Voci femminili del mondo arabo in mostra a Valencia

In 100 opere la rappresentazione della femminilità dagli anni 90

15 settembre, 18:24

MADRID - Voci femminili del mondo arabo, che rivelano la capacità politica di trasformazione delle donne in quanto agenti sociali. E' 'En rebeldía', ('In ribellione'), la mostra che l'Istituto Valenziano di Arte Moderna (IVAM) propone fino al prossimo 28 gennaio. Un centinaio di opere - fotografie, documentari e sculture - di 24 artisti dei Paesi arabi. In prevalenza donne artiste che indagano da diverse prospettive sulle realtà del mondo arabo, dagli anni Novanta a oggi, "e rompono stereotipi che si creano in Occidente", come ha spiegato il curatore dell'esposizione, Juan Vicente Aliaga, nel corso della presentazione ai media.
L'itinerario include anche alcune opere, realizzate da uomini, che propongono una riflessione sulla rappresentazione della femminilità.
"I passi avanti della tecnologia negli anni Novanta hanno aiutato molto per fare in modo che le donne abbiano mezzi per comunicare e, oggi più di sempre, grazie a Internet", ha osservato Aliaga. 'En rebeldía' si sviluppa su quattro assi tematici. Il primo intorno alla privacy della donna e al concetto di famiglia, espressi soprattutto attraverso opere che rappresentano sentimenti e il rapporto delle donne fra donne. Il secondo asse gira intorno al corpo, al desiderio e alla sessualità, per mostrare anche come nei Paesi arabi esistano diversi tipi di uomini e una grande diversità di abiti sessuali, rappresentati attraverso immagini di omosessuali e transessuali, generalmente perseguitati nei Paesi musulmani. Il terzo focus della mostra è centrato sulle donne negli spazi pubblici e sulle tensioni, quando non veri e proprio scontri, che a volte suscita tale presenza. Il quarto filo conduttore, infine, ritrae i conflitti storici decisivi come quello israelo-palestinese o le rivolte della Primavera Araba, evidenziando - secondo il curatore - "il peso che l'Occidente esercita sulla società araba" e i luoghi e i simboli dello spazio pubblico. Una mostra che semplicemente punta a sollevare interrogativi nello spettatore, nelle intenzioni delle artiste che partecipano alla collettiva. Fra queste, Nadia Benchallal, Mona Hatoum, Ghada Amer, Nermine Hammam, Zohra Bensemra, Diana El Jeiroudi, Farida Hamak, Arman Kenawy, Tamara Abdul Hadi, Zineb Sedira, Raeda Saadeh, Ahlam Shibli, Mohammed Soueid, Akram Zaatari, Leila Alaoui, Rana El Nemr, rula Halawani, Randa Maddah e Nidaa Badwan. L'esposizione conta su prestiti dell'archivio della Arab Image Foundation e della American University del Cairo.

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