Da Prada e Fendi il femminile è femminista

Delicatezza è forza, in passerella libertà di giocare con cliché

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Chiudi Italy Fashion:Fall-Winter 20/21 Women's collections; Fendi (ANSA) Italy Fashion:Fall-Winter 20/21 Women's collections; Fendi

Niente è più femminista del femminile. Ne sono convinte Miuccia Prada e Silvia Venturini Fendi, che a Milano Moda Donna il 20 febbraio hanno portato in passerella donne libere di giocare con i cliché del femminile, di riconoscere la loro forza nella delicatezza e nella leggerezza, di spogliarsi delle imposizioni e delle censure.
    "Questa è una collezione fatta d'istinto, con la volontà di fare qualcosa di utile, che avesse un senso" premette Miuccia Prada, che vede nell'allestimento della sala della sfilata una metafora della condizione femminile: al centro una scultura di Atlante che regge il mondo sulle spalle, sulle pareti la leggerezza dei fiori. "Volevo rappresentare la forza delle donne: leggerezza, delicatezza, glamour, queste caratteristiche femminili - spiega la stilista - sono la vera forza delle donne". E se il potere si può trovare nel piacere, il glamour - con il suo ottimismo - diventa qualcosa di utile, per trasformare il quotidiano da pratico a estetico. Ed eccoli i cliché del femminile, le frange, i ricami, gli spacchi, le trasparenze, i tacchi, i trucchi, le pellicce, che si abbinano e ai tailleur austeri, alle camicie con cravatta, ai cappotti dalle spalle grandi, ai giubbini di nylon stretti in vita da onnipresenti cinture che disegnano linee a clessidra. E' in questo contrasto che la delicatezza diventa forza: così la gonna con le pieghe destrutturate e aperte si accompagna al blazer dalla linea over, la sottana trasparente con la camicia con la cravatta, la tunica di rete sportiva con le decolleté in vernice. E nello stesso capo convivono linee e tessuti maschili e dettagli iperfemminili, come nel cappotto nero tutto ricoperto di frange, che tornano sull'abito in lana grigio con le pieghe o nei maglioni di lana grossa lavorata a trecce. Per rallegrare una giornata di pioggia, gli stivaloni rosa o celeste, da mettere con il giubbino di nylon e la gonna glam. Al polso, astucci portarossetto, al collo medaglioni per un ritocco veloce al trucco, in mano borse gioiello decorate di passamanerie.
    Per Silvia Venturini Fendi, il fatto è che oggi, "essendo tutte donne forti, possiamo riappropriarci dei codici e dei luoghi comuni del guardaroba femminile, non abbiamo più bisogno dei codici maschili per essere ascoltate". Anzi, aggiunge la stilista, "oggi è sovversivo recuperare i codici femminili: femminile e femminista sono concetti che insieme si rafforzano".
    Sognando il giorno in cui "le donne di potere saranno vestite in chiffon rosa e non in grisaglia", Silvia porta in passerella la sua rivoluzione, per donne di ogni età e taglia, perché anche da qui passa la riaffermazione dell'identità femminile. Ed ecco questi cliché di cui riappropriarsi con fierezza, "così come oggi ci sono giovani donne che fanno una questione politica dell'avere qualche chilo in più". E allora via libera al rosa e al pizzo, alle giarrettiere e alle calze velate, ai gioielli e alle trasparenze, tutto ovviamente filtrato e abbinato a contrasto con tessuti ruvidi e linee scultoree. Così la giarrettiera diventa il cinturino della decolleté, il maculato da panterona si ingentilisce nel paisley del visone rasato e ricamato in velluto, i gioielli (creati in collaborazione con Chaos) sono ipertecnologici, dall'orecchino-penna alla custodia per lo smartphone. L'abito rosa boudoir ha le maniche scultoree, la sottoveste di pizzo ha una banda nera sul seno come la censura di Instagram, la camicia-camice ha il collo a sciarpa foderato di pizzo, le scollature ricordano il buco di una serratura, persino la giacca di flanella ha impunture che segnano il seno e stecche che sottolineano il punto vita. (ANSA).
   

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La figlia di Spielberg sogna carriera da porno-star

Mikaela sta iniziando a produrre filmati ose' in proprio

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La figlia di Steven Spielberg ha annunciato che vuole intraprendere la carriera di porno-star.
    Mikaela, 23 anni, adottata in tenera età dal regista e dalla moglie Kate Capshaw, in un'intervista al The Sun ha detto che ha già iniziato a produrre filmati ose' in proprio tuttavia ha specificato che non farà sesso con nessuno per rispetto del suo fidanzato. Aspira anche ad un ingaggio come strip-dancer e di riuscire ad avere una licenza da spogliarellista in Tennessee, stato dove risiede.  Non è nota la reazione di Spielberg.
    Mikaela ha detto di aver informato i genitori durante una conversazione via FaceTime e sembra che siano rimasti incuriositi della scelta. La giovane ha scelto 'Sugar Star' come nome d'arte. 

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Censis, quadruplicata in 10 anni spesa per gli smartphone

Tuttavia 25% italiani dice di non avere competenze per digitale

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Chiudi Censis, quadruplicata in 10 anni spesa per gli smartphone (ANSA) Censis, quadruplicata in 10 anni spesa per gli smartphone

In 10 anni gli italiani hanno quadruplicato la spesa per gli smartphone, ma il 25% della popolazione ammette di non possedere le competenze necessarie per l'ambiente digitale. Sono fra i dati del 16/o rapporto Censis sulla comunicazione, I Media e la costruzione di identità, presentato a Roma.

Stando ai numeri, mentre il valore dei consumi complessivi ha subito una drastica flessione, senza essere ancora tornato ai livelli pre-crisi (-2,0% in termini reali), la spesa per l'acquisto di telefoni ed equipaggiamento telefonico ha segnato negli ultimi 10 anni un vero e proprio boom, di fatto quadruplicando in valore (+298,9% nell'intero periodo, per un valore di oltre 7 miliardi di euro nell'ultimo anno). Anche la spesa per l'acquisto di computer, audiovisivi e accessori in 10 anni ha conosciuto un grande rialzo (+64,7%). Un boom controbilanciato dalla percentuale di italiani che ancora non padroneggia l'ambiente digitale. In particolare il 57,3% delle persone anziane confessa un totale deficit di competenze. 

Secondo il rapporto, il 3,5% degli italiani identifica la propria identità con il profilo social, una percentuale che sale al 9,1% tra i giovani: uno su dieci. I social network più popolari sono YouTube, utilizzato dal 56,7% degli italiani, poi Facebook dal (55 2%) e Instagram (35,9%.). Mentre WhatsApp è utilizzato dal 71% degli italiani. La famiglia costituisce per la popolazione ancora il primo fattore di identificazione (76,3%). Seguono l'essere italiano (39,9%), il legame con il proprio territorio di origine (37,3%), il lavoro (29,2%), poi la fede religiosa (17,2%), le convinzioni politiche (11,8%) e l'identità europea (10,9%).

