Pesca: Tunisia, il futuro è nei progetti sostenibili

Studio: cooperazione e sviluppo comunità locali sono il modello

12 gennaio, 12:09

(ANSAmed) - TUNISI, 12 GEN - Lo sviluppo sostenibile del Mediterraneo e dei Paesi della sponda sud richiede un'azione a lungo termine e un approccio multidisciplinare che punti alla valorizzazione del territorio non in termini di puro sfruttamento ma analizzando le opportunità e l'utilizzo di approcci sostenibili e regolati delle risorse marine. Queste le conclusioni di un articolo del giornalista Domenico Letizia per 'Pesceinrete', nel quale si fa il punto sulla questione dello sfruttamento delle risorse ittiche nel bacino sud del Mediterraeo, che rischia di compromettere i già fragili equilibri dell'ecosistema marino del nostro bacino. Le tecniche di pesca industrializzate, massive e spesso illegali stanno però minacciando i mezzi di sussistenza delle popolazioni delle coste del Mediterraneo meridionale, facendo scomparire la pesca tradizionale praticata dalle comunità locai a favore di processi commerciali e industrializzati che rischiano di divenire una minaccia per i Paesi in via di sviluppo, scrive Letizia.

Tra i Paesi del Mediterraneo che stanno analizzando e affrontando il fenomeno della pesca illegale proponendo, in alternativa, cooperazione internazionale, tracciabilità e innovazione sostenibile, ritroviamo la Tunisia. La pesca tunisina ha ritrovato la propria importanza internazionale grazie alla "charfia", tecnica antica praticata soprattutto alle isole Kerkenna, inserita recentemente nella lista del patrimonio immateriale dell'umanità dell'Unesco, risultato di una stretta collaborazione tra Istituto Nazionale del Patrimonio tunisino (Inp) e Webport (il porto digitale del Mediterraneo ideato e curato dal Ciheam Bari, nell'ambito del progetto Nemo, con il sostegno dell'Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo, in collaborazione con i governi di Libano, Egitto, Tunisia, Algeria, Marocco). In Tunisia spiega ancora Letizia "attualmente vanno diffondendosi iniziative di cooperazione locale di pescatori artigianali impegnati ad utilizzare i metodi della pesca tradizionale e a integrare la pesca con l'agricoltura, prendendosi cura anche della vegetazione locale e valorizzando le tradizioni agrarie autoctone. Alcuni di questi progetti sono sostenuti dalla Fondazione Lighthouse che promuove la scienza e la ricerca, l'insegnamento, la cultura, i principi dell'ecologia e dello sviluppo internazionale". Rafforzare la cooperazione transfrontaliera in campo marittimo e sostenere le buone pratiche di vicinato fra la Tunisia e le regioni del Meridione italiano può rappresentare un ulteriore tassello per lo sviluppo dell'occupazione sostenibile per i Paesi del Sud, si legge ancora nell'articolo. "Nel paese nordafricano, il settore della pesca impiega circa 100.000 persone e rappresenta quasi il 10% dell'export agroalimentare della nazione. L'ammodernamento del settore della pesca, dell'acquacoltura e la riabilitazione del porto di Kelibia sono priorità che il governo di Tunisi vuole affrontare in un clima di cooperazione con l'Italia.

Progetto estremamente interessante è quello lanciato dal Programma "PRASOC", per la realizzazione di una linea di credito di 57 milioni di euro, di cui 50 milioni a credito d'aiuto e 7 milioni a dono, che è dedicato ai settori agricolo, della pesca e a quello dell'economia sociale e solidale.

Quest'iniziativa si configura come la prima operazione di credito misto tra la Cooperazione italiana e la Cassa Depositi e Prestiti che contribuirà con fondi propri alla realizzazione dell'iniziativa. Tra i progetti più innovativi recentemente avviati ritroviamo Surefish, vincitore del Bando PRIMA Observatory on Innovation, che vede lavorare assieme partner di cinque Paesi: Italia, Egitto, Libano, Spagna e Tunisia con il coordinamento dell'Italia da parte di Enco Srl e l'Università degli Studi di Napoli Federico II. (ANSAmed).

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