui 11 bambini, uccisi dalle forze fedeli al presidente Bashar al Assad. La citta' di Hama, in particolare il quartiere di Mashaa Tayyar, e' stata la zona piu' colpita. Il regime, che ascrive ai ribelli ''piu' di 1.300 violazioni'' della tregua entrata in vigore il 12 aprile, sostiene che il palazzo di sei piani in cui si trovavano le famiglie delle vittime e' stato distrutto da un'esplosione avvenuta perche' al piano terra dell'edificio ''i terroristi'' stavano confezionando ordigni. Gli attivisti anti-governativi accusano invece l'artiglieria lealista di aver preso di mira il quartiere densamente popolato causando anche la morte dei piccoli. Denunciando proprio i bombardamenti su Hama, il Consiglio nazionale siriano (Cns) - che agli occhi della comunita' internazionale rappresenta tutta l'opposizione siriana sebbene questa voglia ancora provare a compattarsi in una assise convocata per il mese prossimo - ha chiesto una riunione d'urgenza del Consiglio di sicurezza dell'Onu. Un consesso a cui il Consiglio d'Europa ha chiesto formalmente oggi di attuare ''immediatamente un embargo sull'importazione di armi in Siria''. (ANSAmed).

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