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AS A LOCAL, Tra London Eye e Tate Modern così è diventata cool l'area a sud del Tamigi

Compiono 20 anni nel 2020 la ruota panoramica e il Millennium Bridge

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Chiudi Londra: London Eye è pink (ANSA) Londra: London Eye è pink

Nella Londra in continua trasformazione - il cantiere della Battersea Power Station a nord del Tamigi considerato il più grande sviluppo immobiliare della città con la realizzazione di appartamenti, uffici, campus (di Apple), luoghi culturali, hotel, domina ora il panorama delle gru sulla città - c'è un area, quella a sud del Tamigi che festeggia 20 anni dall'ultimo rinnovamento. Nel 2020 compiono gli anni due simboli di questa zona che ha perso progressivamente la vocazione operaia dell'Ottocento per diventare centralissima area ottimamente collegata e tra quelle maggiormente sottoposte alla gentrificazione come del resto tutto il centro storico di Londra. Parliamo del London Eye, la gigantesca ruota panoramica diventata la più grande attrazione turistica di Londra (dal 19 febbraio illuminata di rosa e brandizzata per la sponsorizzazione passata da Coca Cola a Lastminute.com, il portale inglese che pure festeggia 20 anni) e del Millennium Bridge (il ponte pedonale in acciaio tra il ponte di Southwark e il ponte Blackfriars che collega le due rive del Tamigi tra la Tate Modern e la cattedrale di St. Paul, in pratica tra Bankside e la City e che emoziona ad ogni attraversata) .

Negli anni dopo il 2000, in questa zona a sud del Tamigi furono inaugurati tra gli altri la gigantesca platea di concerti la O2 Arena verso Greenwich, il grattacielo di Renzo Piano The Shard (2012) . Lungo la riva da London Eye al Millennium Bridge, dribblanLondon Eye

Tate Moderndo giovani che sfrecciano sugli skateboard e i tantissimi convertiti agli spostamenti in bicicletta, si incontra la Oxo Tower, un centro polifunzionale molto cool con dentro negozi di design, arte ed artigianato, due gallerie d'arte, la Bargehouse e la Gallery@Oxo, un ristorante all'ottavo piano con galleria panoramica aperta a tutti e un'ottantina di appartamenti di lusso.​ E siccome siamo a Londra non possiamo dimenticare i teatri in zona dal National Theatre al mitico The Globe della compagnia di William Shakespeare, passando per l'Old Vic.

L'area di Lambeth, Southbank e anche fino a Southwark, a sud del Tamigi nel lato opposto alla Londra del Big Ben, di Westminster e Buckingham Palace, di Covent Garden e della City, è tra le zone diventate più di moda e dinamiche grazie al rinnovamento.

Milton definiva le strade tra Lambeth e Waterloo Road una sorta di ghetto popoloso di piccole case maleodoranti , ovviamente nulla di tutto questo è rimasto. Tuttavia, tra costruzioni ultramoderne e residenziali, ci si imbatte in stradine, come Lower Mash, rimaste intatte nel tempo con abitazioni a due piani e mattoni rossi, le council house, le case popolari proprio a ridosso della ferrovia e degli argini del fiume e con negozi super trendy. La costruzione della Waterloo Station, inaugurata a metà ottocento e rinnovata nel secondo decennio del Novecento, la più grande del Regno Unito e con il maggior numero di passeggeri ha cambiato decisamente l'area un tempo paludosa. Leake Street è un'altra stradina da non perdere, anzi un tunnel celebre per i graffiti di street art in continua realizzazione, una galleria d'arte viva in cui è tollerata l'attività altrimenti fuori legge. E' conosciuto anche come Banksy tunnel: è stato proprio l'artista nel maggio 2008 ad organizzare il Cans Festival sotto la galleria della Waterloo Station e a decorare quei muri con graffiti e dunque a dare il via a quella che è ormai una tradizione

Nella zona, dove non mancano pub storici (come The Hercules a Kennington Road, tra i più frequentati) una tappa immancabile è il War Imperial Museum. Soprttutton per la nuova galleria dedicata all'Olocausto, per il ciclo di incontri per ascoltare le testimoniante degli anziani veterani e dei testimoni oculari nel programma che celebra i 75 anni della vittoria della Seconda Guerra Mondiale e infine per il nuovo attualissimo progetto sui rifugiati vittime delle guerre dimenticate. 

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Censis, per un giovane su 10 identità coincide con i social

Social network più popolari You tube e Facebook

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Chiudi Studentesse con i loro smartphones in un'immagine d'archivio. ANSA / FRANCO SILVI (ANSA) Studentesse con i loro smartphones in un'immagine d'archivio. ANSA / FRANCO SILVI

Il 3,5% degli italiani identifica la propria identità con il profilo social, una percentuale che sale al 9,1% tra i giovani: uno su dieci. Sono fra i dati del 16/o rapporto Censis sulla comunicazione, I Media e la costruzione di identità, presentato a Roma. I social network più popolari sono YouTube, utilizzato dal 56,7% degli italiani, poi Facebook dal (55 2%) e Instagram (35,9%.). Mentre WhatsApp è utilizzato dal 71% degli italiani.
    La famiglia costituisce per la popolazione ancora il primo fattore di identificazione (76,3%). Seguono l'essere italiano (39,9%), il legame con il proprio territorio di origine (37,3%), il lavoro (29,2%), poi la fede religiosa (17,2%), le convinzioni politiche (11,8%) e l'identità europea (10,9%).

   

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La donna di Alberta Ferretti, sofisticata anche di giorno

Materiali certificati, check e ruches, stilista punta a tailorin

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Chiudi Italy Fashion: F/W 20/21 Women's collections; Alberta Ferretti (ANSA) Italy Fashion: F/W 20/21 Women's collections; Alberta Ferretti

E' sofisticata anche di giorno la donna vestita da Alberta Ferretti, in passerella a Milano Moda Donna.
Per lei, un daywear elegante dove vince il tailoring, spesso coordinato nei tessuti check del guardaroba maschile.

Il tutto in un percorso che - sottolinea la maison - parte dalla certificazione dei materiali per dare agli abiti i nuovi valori della sostenibilità.
"Ho iniziato a lavorare a questa collezione - spiega la stilista - pensando a una figura di donna lontana dalle definizioni prestabilite. Ho sempre lavorato sulla consapevolezza femminile ma questa volta mi sono spinta oltre per assegnare agli abiti il ruolo di ambasciatori di un daywear sofisticato e sostenibile".
Camicie, giacche, pantaloni e cappotti nello stesso check maschile in cashmere sono costruiti con tagli sartoriali, mentre altri completi svelano una nuova interpretazione del denim. I tagli sartoriali servono anche per modellare nuovi volumi sulle maniche delle camicie mentre altri modelli di camicie e di pantaloni in seta lavorata a fil coupé, con i loro volumi ampi, aprono la strada alla sera, ai top e le gonne in chiffon, i top costruiti con le frange fermate dai ricami, i cappotti in shearling o in cashmere, gli abiti in tessuti di broccato e i tablier in chiffon abbinati a pantaloni in seta moiré. I volumi e le forme si amplificano nei top e nelle gonne in chiffon crudo e negli abiti da sera modello nuvola, grazie alle ruches con gli orli sostenuti da un filo interno

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Moncler Genius, nuovi creativi e collaborazioni

