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Fes: la voce magica di Antonella Ruggiero

Quando Antonella Ruggiero lancio' cinque anni fa il suo disco "Luna Crescente - Sacrarmonia", venne presentato come una opera di rottura dell'ex gola d'oro dei Matia Bazar; in fuga dalll'universo del pop nostrano e diretta verso generi piu' elevati, musicalmente e spiritualmente.

Ma la sua performance, ieri sera sul palcoscenico principale del Festival della Musica Sacra di Fes, nella suggestiva Bab Makina, ai margini della Medina della Citta' Santa marocchina, ha confermato che anche quando ascende verso i valori della sacralita' la cantante genovese non abbandona per questo le caratteristiche che la rendono una delle vocalist italiane piu' immediatamente riconoscibili: un amore del gorgheggio avvolto in costanti effetti di eco, una potenza della voce (intatta, dopo tutti questi anni) che solo occasionalmente si fa sentire al massimo delle sue possibilita', e il gusto del suono carezzevole, accattivante, coinvolgente.

La Antonella "sacra" e' semmai una versione piu' raffinata ed evoluta della Antonella "profana": ai manierismi neoclassici della sua carriera con i Matia Bazar - che erano la chiave del loro maggiore "hit", "Vacanze Romane" - si aggiunge ora un gusto per la cannibalizzazione di vari generi della cosiddetta "world music" (che altro non e' se non la musica non angloamericana...e il mondo e' vasto) filtrato pero' attraverso un atteggiamento pop non del tutto dissimile da quello di una Enya, con un risultato finale che, soprattutto tenendo conto del messaggio esplicitamente "spirituale" dei pezzi, ricorda i successi a meta' degli anni '80 della cantante yemenita Ofra Haza, o la ormai dimenticata anglo-indiana Sheila Chandras (che ebbe un solo successo in chiave indiano/mediorentiale, "Ever So Lonely").

Per combinare in modo efficace gli ingredienti di questa miscela, la cantante conta sulla flessibilita' del quartetto di corde Arke' - i cui musicisti non esitano ad abbandonare un violino per un sitar, o a pizzicare i loro strumenti per creare un effetto "andino" sul "Gloria" ripreso dalla "Misa Criolla" (la compilazione liturgica composta nel 1963 dall'argentino Ariel Ramirez in base ai piu' diffusi o noti generi della musica latinoamericana) - e la presenza del percussionista Ivan Ceccarelli, cruciale al momento di dare ai differenti pezzi una coloratura etnica e una base ritmica. In materia di riferimenti musicali globali, del resto, la Ruggiero dimostra un sano sincretismo: se il suo "Gloria" appartiene a una messa latinoamericana, infatti, il "Kirie Eleison" proviene dalla "Missa Luba" congolese, mentre il "Lodato sia il Signore" e' accompagnato da un versione piu' austera del suo tradizionale pop neoclassico.

La sua rilettura dell'"Aria sulla quarta corda" di Bach ci porta molto lontano dal semiplagio dei Procolo Harum ("A Whiter Shade of Pale") e serve a Antonella come piattaforma di lancio per uno dei suoi abituali e intricati viaggi vocali melodici, mentre l'unico pezzo strumentale dello spettacolo naviga non troppo distante dal dub con colorature celtiche dei britannici Dread Zone. E lo stile vocale della cantante risulta cosi' particolare e personale che anche quando cambiano le lingue dei testi (oltre all'italiano, il francese, lo spagnolo, l'arabo, il latino e il portoghese) la dizione e il fraseggio restano identici. La lingua della Ruggiero non ha bisogno di traduzioni, sembra essere gia' nata globalizzata.

Il pubblico della Bab Makina ha risposto con una certa freddezza alla proposta della cantante italiana, in un primo momento, ma con l'andare avanti della performance (16 pezzi, quasi due ore di concerto nell'orario principale del Festival) si e' lasciato sedurre da uno stile musicale del resto non del tutto dissimile da un certo gusto marocchino di mescolanza delle melodie popolari e di tematiche sacre, riscontrabile anche in altri spettacoli del Festival di Fes. Particolarmente applaudito uno squisito "Ave Maria" accompagnato dalle corde del quartetto Arke' in pizzicato e il "Kyrie Eleison", le cui radici africane, amplificate dalla ritmica piu' marcata del concerto, non potevano non ricordare al pubblico locale il suono degli "ensembles" religiosi di Marrakech.

Il palcoscenico del Festival di Fes -melange di generi tradizionali custoditi da eminenti etno-musicologi e ogni sorta di tentativi di fusione fra antico e moderno; sacro e profano- sembrava insomma fatto apposta per il suono della "nuova" Antonella Ruggiero, con un piede nella ricerca e la sperimentazione etniche e spirituali; ma l'altro ancora saldamente inserito nella staffa del pop melodico che per gran parte del pubblico mondiale si identifica totalmente con la canzone popolare italiana.

07/06/2006 10:14