Agenda 2030: Barilla,siamo in ritardo ma prossimi 5 anni cruciali

Dobbiamo portare a bordo produttori, fornitori e distributori

Redazione ANSA ROMA

- "Siamo in ritardo sull'Agenda 2030: stiamo andando a rilento nel raggiungere gli obiettivi di sostenibilità e stiamo perdendo tempo nel razionalizzare i pericoli, nel ridurre i rischi dei cambiamenti climatici e dei problemi legati alla sostenibilità. Non possiamo permettercelo. Dobbiamo agire subito". E' il grido d'allarme lanciato dall'imprenditore italiano Guido Barilla, Presidente del Gruppo Barilla e della Fondazione Barilla (Bcfn) a margine della 75/a sessione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite in occasione della presentazione di uno studio nato per offrire soluzioni concrete agli operatori del settore agri-food realizzato dalla Fondazione Barilla, l'Un Sustainable Development Solutions Network, il Columbia Center on Sustainable Investment e il Santa Chiara Lab dell'Università di Siena. "

I prossimi cinque anni saranno cruciali perché dobbiamo portare a bordo quanti più produttori, fornitori e distributori possibili.
C'è però un grande rischio: che molti dei nostri colleghi, molti altri attori del mondo delle imprese, percepiscano il cambiamento come un pericolo e non abbiano il coraggio di agire davvero all'interno delle proprie aziende e di prendere decisioni (molto) difficili", ha osservato Barilla. 

Il sistema alimentare mondiale, dal campo alla tavola, evidenzialo studio, contribuisce fino al 37% alle emissioni di gas serra e usa il 70% di tutta l’acqua disponibile. Un quadro che impone investimenti importanti, peccato però che, nel mondo, al momento solo l'8% dei finanziamenti pubblici sia destinato al settore agroalimentare. Ecco perché, per raggiungere i 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Onu e rispettare gli Accordi di Parigi, sarà necessario ripensare il modo in cui il cibo viene prodotto e distribuito e a strategie finanziare nuove, che aiutino il settore agroalimentare a operare in una direzione più sostenibile. In tal senso si muove la “Farm to Fork Strategy”. Interventi che garantirebbero anche vantaggi economici, perché la stessa Commissione stima che sistemi alimentari sostenibili possano creare un nuovo valore economico per oltre 1,8 trilioni di euro. In questo contesto il documento illustrato oggi evidenzia “l’urgenza di un cambiamento nelle pratiche aziendali, a partire dai sistemi di misurazione e di rendicontazione, che necessitano di essere armonizzati e comparati tra loro per consentire alle aziende di capire quali siano le aree di intervento per diventare più sostenibili”.

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