JW Anderson entra nel progetto che va oltre il piumino

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Dodici installazioni, dodici visioni per Moncler Genius, fedele al suo messaggio "One House, Different Voices" che, alla terza edizione, accoglie lo sguardo creativo del nordirlandese JW Anderson e si apre ad esperienze oltre il piumino, come la collaborazione con Rimowa, da cui sono nate le valigie con led dove far apparire il messaggio che si vuole tramite un'app. A indicare l'apertura ad altri mondi, un'installazione di bici nata dall'incontro con i danesi di Mate Bike, che accoglie i 4000 ospiti - tra cui l'attore Will Smith - all'ingresso dell'ex macello di viale Molise, che domenica si aprirà anche al pubblico, che potrà accedere alla presentazione registrandosi sul sito del brand.
    Nell'enorme spazio abbandonato, 10 box diversi nascondono le collezioni dei vari 'genius' al lavoro per Moncler, a partire da Jonathan Anderson, che ha rivisto i capi più iconici del suo brand, JW Anderson, riproponendo come decorazioni pois e borchie a punta in nylon. Ha lavorato inoltre sul contrasto opaco-lucido e aggiunto rimandi country ai codici dell'abbigliamento urbano.
    "Sono affascinato dalla tecnicità e dall'essenzialità dei capi Moncler. Un piumino - dice il creativo - deve assolvere una funzione ben precisa ed è un aspetto che ho sempre tenuto a mente disegnando questa collezione, reinterpretandolo attraverso il mio gusto per l'astrazione pura".
    Per Moncler 1952, Veronica Leoni ha immaginato "un esercito di donne in cerca di un paradiso perduto. Mi sono ispirata - racconta - all'esotismo dell'inizio del XX Secolo, interpretandolo in un'ottica moderna e funzionale. Femminilità, eleganza e praticità sono le parole chiave. Sono particolarmente fiera della collaborazione con Girl Up, che si batte per la parità di genere, con cui ho realizzato degli special items con lo slogan "It's her right". Per la collezione uomo 1952, invece, Sergio Zambon ha reinterpretato lo stile di Los Angeles con quattro creativi locali. Ha scelto la strada della collaborazione anche Hiroshi Fujiwara, che per la linea Fragment ha incontrato Lewis Leathers, Pokemon, Kool & the Gang e Converse. Tra le presentazioni più scenografiche quella di Craig Green, con stampanti che sembrano dar vita ai piumini, e quella di Sandro Mandrino, con acrobati che si arrampicano sulle pareti per mostrare i nuovi piumini bianchi su cui la luce disegna dei graffiti. Ottica al femminile per Simone Rocha, che porta tutti al cinema per un video ispirato a Fellini creato insieme a Petra Collins.(ANSA).
   

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Gucci, dichiarazione d'amore al rito sacro della sfilata

Alessandro Michele 'rompe i muri' e nello show svela il dietro le quinte e la nostalgia d'umano

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Una "dichiarazione d'amore spudorata e narcisistica": Alessandro Michele prende in prestito le parole di Federico Fellini, diffuse nella sala in chiusura dello show, per spiegare ciò che lo ha spinto a squarciare il velo tra dentro e fuori, tra dietro le quinte e rappresentazione, mettendo tutto insieme in quello che non esita a chiamare "un rito quasi religioso". E così, il 19 febbraio a Milano Moda Donna, la sfilata Gucci per il prossimo inverno racconta questo "meccanismo complesso e quasi sacrale" che non è fatto solo di abiti, ma di tutto quanto ci gira intorno.

Ed ecco, sulla ribalta, per la prima volta, parrucchieri e truccatori, vestieristi e addetti all'ufficio stile, tutti con la divisa grigia da "fabbricatore di sogni", coprotagonisti dello show insieme al pubblico che li guarda e che partecipa al rito, preannunciato da indizi come il messaggio vocale inviato dallo stesso Michele e dalle foto arrivate sui cellulari degli ospiti poche ore prima dello show. Appena arrivati, la sorpresa, dietro il tendone non la sala, ma il backstage, con le modelle in accappatoio, i truccatori e i parrucchieri e lui, il direttore creativo, che si aggira tra il pubblico e gli addetti ai lavori, fermandosi per un saluto con Florence Welch, Achille Lauro, Dakota Johnson.

In sala, un velo rosa copre la piattaforma circolare che nasconde la seconda sorpresa: si spengono le luci, parte la voice over di Federico Fellini che racconta tutta la magia del cinema, dall'acquisto del biglietto alla scelta del posto in sala, e mentre si diffondono le prime note del Bolero di Ravel cade il telone a svelare il dietro le quinte di ogni sfilata. Ed ecco gli stand con gli abiti e i vestieristi già pronti ad aiutare modelli e modelle a entrare nella parte, anzi, nella sacra rappresentazione, scandita da un metronomo che sovrasta la scena rotante come un carillon. Mentre il direttore creativo-demiurgo gira tra gli stand, una dopo l'altra le modelle si vanno a posizionare sulla circonferenza, percorsa da un vetro che - spiega Michele - altro non rappresenta che il filtro di chi guarda.

"Come un fisico - racconta il direttore creativo - ho cercato di dare una forma a qualcosa di astratto, poi è bastato mettere dentro ciò che sta fuori, in un rito condiviso che porgo a chi è lì e sente di essere in quella confessione". Un senso di sacralità che si riflette nel crocifisso che accompagna gli abiti e i cappottini da bambino, ossessione della sfilata uomo dello scorso mese che ritorna anche al femminile, perché "c'è qualcosa di perfetto in queste cose da piccoli, ci vediamo libertà e perfezione, è il mondo che vorremmo: i bambini sono liberi e meravigliosi e ciò che mettono è un feticcio di libertà". Ed ecco quindi i cappottini da marinaretto, i cappelli inglesi da letteratura dell'infanzia, i fiocchi che sembrano quelli fatti dalla mamma all'ultimo minuto, le gonne a pieghe, i collarini di pizzo e le calzine ricamate, le scarpe con gli occhietti e il cerchietto di strass. E poi i jeans e le calze strappate, i collarini di pelle e i mini top fetish, gli abiti con la crinolina e i pantaloni svasati, i mocassini e i cappotti doppiopetto logati, in un invito a "accarezzare quella nostalgia d'umano - ha scritto Michele nel foglio protocollo distribuito all'ingresso dello show - che altri chiamano imperfezione".

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Diane Keaton rivela il dramma del fratello malato

Un libro alza il sipario, dietro luci Hollywood malattia mentale

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Chiudi Diane Keaton ai David di Donatello 2018 (ANSA) Diane Keaton ai David di Donatello 2018

Dietro lo scintillio di Hollywood, Diane Keaton nasconde un dramma segreto. Un fratello malato di mente abbandonato e trascurato in tutti gli anni in cui l'attrice e musa di Woody Allen inseguiva il successo nel cinema. Diane era la maggiore, Randy, vittima per tutta la vita di paranoie e fantasie violente, il più piccolo e l'unico maschio tra i figli di Jack e Dorothy Hall, una famiglia middle class modello nella California meridionale del secondo dopoguerra.

Oggi, 74 anni lei e 71 lui, la Keaton ha alzato il sipario su questa tragedia in un nuovo libro di memorie, "Fratello e Sorella", il secondo dopo "Then Again" del 2011 che rimase per sei settimane nelle classifiche dei bestseller. Gli Hall avevano quattro figli, tre bambine e Randy. Mentre Diane viaggiava per il mondo girando film con registi famosi, Randy viveva in squallida solitudine, bevendo fino a perderei sensi, terrorizzato dagli aerei che volavano bassi sopra la sua casa e preda di manie suicide che una volta lo portarono a tentare di uccidersi col gas in un garage. "Fratello e Sorella" è per Diane una forma di espiazione ma anche il suo contributo a far sì che malattie mentali gravi come quella di Randy vengano affrontate senza pregiudizi e con un atteggiamento di apertura.

