LIBIA: STRETTA SU ACCORDO, DELEGAZIONE TRIPOLI A ROMA
(ANSAmed) - ROMA, 20 AGO - Proseguono a ritmi serrati le
trattative tra Italia e Libia per la firma di un accordo storico
che il premier Silvio Berlusconi punta a chiudere entro la fine
di agosto.
Sulla scia della visita a Roma del 7 agosto scorso del primo
ministro libico El Baghdadi Ali El Mahmudi, ieri è arrivata a
Palazzo Chigi una delegazione di Tripoli (guidata dal vice
ministro degli Esteri Abdelati al Obeidi) per incontrare il
ministro degli Esteri Franco Frattini e il sottosegretario alla
presidenza del Consiglio Gianni Letta: a loro, infatti, il
premier ha affidato i dettagli di un negoziato che va avanti
ormai da anni e la cui eventuale finalizzazione potrebbe essere
suggellata a breve da una visita dello stesso Berlusconi in
Libia dal colonnello Muammar Gheddafi.
Il nodo restano sempre i finanziamenti per la costruzione - a
spese italiane - di un'autostrada costiera che, sulle tracce
della vecchia 'via Balbia', attraversi l'intera Libia,
dall'Egitto alla Tunisia. Una richiesta che Tripoli da anni
rivendica come prioritaria per la stipula di quel 'patto di
Amicizia e cooperazione' che chiuda finalmente il contenzioso
sul passato coloniale. Dopo anni di estenuanti 'stop and go'
imposti dall'imprevedibile Gheddafi, i negoziati sembrano aver
imboccato la strada giusta. Certo, l'accordo è tutt'altro che
chiuso. "Si lavoro ancora sulla sostanza", riferiscono fonti
di governo interpellate dall'ANSA dopo l'incontro di ieri, ma la
data del 31 agosto per la chiusura del negoziato indicata da
Berlusconi a più riprese, assicurano le stesse fonti, non è
affatto campata in aria.
Mancano ancora studi di effettiva fattibilitÃ
dell'infrastruttura chiesta dai libici, ma i costi per le casse
dello stato italiano supererebbero - secondo le prime stime - i
tre miliardi di euro. Per questo, secondo quanto si apprende, si
sta lavorando ad una "spalmatura" nel tempo dei finanziamenti,
con i libici che sembrano - sembrano - propensi a venire
incontro anche alle esigenze di Roma. L'accelerazione impressa
dal governo Berlusconi è dovuta al fatto, riferiscono fonti
vicine al dossier, che le risorse energetiche libiche fanno gola
a molti altri "competitor" dell'Italia. Cautela, tenuto conto
delle esperienze passate e delle altre richieste libiche
inserite nel pacchetto, continua ad essere la parola d'ordine,
ma Roma sa benissimo che in gioco ci sono interessi enormi.
La Libia, infatti, non solo è il maggior fornitore di
idrocarburi del nostro Paese (con l'Eni al centro delle
relazioni petrolifere), ma anche il punto di raccolta e partenza
di migliaia di immigrati illegali verso le coste siciliane. Come
contropartita alla chiusura dell'accordo, Roma otterrebbe la
fine della discriminazione economica delle sue aziende ancora
operanti in Libia e una penetrazione ancora maggiore nel settore
petrolifero. Oltre, naturalmente, ad un occhio molto più
attento della Jamahiriya ai flussi migratori.
Non è un caso, a questo proposito, che il patto siglato
l'anno scorso tra Roma e Tripoli per il contrasto dell'
immigrazione irregolare non sia stato ancora ratificato e che
fiumi di migranti continuino a salpare dalle coste libiche verso
Lampedusa.(ANSAmed).
2008-08-20 09:40