Tawakkul Karman, l'attivista yemenita Premio Nobel per la pace 2011, eroina della rivolta che ha cacciato il presidente-dittatore Ali Abdullah Saleh, rappresenta la nuova classe politica emersa dalle rivolte arabe. Religiosa, ma moderata (almeno per ora). Un islam politico ben lontano da quello dei barbuti terroristi che hanno ossessionato le opinioni pubbliche occidentali dopo l'11 settembre, nell'era Bush. Un islam che parla di democrazia, di diritti umani, e che per anni è stato ridotto al silenzio da vecchi dittatori laici, relitti del nazionalismo arabo, socialisti in gioventù e filo-americani nella vecchiaia.
Tawakkul ha 33 anni, è sposata e ha tre figli. Figlia di un ex-ministro di Saleh, laureata in Scienze politiche a Sanaa, giornalista, da anni si batte per la libertà di espressione nel suo paese. Quando è scoppiata la primavera araba, è diventata una delle icone del movimento in Yemen, finendo anche in galera.
Aderisce al partito islamico Al Islah, legato ai Fratelli musulmani, e ne incarna l'anima più moderata.
Ieri e oggi è a Roma, nell'ambito di un tour negli Usa e in diverse capitali europee. Una visita in Occidente per chiedere sostegno al progresso democratico del paese, dopo la destituzione di Saleh (partito il 22 gennaio per gli Stati Uniti) e prima della elezione del presidente di transizione il 21 febbraio (unico candidato il vice di Saleh, Abd Rabbo Mansour Hadi). A Roma Karman è stata ospite dei Radicali e di Emma Bonino e ha avuto colloqui con il ministro degli Esteri Giulio Terzi e col presidente Napolitano.
"Noi giovani della primavera araba abbiamo capito che quello che impedisce di realizzare la fratellanza fra oriente e occidente sono i governanti dispotici, corrotti e fallimentari - ha detto ieri l'attivista in un incontro al Senato, presenti il presidente Renato Schifani e il premier Mario Monti -. Questi governanti sono causa di una guerra interna ai nostri popoli e rappresentano un minaccia per la stabilità internazionale".
Siamo lontani dalla solita retorica anti-occidentale degli integralisti islamici. Per Karman, i nemici non sono ebrei e crociati. I nemici sono interni, sono i dittatori che negano democrazia e diritti umani, col pretesto della stabilità e della guerra al terrore. "La nostra rivoluzione comincia con la caduta del dittatore - ha spiegato -. Ora viene la seconda fase, una fase di transizione. Occorre cambiare i vertici delle forze di sicurezza ed eliminare la corruzione".
E qui Karman, bella e sorridente con il suo velo rosa a fiori, chiede aiuto all'occidente. Deve "congelare gli asset di Saleh e dei membri del regime", deve "espellere gli ambasciatori siriani e richiamare i propri ambasciatori in Siria".
Tawakkul non dimentica di sottolineare il ruolo delle donne nelle rivoluzioni arabe: una implicita risposta a chi ritiene che l'islam politico neghi i diritti dell'altra metà del cielo.
"In questa rivoluzione la donna ha assunto ruoli di guida. Donne sono state uccise per la strada... assassinate perché erano guide. Saleh diceva che dovevamo restare a casa. Ma la nostra risposta è stata: prepara la tua valigia, perché le donne faranno cadere il tuo trono". (ANSAmed).