"Molte famiglie passano quello che abbiamo attraversato noi. Perché io non l'ho esplorato quando ero ancora in tempo?". Randy soffre di demenza e Parkinson. Vive in clinica e le fantasie violente, come quelle documentate in una lettera alla sorella inclusa nel libro in cui immagina voler uccidere una donna, sono sempre più rare. Gli ultimi dodici anni hanno ammorbidito le sue paure e temperato l'ambizione sfrenata di Diane, così fratello e sorella, per la prima volta da quando dormivano nella stessa camera da bambini dividendo un letto a castello, hanno cominciato a passare tempo assieme.

"Volevo essere una diva. Volevo che tanta gente, tanti sconosciuti, mi amassero", scrive la Keaton: "Randy era all'opposto. Più andava avanti più diventava il barbone della strada, la chiacchiera del vicinato". Le cose sono cambiate. In una intervista al Washington Post l'attrice di "Io e Annie" racconta il suo rituale di ogni domenica quando va a trovare il fratello nella clinica. "Quando poteva camminare andavamo a prendere il gelato. Ora lo spingo sulla sedia a rotelle. Voglio avere una chance di essere una sorella migliore"

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Bellezza maschile, i nuovi trend giudicati dalle donne

Ceretta o petto villoso? Barba hipster o guance lisce? Sopracciglia disegnate o al naturale?

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Chiudi Bobby Abley - Runway - London Fashion Week Autumn Winter collections (ANSA) Bobby Abley - Runway - London Fashion Week Autumn Winter collections

Barba hipster o guance liscissime? Petto villoso o accuratamente depilato? Sopracciglia scolpite o al naturale? Ecco cosa le donne pensano delle nuove tendenze maschili in fatto di bellezza. Il portale europeo Treatwell ha intervistato i suoi utenti italiani. Le risposte? Non sempre scontate

Capelli più corti e barba più lunga su consiglio di lei
Due terzi degli uomini hanno confidato di aver più di una volta cambiato look per seguire il consiglio di una donna. Nella maggior parte dei casi i suggerimenti che li hanno portati a rivedere la propria immagine arrivavano dalla compagna , mentre poco meno di un quinto ha dato ascolto a un’amica e solo l’11% si è fidato del giudizio della mamma, di una sorella o di un’altra parente.
La fetta più consistente di intervistati  ha ammesso di essere andata dal parrucchiere per assecondare le opinioni di una donna accorciando i capelli, mentre oltre un terzo ha messo da parte schiuma e rasoio per lasciarsi crescere la barba su consiglio femminile. C’è anche chi, però, ha fatto l’esatto contrario: per far contenta la propria partner, un’amica o la mamma, un uomo su quattro ha deciso di radersi completamente.
To beard or not to beard, dunque? Quando si tratta di barba, i giudizi di lui e lei non sempre combaciano. Se, da un lato, una donna su due  ritiene che, purché curata, abbia il potere di rendere qualunque viso automaticamente più interessante, dall’altro “in barba” al giudizio femminile, la maggior parte dei rispondenti maschili  crede che, anche se perfettamente in ordine, non sia un attributo “miracoloso” e non possa quindi esser portata con disinvoltura da tutti.

Hairstyle: per piacere la prima regola è accettarsi. Al bando il riporto, via libera al look sale e pepe
Quando si tratta di hairstyle, invece, uomini e donne si trovano d’accordo. Sia lui che lei ritengono che il peggior passo falso in termini di look maschile sia non accettare i cambiamenti imposti dall’avanzare dell’età. Farsi il riporto per nascondere la calvizie è giudicato un errore imperdonabile dal 60% delle intervistate e dal 42% dei rispondenti maschi. La classifica dei dont's nella beauty routine di lui prosegue con il colore: un uomo che decide di tingersi i capelli quando iniziano a ingrigire è considerato out in misura uguale da entrambi i sessi (32%). Una voce fuori dal coro è rappresentata dalle ragazze di età compresa tra i 18 e i 25 anni: per l’80% di loro, infatti, gli acerrimi nemici della capigliatura maschile sono i capelli piastrati o con la permanente.
A prescindere dalle preferenze in termini di hairstyle, su un punto la maggior parte delle donne non transige: che siano corti, lunghi, grigi o tinti, è fondamentale che siano sempre puliti (48%). 

Sopracciglia ad ala di gabbiano? No, grazie
Per andare sul sicuro meglio puntare su un look naturale, non solo quando si tratta di capelli. Ben il 78% delle donne intervistate da Treatwell spiega di preferire gli uomini con sopracciglia sfoltite solo in zone strategiche: via libera a chi vuole scongiurare l’effetto monociglio, a patto che non ci si spinga oltre a rimodellare o ridisegnare l’arcata. Il restante 22% delle rispondenti bandisce anche i leggeri ritocchi e a lui consiglia di rinunciare alla pinzetta e di portare sempre sopracciglia folte e “selvagge". La predilezione femminile per arcate “nature” sembra ben chiara alla maggior parte degli uomini (87%); fa eccezione solo l’11% degli intervistati, convinto che le donne preferiscano, invece, visi maschili con sopracciglia perfettamente disegnate, simmetriche e lineari, frutto di un sapiente uso di pinzetta o ceretta.

Quello della ceretta non è un club per sole donne
Anche quando si tratta di depilazione, il campione femminile consiglia agli uomini di non lasciarsi prendere troppo la mano da spatola e cera. In generale, una donna su due dichiara di preferire l’uomo villoso a quello glabro. Di queste, il 32% si dice però disposto a chiudere un occhio sulla ceretta maschile in casi di forte irsutismo: meglio quindi che il look “teddy” sia relegato al cappotto di stagione.
Oltre un terzo delle intervistate crede che la ceretta maschile non debba spingersi oltre zone del corpo ormai “sdoganate”, come il petto o la schiena, ma cambiano le carte in tavola quando entra in gioco l’attività sportiva: il 50% del campione femminile dice sì a gambe e braccia lisce anche per lui, a patto che a sfoggiarle sia un atleta.
Di allenamenti e gare, invece, poco si curano gli uomini, quando si tratta di andare dall’estetista. Circa la metà di loro (47%) approva la depilazione maschile di qualunque zona del corpo e da parte di chiunque: che si tratti di braccia o petto, di sportivi o persone sedentarie, se la ceretta li fa sentire maggiormente a loro agio, “ben venga” commentano. A essere di larghe vedute non sono solo i più giovani: se la pensa così almeno un ragazzo su due nella fascia di età compresa tra i 18 e i 25 anni, anche gli over 55 tengono il passo (40%). L’interesse maschile per la depilazione: nell’ultimo anno gli appuntamenti dall’estetista da parte degli uomini sono infatti cresciuti a doppia cifra (+18%).

High five! La manicure è sempre più genderless
Un quarto circa (24%) delle intervistate ha rivelato che le mani sono la prima cosa che guardano in un uomo. Gli uomini si trovano d’accordo sull’importanza di avere unghie curate: uno su due (53%) conferma di sentirsi maggiormente a proprio agio quando sfoggia mani in perfetto ordine e poco meno di un quarto (24%) considera la manicure un aspetto fondamentale della propria beauty routine. Anche se apprezzata da uomini di tutte le età, ad ammettere di non poter fare a meno di avere unghie curate sono soprattutto i millennial (54%), seguiti dagli over 55 (23%).

