SLOVENIA: ELEZIONI, VINCE NUOVA SINISTRA DI PAHOR
(di Franko Dota)
(ANSAmed) - LUBIANA, 22 SET - La nuova sinistra di Borut
Pahor, seppur di stretta misura, ha vinto le elezioni politiche
di ieri in Slovenia, imponendosi sulla maggioranza di
centrodestra del premier uscente Janez Jansa.
Quella di ieri è stata sicuramente la tornata elettorale
più incerta nella storia della Slovenia dall'indipendenza
raggiunta nel 1991, anche se ora, a schede scrutinate, si
prospetta ancora un periodo di incertezza nonostante il
centro-sinistra detenga un concreto vantaggio politico dovuto
alla maggiore possibilità di costituire una coalizione capace
di ottenere la fiducia nel nuovo parlamento di Lubiana.
Sulla base del 99,9 per cento di voti scrutinati, la
maggioranza relativa del 30,49 per cento dei voti e di 29
deputati, su un totale di 90, va al leader della sinistra,
l'eurodeputato socialdemocratico Borut Pahor.
Il premier uscente Janez Jansa, capo del centro-destra, ha
ottenuto invece il 29,32 per cento, pareggiando il risultato di
quattro anni fa, che gli vale 28 deputati al Drzavni zbor, il
parlamento di Lubiana.
"Questo è il risultato del nostro programma moderato", ha
commentato Pahor ringraziando gli sloveni "per aver triplicato
i risultati del partito rispetto a quattro anni fa". Infatti, i
Democratici sociali (Sd) di Pahor sono sempre stati il secondo,
se non il terzo partito delle coalizioni di centro-sinistra che,
guidate dai Liberal-democratici (Lds) dei "padri
dell'indipendenza slovena", Milan Kucan e Janez Drnovsek,
dominarono la scena politica di Lubiana dal 1990 al 2004.
Adesso i ruoli sembrano capovolti, e se non ci saranno colpi di
scena, sarà la nuova sinistra, moderata e socialdemocratica,
pazientemente costruita da Pahor, a prendere le redini del
governo nel quale i vecchi liberali saranno i partner minori.
Insieme il 'terzetto di sinistra'', l'Sd di Pahor, i liberali
Zares (Davvero) di Grgor Golobic, ex segretario di Drnovsek, e
l'Lds incassano il 45 per cento dei voti e 43 deputati, tre in
meno della maggioranza parlamentare necessaria.
Tutto sembra dipendere dalla scelta del Partito dei
pensionati (Desus), che con il 7,5 per cento dei voti e 7
deputati diventa l'ago della bilancia. Il capo del partito,
l'attuale ministro delle difesa Karl Erjavec, si è detto
disposto a negoziare con Pahor ed ha già chiesto tre ministeri.
A favore di Pahor gioca anche il fatto che il buon risultato
fatto registrare in sostanza da Jansa vada a scapito dei suoi
alleati più fedeli. I cristiano-sociali della Nuova Slovenia
(Nsi) sono sprofondati al di sotto dello sbarramento del 4 per
cento e non entrano in parlamento, mentre il Partito popolare
(Sls) scende da sette a cinque deputati.
Al momento Jansa non ha in sostanza nessun alleato affidabile
col quale formare una coalizione. Gli resta solo il controverso
nazionalista Zmago Jelincic i cui cinque deputati però non gli
bastano per ottenere la fiducia.
Il successo del 44-enne Borut Pahor, ex comunista, oggi
membro del gruppo socialista al Parlamento europeo, è dovuto in
primo luogo al suo impegno per un "più solido" welfare, alle
promesse di aumentare il salario minimo garantito e le pensioni,
di continuare con le graduali privatizzazioni, ma mantenendo
sempre una quota significativa dello Stato nelle aziende chiave.
A favore di questa lieve svolta a sinistra hanno giocato
anche l'incalzante inflazione degli ultimi mesi e le gravi
accuse di corruzione mosse a carico di alcuni dei più alti
dirigenti del governo, incluso lo stesso Jansa.
Ma più di tutto questa vittoria di Pahor si potrebbe
attribuire al timore della maggioranza degli sloveni di veder
svanire in un momento di crisi internazionale la prosperitÃ
economica e la sicurezza sociale costruita negli ultimi
vent'anni. E Pahor, con le sue promesse incentrate sulla
crescita dei salari e il contenimento dell'inflazione, sembra
aver toccato il tasto giusto. (ANSAmed).
2008-09-22 09:27