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Una seconda vita per l’abito nuziale, fallo a teatro

A Roma uno spettacolo di Tonino Tosto con Todaro e Miseferi raccoglie i vestiti del giorno del Sì a scopo sociale

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Chiudi Moda: per lei abito nozze ispirato a 'Il bacio' di Hayek' (ANSA) Moda: per lei abito nozze ispirato a 'Il bacio' di Hayek'

Una seconda vita per l’abito nuziale? Raimondo Todaro e Gigi Miseferi si rendono protagonisti di una iniziativa  lanciata  con lo scopo di spargere una manciata di buoni sentimenti, gli stessi che porteranno sul palco del teatro Marconi di Roma, dal 20 al 23 febbraio, con lo spettacolo “Un letto per quattro. San Valentino 2020”, insieme a Marina Vitolo, Lorenza Giacometti, Giulia di Turi (scritto da Tonino Tosto per le regia di Sebastiano Rizzo e prodotto da).

Si tratta di una commedia che lascia anche spunti alla riflessione e che ha ispirato Todaro e Miseferi a realizzare una serie di video nei quali invitare il pubblico a presentarsi in teatro con abiti da sposa, abiti da sposo, accessori (guanti, fermagli, velo, pochette, bigiotteria, cravatte, papillon) che saranno raccolti dall’associazione Sowed, la Onlus fondata da Veronica Bello che si pone l’obiettivo di offrire un servizio a tutte quelle persone che sognano di avere un abito bellissimo per il loro grande giorno, ma che desiderano anche pensare al prossimo. Abiti e accessori saranno poi messi a disposizione del pubblico (durante alcuni eventi a tema) che potrà prenderli a fronte di una donazione il cui ricavato sarà destinato a iniziative volte all’inserimento sociale nel mondo del lavoro di donne, con un passato difficile alle spalle. Sul palco la commedia ideale per raccontare le vicissitudini di due coppie alle prese con problematiche comuni, e una giovane inquilina esuberante, che tra routine e noia scopriranno quanto non sia poi così difficile rendere il trionfo dell’amore non solo il bel finale di una favola. 

(martino.iannone@ansa.it)

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Alimentazione, il trend è sempre più verso diete sostenibili

Non contano le calorie ma la qualità di cosa mangiamo e quanto ci fa bene

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Chiudi Alimentazione sostenibile foto iStock. (ANSA) Alimentazione sostenibile foto iStock.

Che cosa ci piacerà cucinare di più? Che tipo di ingredienti saranno privilegiati? Quali saranno le principali scelte culinarie? Anche quest'anno parla di tendenze la ricerca condotta da Lightspeed/Mintel in collaborazione con Bimby su scelte e comportamenti dei consumatori in area food base europea (Francia, Germania, Italia, Spagna e Polonia), sulle scelte alimentari che saranno protagoniste nel 2020. Emergono trend interessanti: soprattutto la consapevolezza da parte dei consumatori dell’impatto delle loro scelte in materia di cibo sul mondo che li circonda, la maggiore sensibilità in merito all’emergenza prodotta dal mutamento climatico, unita alla convinzione che un cambiamento nelle nostre abitudini deve avvenire ora. Si respira tra gli intervistati un’adesione piena alle linee guida sulle ‘diete sostenibili’ indicate dalla FAO.
1. Alimentazione sempre più consapevole In linea con gli studi più recenti, la ricerca evidenzia come la maggior parte dei cittadini europei sia preoccupata di come e dove venga prodotto il cibo che arriva sulle loro tavole e in che modo questo possa influire sulla loro salute e su quella del pianeta. Ecco perché la qualità del cibo viene messa al primo posto: in particolare il 35% degli italiani dimostra interesse verso ingredienti più sostenibili, in ottica di rispetto dell’ambiente, della forza lavoro e della salute. Gli intervistati dichiarano di essere disposti ad accettare anche un prezzo più elevato per ingredienti che garantiscano questi valori. Si evince anche una vera e propria tendenza a combattere lo spreco alimentare a cui tutti i consumatori possono contribuire con piccoli gesti quotidiani: ottimizzare l’utilizzo di energia, ridurre l’impatto del packaging cucinando piatti in casa piuttosto che acquistarli pronti, assicurarsi della provenienza degli ingredienti, sceglierli stagionali e in generale diversificarne l’utilizzo per evitare che vengano prodotti intensivamente.
2. Il cibo come strumento di condivisione Gli europei si trovano tutti d'accordo: mangiare insieme piuttosto che da soli fa bene! Condividere un pasto con la famiglia o gli amici è un vero e proprio toccasana: il cibo, infatti, è una parte importante della nostra cultura e il suo valore rituale ci porta a condividere intorno a una tavola i momenti speciali della vita. In particolare, se si guarda all’Italia.
3. Nuove conoscenze nutrizionali: l’equilibrio di una dieta sana e bilanciata Se nel 1980 una buona alimentazione era sinonimo di diete e conteggio delle calorie, oggi la situazione è decisamente diversa. Le persone privilegiano un approccio olistico all’alimentazione, pensano alla prevenzione, ad invecchiare in modo sano, alla sostenibilità e le abitudini alimentari sono sempre più personalizzate. In Europa i consumatori sono interessati ai benefici per la salute correlati ai diversi alimenti, quali il miglioramento del sonno, la riduzione dell'ansia e l'aiuto al rilassamento. In Italia, per esempio, il 35% dei consumatori intervistati ricerca nel cibo elementi curativi della salute dei capelli e della pelle. E oltre il 60% degli intervistati a livello europeo è consapevole che ciò che mangia ha un impatto diretto sul proprio benessere non solo fisico, ma anche mentale ed emotivo. Nel 2020 la ricerca di una dieta bilanciata con attenzione alla nostra salute mentale fisica e emotiva è diventata un obiettivo primario degli europei e tra il 38% e il 43% degli intervistati si dichiara disponibile a un cambiamento radicale di stile di vita. Probiotici, yogurt, bevande fermentate e la ricerca di tutte le possibilità offerte dalle diverse culture culinarie con kefir, kombucha e altri prodotti fermentati, catturano l’interesse soprattutto dei consumatori under 35.
4. Verso un’alimentazione a base vegetale Consapevoli e interessati alla tematica del benessere animale e della sostenibilità degli allevamenti, gli europei di tutte le età sono sempre più propensi a cambiare le proprie abitudini alimentari in favore di una dieta a base prevalentemente vegetale. In Europa, infatti, tra il 37% e il 52% dei consumatori intervistati evita di mangiare carne per ragioni legate all’ambiente e circa il 40% crede che le proteine derivanti dalle piante siano più sane rispetto a quelle animali. Da qui la tendenza, sempre più presente, ad eliminare il lattosio: in particolare in Italia il 13% degli intervistati5non lo comprende nella propria dieta. Va riducendosi più in generale il consumo di latte e derivati, rimpiazzati da alimenti a base vegetale: tra coloro che li evitano troviamo l’11% degli italiani. Se non tutti sono pronti a diventare vegetariani o vegani, persino gli amanti della carne stanno riconoscendo la necessità di un suo consumo più ridotto e consapevole. Si è sviluppata recentemente, infatti, una nuova tendenza alimentare definita flexiteriana, che prevede il consumo di carne (rossa in particolare) solo in piccole quantità - per esempio una sola volta alla settimana - nella misura sufficiente e necessaria all’acquisizione di quei principi nutritivi altrimenti difficilmente reperibili con un’alimentazione 100% veg. È un dato di fatto che tra il 42% e il 60% degli europei intervistati voglia attenersi al consumo di carne solo una volta a settimana e che tra il 32% e il 59% stia cercando di sostituire le proteine animali con quelle vegetali.

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Milano Moda Donna senza l'Asia, il calendario delle sfilate

Negozi chiusi in Cina, soffrono tax free,Prada rimanda Giappone

Lifestyle Moda
Chiudi Milan fashion week: Prada (ANSA) Milan fashion week: Prada

Si è aperta sotto il segno della Cina, la grande assente di queste sfilate, la nuova edizione di Milano Moda Donna, che finoal 24 febbraio ospiterà 56 sfilate, 96 presentazioni e 34 eventi, per un totale di 188 appuntamenti. Ma nessuno nasconde la paura per il coronavirus, che si fa sentire già dalle assenze a questa edizione, con 1000 addetti ai lavori cinesi rimasti a casa.
    Non è un caso che l'inaugurazione del fashion hub della Camera Moda coincida con il lancio della campagna "China, we are with you", pensata per permettere al mondo della moda cinese di vivere l'esperienza della Fashion Week in streaming. Così 8 giovani designer partecipano virtualmente alla kermesse grazie a video e nuove tecnologie. L'unico presente è Han Wen, che abita a Londra. Non si è lasciata scoraggiare, invece, la 35enne Anna Yang che è arrivata l'altro giorno dalla Cina facendo scalo a Francoforte. La collezione del suo marchio Annakiki - da 4 anni sulle passerelle milanesi - era già pronta e lei ha deciso di mandare un segnale, confermando la sfilata in calendario sabato.
    Hanno deciso altrimenti, invece, Angel Chen, Ricostru e Hui, assenti dalle passerelle.
    Non sono solo i cinesi ad aver annullato la loro presenza a Milano: ci sono state defezioni - raccontano i pr delle grandi griffe - anche dal Giappone, dalla Corea e da Hong Kong, sia da parte dei compratori sia della stampa. Non viaggiano per politiche aziendali, per esempio, i buyers del grande department store Isetan. Per l'incertezza legata al coronavirus, anche Prada ha deciso di posticipare la sfilata della collezione Resort, originariamente prevista il 21 maggio in Giappone.
    "Questa decisione è stata presa in via precauzionale, nonché - spiegano dalla maison - come atto di responsabilità e di rispetto nei confronti di tutte le persone che lavorano o intendono partecipare alla nostra sfilata Resort 2021". Parla di "sconforto" dei partner asiatici Giuliano Calza di GCDS, che aveva appena aperto un negozio a Pechino, attualmente chiuso come il mall che lo ospita "perché l'aria condizionata è stata proibita". Stessa sorte per il negozio di Hong Kong, "appena aperto e subito chiuso". Allo show di sabato, ovviamente, non ci saranno i cinesi, "che solitamente erano 200".
    Un segnale concreto viene da Dolce e Gabbana, che hanno deciso di finanziare uno studio dell' Humanitas University, coordinato da Alberto Mantovani, mirato a chiarire le risposte del sistema immunitario al Coronavirus. "Sentivamo di dovere fare qualcosa per combattere questo devastante virus che, a partire dalla Cina, sta colpendo l'umanità intera. In questi casi - dicono i due stilisti - è importante fare la scelta giusta".
    E' ancora difficile calcolare l'impatto economico dell'epidemia: una simulazione "ottimistica" con i parametri Sars - secondo uno studio della Camera della Moda - indica una riduzione nell'export di moda italiano verso la Cina non inferiore a 100mln nel primo trimestre 2020 e a 230mln in caso di prolungamento della crisi a tutto il primo semestre. E c'è poi da calcolare, dice Nicoletta Spagnoli, alla guida del marchio Luisa Spagnoli, "il problema del turismo tax free: non soffrono solo i negozi cinesi, ma anche quelli turistici".
    Meglio guardare il calendario della settimana, che si apre il 19 febbraio sotto il segno di Gucci, con il vocale con cui Alessandro Michele invita allo show, e prosegue lo stesso giorno con Alberta Ferretti e i 10 anni di N21. Giovedì 20 tocca a Max Mara e Prada e Fendi e Moschino, venerdì 21 a Tod's, Emporio Armani, Etro, Marni, Versace, mentre sabato 22 apre la giornata Salvatore Ferragamo. Domenica 23 piena con Dolce e Gabbana e Giorgio Armani.
    E poi i debutti in calendario di Ports 1961, Gilberto Calzolari e Vìen, i ritorni di Moncler e Philipp Plein, entrambi con una collezione co-ed, così come Agnona, che presenterà la sua prima collezione uomo, Antonio Marras, Atsushi Nakashima, Boss, Bottega Veneta, Fila, GCDS, Frankie Morello, Missoni e Versace.

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Lettera a una bulla: "resta la mia voglia di vivere"

Scritta da una ragazzina vittima, premiata da prefetto Cremona

Lifestyle Teen
Chiudi Adolescente infelice foto iStock. (ANSA) Adolescente infelice foto iStock.

Al bullismo, nello specifico agli insulti e alle intimidazioni di una sua coetanea, ha risposto con l'amore, inviando una lettera di denuncia ma anche di perdono al quotidiano La Provincia di Cremona in cui si rivolge alla sua bulla "con affetto e compassione". È la storia di Flavia, undicenne che è diventata un esempio di coraggio e che è stata ricevuta e premiata dal prefetto di Cremona, Vito Danilo Gagliardi. "Flavia ha dimostrato grande determinazione e straordinaria nobiltà d'animo, consegnandoci un esempio eccezionale - ha sottolineato Gagliardi -. Il suo coraggio è doppio: quello di dichiarare e quello di perdonare. La giovanissima studentessa ci insegna così che gli atti di bullismo non devono piegarci, ma rafforzarci. Per questo ho ritenuto opportuno incontrarla e divulgare pubblicamente la sua preziosa lezione".    Il riconoscimento da parte del prefetto si aggiunge a quello già attribuito alla studentessa dal quotidiano La Provincia, con il direttore Marco Bencivenga che ha premiato Flavia durante la cerimonia dell'iniziativa 'Scriveteci le vostre parole d'amore', tradizionale evento organizzato per i lettori a San Valentino. 

  Ascolta "Da Cremona la lettera a una bulla" su Spreaker.

È da tempo che la studentessa viene minacciata e intimidita a scuola da un'altra ragazza del paese: prese in giro, violenza verbale e fisica, messaggi lasciati sul banco in cui le si augura persino la morte. Non ha mai reagito, Flavia. Se non sfruttando l'occasione offerta dal quotidiano cremonese e scrivendo quella lettera particolare: "Cara bulla, se è vero che da un lato hai cancellato in me ogni illusione del mio dorato mondo di bambina, dall'altro ti ringrazio perché mi hai dato carica e grinta - ha scritto Flavia -. Cara bulla, volevo solo farti sapere che mai riuscirai a spegnere la mia voglia di vivere".

La reazione è stata un fiume di apprezzamento da parte delle istituzioni. "Flavia è un buon esempio per tutti", hanno commentato il sindaco di Soncino, Gabriele Gallina, il vice sindaco di Cremona Maura Ruggeri e il provveditore Fabio Molinari, che ha aggiunto "sono fiero di Flavia e la scuola deve stare in prima linea contro il fenomeno del bullismo".

Orgogliosa di Flavia anche mamma Federica: "Mia figlia si è tolta un peso enorme perché l'escalation di violenze verbali si è via via trasformata in una vera e propria persecuzione. La scuola ha fatto perfettamente il suo dovere e noi possiamo dire di sentirci tutelate. Ora, con tutte queste testimonianze di affetto, ancora di più".
   

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Stivali e sneakers guidano la rivoluzione dello stile

Foglie di ananas anziché pelle, sabot da uomo, suole con la zip

Lifestyle Moda
Chiudi fonte Micam (ANSA) fonte Micam

Non chiamateli scarponi: gli stivali sono ormai gentili, sexy, eleganti e raccontano la moda così come le più sensuali calzature classiche col tacco. Al Micam, il Salone Internazionale della calzatura a Fiera Milano, le ultime tendenze raccontano di un "casual" sempre più ricercato che nobilita anche quegli accessori che una volta erano relegati solo a contesti specifici. Così, gli stivali non servono più solamente a proteggere dalla pioggia: lo stivaletto in gomma si arricchisce di una delicata finitura in maglia prestandosi a look profondamente femminili e a piacevoli accostamenti con gonne eleganti. E gli stivali texani "scendono da cavallo", si fanno vedere in città e si indossano anche in ufficio. Tra le proposte più hi-tech, lo stivaletto in gomma con tomaia in neoprene, il tessuto utilizzato per le mute da sub: è a prova del più torrenziale degli acquazzoni, ma conserva una sottile eleganza.
    Anche le sneakers hanno abbandonato da tempo il ruolo di "scarpe comode" per diventare calzature da passerella, da matrimonio, da ricevimento elegante, sia per uomo che per donna.
    Adesso sembra giunto il momento di fare il grande salto nell'eccentricità dell'haute couture: a Micam le sneakers più 'sostenibili' hanno infatti suole in spuma di alga e tessuto realizzato in corteccia di eucalipto, con la buccia dell'uva, o con mais e foglie di ananas. Diventano poi 'pelose' per i freddolosi, ostentando il pelo anche all'esterno, e imbottite. E poi ancora luminescenti, dai colori oro e argento, impreziosite da brillantini non solo per le occasioni serali. L'importante è non passare inosservati. Schegge di innovazione e di originalità nel design arrivano anche da big shoes dai colori fluo o pelle laminati in oro, bronzo e acciaio e "zip shoes" con suola e tomaia collegate da una lampo. Il design dà poi spazio a tacchi quadrati e sporgenti rispetto alla suola con scritte serigrafate in rilievo, mentre la classica décolleté diventa tavolozza per infinite sperimentazioni cromatiche, all'insegna della personalizzazione.
    Per l'uomo le calzature più glamour hanno le suole dipinte come vere e proprie tele d'autore, e incuriosisce il sabot, calzatura Made in Italy insolita per il mercato italiano, destinata soprattutto ai Paesi mediorientali. Semplice e leggera, ricca di fascino esotico, si distingue per la fibbia di strass, vistosa ed elegante.
   

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Burberry accende Londra, Tisci rivisita il classico

Sfilata dell'orgoglio british alla Lfw del dopo Brexit

Lifestyle Moda
Chiudi Burberry Autumn/Winter 2020 The Show (ANSA) Burberry Autumn/Winter 2020 The Show

Stesso giorno, stessa ora, diversa location. Lo scaramantico Riccardo Tisci ancora una volta si affida al suo numero fortunato da bastian contrario per mandare in passerella la collezione della maison per eccellenza della London Fashion Week (LFW).
    L'autunno-inverno 2020 di Burberry ha debuttato il 17 febbraio alle ore 17 snodandosi lungo una pedana di specchi sotto la volta vittoriana di vetro del Kensington Olympia Exhibition Centre, sulle note live di due grandi pianoforti a coda suonati con maestria da Katia e Marielle Labeque.
    Nelle prime file, il consueto parterre di ospiti celebri: dal cantante nostrano Mahmood, ambasciatore italiano del marchio che da ormai quattro anni anni fa leva sulla creatività del pugliese Tisci, alla bionda Cate Blanchett; per passare a FKA Twigs o all'eterna Naomi Campbell. Poi, ecco partire in marcia sulla passerella un esercito di top model e celebrità del jet set da copertina fra cui Gigi e Bella Hadid, Kendal Jenner, Maria Carla Boscono, Irina Shayk.
    Riccardo Tisci alla sua quarta stagione alla guida del marchio ritorna all'heritage: meno streetwear e più abbigliamento classico, seppure rivisitato in chiave contemporanea. Traendo ispirazione dai suoi ricordi di quando muoveva i primi passi come designer a Londra, lo stilista italiano ha intitolato non a caso la nuova collezione Memories.
    Il risultato? Un prepotente ritorno sulla scena dell'iconico check, Sua Maestà il quadrettino, assortito in tutte le sue possibili varianti. Così come altri motivi tradizionalmente British fra cui il Tartan e il Principe di Galles sia per lei che per lui, quasi a celebrare la tradizione dell'isola che fu impero nell'anno segnato per il Regno Unito e per l'Europa - non senza qualche incognita nella prospettiva futura del mondo cosmopolita della moda - dallo storico spartiacque (o cesura, chissà) della formalizzazione della Brexit.
    La palette ripesca quindi le tipiche tonalità Burberry del beige, grigio, nero e bianco, con l'occasionale incursione di tinte sgargianti come il rosso, anche in versione total look e pure per l'uomo.
    Capospalla e accessori restano d'altronde un cavallo di battaglia del marchio con trench dal doppio revers, paltò con il collo di shearling o eco pelliccia e giacconi trapuntati sul dietro e in lana rasata sul davanti e l'esordio di una nuova borsa, Olympia.
    Mentre la notte londinese brilla di frange luccicanti e catene, tintinnando di maglie metalliche che scivolano sulla silhouette. 
   

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Nozze di canapa, dal menù all'abito arriva il matrimonio a tema

Dalla fibra si ricavano i tessuti, dai semi le farine. Perfino l'album di nozze

Lifestyle Tempo Libero
Chiudi Nozze di canapa: a Canapa Mundi (sesta edizione 21-23 febbraio a Fiera di Roma) (ANSA) Nozze di canapa: a Canapa Mundi (sesta edizione 21-23 febbraio a Fiera di Roma)

Dal pranzo di nozze ai confetti, dal bouquet all'abito: con la canapa si può fare tutto, riscoprendo la pianta che fa parte del nostro patrimonio culturale, coltivata in gran parte dell'Italia qualche generazione fa. Anche un'intera festa di nozze. Come quelle organizzate da Sabrina Roghi che a Canapa Mundi, la grande festa della Canapa in Italia (sesta edizione 21-23 febbraio a Fiera di Roma) porta il suo progetto professionale ispirato dalla tradizione. Nelle 'Nozze di Canapa' tutto è a tema perchè dalla fibra di Canapa si ricavano preziosi tessuti e dai semi decorticati le salutari farine. Inoltre è possibile realizzare un intero menù di matrimonio per una inedita esperienza gustativa. I menù possono essere personalizzati sulle esigenze degli sposi, possono essere vegetariani, di carne o pesce non sottovalutando la stagionalità e le tradizioni delle regioni di appartenenza: qualche esempio? Sfogliatine di farina di Canapa con spuma di Grana e pere, crespelle sempre a base di Canapa con scaglie di tartufo, filetto al pepe rosa e seme decorticato di Canapa, polentine di farina di Canapa e mais con ragù, salmone in crosta aromatizzato all'olio di Canapa e per finire il gelato al CBD e affogato allo Champagne. Dal cibo ai confetti. Senza dimenticare album fotografici e bouquet con boccioli di canapa, partecipazioni e candele, segnaposto, centrotavola e specifiche mise en place: un connubio tra recupero di tradizioni, nuove tendenze e sostenibilità ambientale per portare a conoscenza del pubblico - e degli sposi -, tutte le molteplici proprietà di questa pianta tanto da poterci realizzare un matrimonio. Cibo dunque, ma anche liquori, cioccolato, dolci, praline, crunch croccanti per il dopocena.  Si possono realizzare con la carta in Canapa menù e partecipazioni e addirittura sviluppo e stampa di foto e ricordi di nozze, album fotografici in legno e canapa senza l'aggiunta di collanti chimici.
L'idea di Nozze di Canapa, ci racconta Sabrina, è nata per caso, mentre stava cercando in un vecchio baule delle tovaglie. Si è imbattuta nel corredo in Canapa lasciato in dote dalla nonna a sua madre.

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Balenciaga haute couture torna a sfilare a Parigi

Dopo 52 anni, con il direttore creativo Demna Gvasalia

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"L'haute couture è il principio fondante di Balenciaga, quindi è mio dovere creativo e visionario riportare Balenciaga all'alta moda. È al di sopra delle tendenze. È un'espressione di bellezza ai massimi livelli estetici e qualitativi e collega la visione moderna della maison alle origini". Parola di Demna Gvasalia, lo stilista georgiano alla direzione creativa della casa di moda, che dal 1968, quando il suo fondatore Cristobal Balenciaga decise di dire addio alla couture, non sfila più nel calendario dell'alta moda francese.
    Il couturier morì nel 1972. La casa rimase inattiva fino al 1986. Ora il ritorno nelle sfilate dell'haute couture parigina previsto per il prossimo luglio.
    Balenciaga fondò la maison in Spagna nel 191, stabilendosi a Parigi in 10 Avenue George V, nel 1937. Era considerato un maestro dell'alta moda per i suoi abiti scultorei nei quali tracciava silhouette sempre nuove manipolando l'altezza e la presenza o meno del punto vita. Sono trascorsi 52 anni dall'addio di Balenciaga e Demna Gvasalia sembra deciso a riportare la maison che appartiene al Gruppo Kering, ai suoi antichi splendori. Gvasalia, 38 anni, ha infuso nella casa di moda la propria impronta street. Uno stile che si discosta molto dal passato della maison tornata sotto i riflettori nel 1986, quando Jacques Bogart sa acquistò i diritti della griffe e lanciò una linea di abbigliamento. La prima collezione fu disegnata da Michel Goma nell'ottobre 1987, che rimase a casa per i successivi cinque anni. Fu sostituito nel 1992 con il designer olandese Josephus Thimister. Nicolas Ghesquière si unì come progettista di licenze, e alla fine fu promosso a capo designer nel 1997. Nel 2012, dopo 15 anni la separazione da Ghesquière funestata da una causa con il gruppo Kering, e il passaggio alla direzione di Alexander Wang che ha firmato la sua prima collezione presentata nel febbraio 2013. Nel luglio 2015, Balenciaga ha annunciato che si sarebbe separata anche da Alexander Wang che sarebbe stato sostituito da Demna Gvasalia.

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I Ferragnez sul podio degli influencer, tra loro gli Autogol

Sesta posizione per Valentina Ferragni, quarta per Diletta Leotta, effetto Sanremo?

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Chiudi 'Chiara Ferragni - Unposted' screening in Rome (ANSA) 'Chiara Ferragni - Unposted' screening in Rome

   Sono sempre i "Ferragnez" a dominare la classifica di gennaio dei primi 15 influencer, stilata da Sensemakers sulla base dei dati di Shareablee realizzata per PrimaOnLine. Ma tra moglie e marito, ovvero tra Chiara Ferragni al primo posto con The Blond Salad che conta 61 milioni di interazioni tra Fb, Instagram, Twitter, Youtube, e suo marito Fedez con 16,6 milioni di contatti, s'insinuano gli Autogol, trio comico che con le parodie calcistiche ha avuto 24 milioni di interazioni. Perde una posizione fermandosi sul sesto graidino Valentina Ferragni, sorella di Chiara, che a dicembre era quinta. La coppia più famosa della ‘sociosfera’ fa l’en plein anche nella classifica dei post più performanti di gennaio, aggiudicandosi dieci post su dieci. Il primo è un video di Fedez che fa uno scherzo cattivo alla moglie; lei non la prende bene e risponde con un insulto. In gennaio Fedez è stato anche protagonista di un botta e risposta sui social con Matteo Salvini, che non è entrato nella top ten ma è stato ripreso da molti giornali. Quarta posizione, con 7,9 milioni, per Diletta Leotta, la conduttrice della domenica sportiva di Dazn, che è stata tra i protagonisti del Festival di Sanremo (gli effetti sui social li vedremo nella prossima classifica). Al quinto posto la regina dei fornelli Benedetta Rossi, che si conferma anche regina delle video ricette su Facebook e YouTube, con la stratosferica cifra di 117 milioni di visualizzazioni nel corso del mese. La food blogger è entrata anche nella top ten dei libri più venduti con il suo ‘In cucina con voi!’, sottotitolo ‘Tutte le nuove ricette di Fatto in casa da Benedetta’, edito da Mondadori. Dopo Valentina Ferragni, settimo posto per la showgirl Giulia De Lellis, testimonial di brand della moda e della bellezza, che il 15 gennaio ha compiuto 24 anni, evento celebrato con una festa ‘a sorpresa’ dal compagno, il pilota del Moto Gp Andrea Iannone, molto commentata sui social. Ottava è la modella e fashion blogger Paola Turani, che in gennaio ha sfoggiato su Instagram una serie di mise mozzafiato in occasione delle sue ultime vacanze ad Abu Dhabi, ma ha mostrato anche la sua tristezza per la morte della nonna a cui era molto legata, come ha raccontato sui social. Nona è Alice Campello, la modella blogger, moglie di Álvaro Morata, attaccante dell’Atlético Madrid: a gennaio ha condiviso con i suoi fan i primi messaggi che si è scambiata con il calciatore quando si erano conosciuti, nel marzo 2016. Tra le new entry, al decimo posto c’è la web star 17enne Elisa Maino, diventata famosa due anni fa per essere stata la prima italiana a oltrepassare il milione di follower su Musical.ly con i suoi video musicali. All'11/o posto l’attrice Alice Pagani che interpreta la pariolina mora in ‘Baby’, la fortunata serie per Netflix diretta da Andrea De Sica. Dodicesimo gradino per Ultimo. Al 13/o posto c’è LaSabrigamer, vale a dire Sabrina Cereseto, una giovane monzese già finalista di Miss Italia cinque anni fa, grande appassionata di videogame, oggi spopola su YouTube con le sue video sfide con altri gamer. Infine, al 15/o posto c’è Gianluca Vacchi, imprenditore che gira il mondo facendo il dj e l’intrattenitore e su Instagram mette in mostra la sua prestanza fisica e la sua ricchezza.

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Harrison Ford pronto per un nuovo Indiana Jones

Il quinto capitolo della saga. Primo ciak previsto in estate

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 Harrison Ford è pronto per rimettersi i panni di Henry Walton Jones Jr, alias Indiana Jones. Lo ha confermato lo stesso attore durante un'apparizione all'Ellen DeGeneres show, specificando che le riprese del quinto capitolo della saga, protagonista un rispettabile e pacato professore di archeologia che gira il mondo a caccia di tesori, inizieranno la prossima estate. "Sarà divertente - ha detto Ford, 77 anni - non vedo l'ora".
    L'ultimo film del franchise, 'Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo' risale al 2008, vent'anni dopo il terzo, 'Indiana Jones e l'ultima crociata'. Il primo, 'I predatori dell'arca perduta' risale al 1981, ma nel 2008 è stato reintitolato 'Indiana Jones e i predatori dell'arca perduta'. Il secondo è 'Indiana Jones e il tempio maledetto' del 1984.

   

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